COMUNICATO
Sanità e welfare

Sanità. Risoluzione Galli (Fi) su punto nascite Pavullo: nuova deroga per riaprirlo in sicurezza

Mantenere aperti i presidi sanitari nelle zone montane, oltre ad essere un servizio più sicuro, secondo l’azzurro, “eviterebbe di incrementare la pressione del numero dei pazienti verso i poli in pianura”

Far sì che chi nasce in montagna possa farlo in sicurezza, aggiornando i requisiti organizzativi e tecnologici dei punti nascita con meno di 500 parti all’anno. Lo chiede Andrea Galli (Forza Italia) in una risoluzione sottolineando anche l’importanza delle valutazioni orografiche, economiche e sociali dei territori montani per i punti nascita. Da ottobre 2017, il punto nascite di Pavullo nel Frignano (Modena) avrebbe cessato la sua attività dopo il parere consultivo contrario espresso dal Comitato percorso nascita nazionale con la deroga presentata dalla Regione Emilia-Romagna. Nei Comuni dell’Alto Frignano (Fiumalbo, Pievepelago e Riolunato) la domenica non vi è copertura dell’emergenza (con ambulanza in pronta partenza 24 ore su 24) con ovvie difficoltà al rispetto delle tempistiche previste dalla legge nazionale per le aree extraurbane. Fa presente Galli che “le distanze ed i tempi di percorrenza dai Comuni del Frignano verso i punti nascita alternativi sono però superiori a quanto indicato nella relazione e, oltretutto, aggiunge il consigliere, “non si sarebbe tenuto conto delle frazioni altamente popolate per le quali i tempi e le distanze di percorrenza risultano ancora maggiori”. Altro elemento non considerato: la presenza di un solo elisoccorso per tutta la Regione Emilia-Romagna adibito al volo notturno.

Secondo Galli, l’uso del mezzo “non permetterebbe di stabilizzare la donna gravida in travaglio ed il neonato in un’emergenza urgenza ostetrica”. La Regione Emilia-Romagna, spiega il consigliere, “non dovrebbe con le sue scelte strategiche rischiare di mettere a repentaglio le partorienti ed i nascituri“. Galli suggerisce quindi di “mantenere i servizi sanitari sul territorio per consentire ai residenti nelle zone medesime di usufruirne” in comodità e sicurezza. 

Mantenere aperti i presidi sanitari nelle zone montane oltre ad essere un valore aggiunto, aggiunge Galli, “eviterebbe di incrementare la pressione del numero dei pazienti verso i poli ospedalieri e presidi sanitari ubicati in pianura”. Il consigliere riporta anche l’esempio del punto nascite dell’ospedale di Cavalese, in provincia di Trento, riaperto dal Comitato e chiede alla Giunta di prendere in considerazione le valutazioni che hanno portato alla sua riapertura e inserirsi in una nuova richiesta di deroga per far riprendere l’attività del punto nascite di Pavullo nel Frignano.

(Francesca Mezzadri)

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