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Confindustria e Confimi: “Il problema non è appaltare, ma a chi. Aiutare le imprese a riconoscere le coop spurie”

Ascoltate in Commissione speciale le rappresentanze delle imprese: “Servono strumenti pragmatici, come gli elenchi di merito, per aiutare le aziende a scegliere le appaltatrici con consapevolezza”.

Aiutare le imprese a scegliere con consapevolezza a chi appaltare i lavori, riconoscendo le cooperative che operano nella legalità da quelle irregolari, attraverso, ad esempio, strumenti come gli elenchi di merito. Lo chiedono Confindustria Emilia-Romagna e Confimi Emilia-Romagna, intervenute durante la Commissione di studio e ricerca sulle cooperative spurie e fittizie. Le associazioni di rappresentanza delle imprese, principali committenti degli appalti alle coop, sono state invitate dal presidente della commissione, Luca Sabattini, proprio per aiutare a “definire quegli indicatori che segnalino cos’è la cooperazione spuria e per provare a contrastare questo fenomeno che ha creato concorrenza sleale”.

Mario Lucenti (Confimi)

Attenzione al contratto, alla certificazione, al metodo di calcolo corrispettivo e diffidenza verso quelle coop che abbassano i prezzi fino al 20% senza assumersi il rischio di impresa. Ma anche maggiore cautela nei confronti delle cooperative che nascono “già grandi”, con centinaia di dipendenti a pochi mesi dall’apertura, a quelle realtà che non hanno esperienza nel settore o che dipendono totalmente da un consorzio, a quelle cooperative sottocapitalizzate e con sedi operative fittizie. Sono questi alcuni “parametri di dubbio” secondo Mario Lucenti di Confimi, che identifica così alcuni elementi utili per riconoscere le appaltatrici di cui diffidare. “Le imprese chiedono di difenderle da chi, a volte scientemente, si affida a imprese ‘borderline’- sottolinea- facendo danni al settore e creando concorrenza sleale. Il problema non è la possibilità di appaltare una lavorazione, ma le ragioni per cui si appalta e a chi si appalta”.

La legalità deve essere un punto fondamentale nel sistema degli appalti per Luca Rossi, direttore generale di Confindustria Emilia-Romagna: “Dobbiamo aiutare le imprese a riconoscere le coop appaltatrici irregolari, ma senza mettere in discussione l’istituto dell’appalto. C’è la nostra piena disponibilità a lavorare per diffondere anche la cultura dell’appalto nelle forme corrette, del riconoscimento delle coop spurie e di quelle invece meritevoli, della consapevolezza”. Secondo Rossi un’organizzazione di rappresentanza non può indicare alle imprese a chi rivolgersi per gli appalti, “perché rimane ferma

Luca Rossi (Confindustria)

l’autonomia e la libertà dell’impresa”, ma può aiutare a individuare quelle coop fittizie che “danneggiano la libera concorrenza, forza della nostra regione”.

L’attenzione dei consiglieri della Commissione si è rivolta verso quelli che potrebbero essere strumenti utili per aiutare le imprese in questo senso. Dai banchi del Pd, Giuseppe Boschini si è soffermato sulla possibilità di mettere a punto accordi di filiera, territoriali e con le parti sociali “per fare squadra e non lasciare sole le imprese”. Gianni Bessi si è interrogato su come poter coordinare, in una casistica così varia, il sistema legislativo e i vari organismi di controllo. Antonio Mumolo ha chiesto invece a Confindustria e Confimi di fornire, eventualmente, i dati a loro disposizione per tentare “di mappare il fenomeno a livello regionale”.

Silvia Prodi (Gruppo misto-Mdp) ha sottolineato l’importanza di un’opera di “moral suasion” da parte delle associazioni di rappresentanza, nel convincere le imprese a “puntare sulla qualità, che significa garantire la correttezza delle relazioni sindacali, la formazione dei dipendenti, una produttività più equa e trasparente”. Piergiovanni Alleva (Altra Emilia-Romagna) ha messo al centro il tema della responsabilità solidale delle imprese, che “dovrebbero capire come il risparmio iniziale nel rivolgersi ad appaltatrici irregolari sia soltanto una ‘mela avvelenata’ per la quale si troveranno a pagare dopo, quando le coop spurie falliscono scaricando sulle imprese i debiti dei soci lavoratori”.

Giulia Gibertoni (M5s) ha chiesto se le imprese esternalizzino più per abbassare i costi o per mancanza di competenze interne alle aziende, mentre Stefano Bargi (Ln) ha espresso la necessità di trovare una risposta efficace al problema, che sia a lungo termine. “Come guidiamo l’imprenditore a fare una scelta corretta? Gli elenchi di merito sono una soluzione perseguibile?”

“Accogliamo positivamente la disponibilità a ragionare sullo strumento degli elenchi di merito- ha sottolineato Luca Sabattini (Pd)- e sulla loro costruzione per isolare chi non si riconosce in un percorso di legalità. Vogliamo che l’Emilia-Romagna sia avanti per produttività, ma anche per la qualità delle imprese e per la trasparenza del mercato e della concorrenza.” La sua attenzione si è soffermata poi sulle tipologie di contratti applicati, “perché a volte il dumping contrattuale può passare anche attraverso il formale e apparente rispetto delle norme”.

Da parte di Confimi e Confindustria è arrivata la totale disponibilità a collaborare con la Commissione, fornendo le informazioni in loro possesso e impegnandosi nella prevenzione e nella formazione delle imprese sul tema degli appalti. Per entrambe le associazioni quello degli elenchi di merito potrebbe essere uno strumento valido, da intendersi come “rating” di esperienza dell’azienda e delle sua storia. Rossi e Lucenti sono d’accordo anche sull’importanza del tema della responsabilità solidale delle imprese, sulla collaborazione tra enti di controllo e, in generale, su tutte quelle azioni da mettere in campo “per avere nel sistema più anticorpi possibili per contrastare il fenomeno delle false cooperative”.

(Giulia Paltrinieri)

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