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L’Assemblea in campo per il popolo kurdo, martedì 2 ottobre convegno con ricercatori e specialisti

In sala polivalente, dalle 10.30, una giornata di studi in collaborazione con l’Istituto di cultura kurda. Saliera: “Rompere il silenzio della comunità internazionale”

Dare voce alla sofferenza e ai diritti di un popolo di 12 milioni di persone che però non ha terra. Sensibilizzare la comunità internazionale, a partire dal governo italiano, perché cessi il silenzio che sta annientando donne e uomini del Kurdistan. L’Assemblea legislativa regionale dell’Emilia-Romagna al fianco del popolo kurdo. Martedì 2 ottobre prossimo, il parlamento regionale ha organizzato in collaborazione con l’Istituto di cultura kurda di Roma Kurdistan. La politica dello stato turco, una giornata di studi e confronto sul rapporto tra Kurdistan e Turchia. L’appuntamento è a partire dalle ore 10,30 nei locali della sala polivalente Guido Fanti in viale Aldo Moro 50 a Bologna.

Dopo i saluti istituzionali della Presidente dell’Assemblea legislativa Simonetta Saliera, interverranno Soran Ahmad, segretario generale dell’Istituto kurdo, Ahmet Yildrim, già deputato curdo al Parlamento curdo, Francesco Marilungo, ricercatore esperto del tema, Andrea Rossi, presidente Ismeo, David Issamaden, presidente della comunità kurda in Italia, e Giuseppe Romanini, già presidente Intergruppo parlamentare di Amicizia con la popolazione kurda del Parlamento italiano. Modera Roberto Bongiorni del Sole 24 Ore.

“Chiediamo al governo italiano di uscire dall’ombra dell’indifferenza e di ascoltare la voce del popolo kurdo oggetto di genocidio fisico, culturale e del diritto civile”, spiega Saliera, che ricorda come a partire dal trattato di Losanna del 1923 che ha diviso il Kurdistan tra Turchia, Iran, Iraq e Siria, “il popolo curdo vive nel colpevole silenzio della comunità internazionale, silenzio che annienta i kurdi sia fisicamente, sia culturalmente: vogliamo rompere questo silenzio perché la qualità della nostra società e dei rapporti internazionali è dettata anche dal riconoscimento dell’universalità dei diritti civili e umani”.

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