Scuola giovani e cultura

Dalla discoteca ai social, così le mafie persuadono i giovani: magistrati e scrittori in Assemblea

conCittadini chiama Elia Minari di CortoCircuito, il procuratore antimafia di Napoli e Catanzaro Giuseppe Borrelli e il capo della Procura di Milano Francesco Greco. Torri (Up): In Regione non siamo stati a guardare

Da sinistra: Greco, Minari, Borrelli e Torri
il libro di Elia Minari

Dalla discoteca fino al ristorante dove i ragazzi prendono una pizza il sabato sera, oggi le mafie entrano in contatto con giovani e giovanissimi anche attraverso vie apparentemente innocue. Se ne è parlato in Regione al convegno Come le mafie persuadono i giovani, organizzato da Assemblea Legislativa Emilia-Romagna, conCittadini e “CortoCircuito”, associazione culturale antimafia di Reggio Emilia.

Il componente dell’Ufficio di presidenza dell’Assemblea, Yuri Torri, ha ricordato come l’Assemblea, attraverso il progetto conCittadini, da tempo si occupa di questi temi promuovendo la cittadinanza attiva affinché chiunque possa dare il proprio contributo costruendo rapporti interpersonali sani. “Anche l’esecutivo non è stato a guardare”, ha continuato Torri. La Regione ha finanziato le due aule bunker del Processo Aemilia a Reggio Emilia e Bologna “perché fossero più accessibili ai giornalisti della stampa locale; inoltre, per evitare zone grigie è stato approvato il Testo unico regionale sulla legalità”.

stretta di mano Borrelli-Greco

“La cultura mafiosa cerca di essere appetibile per i giovani- racconta Elia Minari, associazione CortoCircuito e autore del libro-inchiesta Guardare la mafia negli occhi– dalle serie tv ai film fino ai videogiochi è rintracciabile il mafioso nel ruolo del ‘vincente’. Cosa più sconvolgente sui social network ci sono ragazzi che si atteggiano come piccoli boss ostentando banconote, macchine costose e armi enfatizzando i privilegi dell’essere mafioso”.

Giuseppe Borrelli (Procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e di Catanzaro) è intervenuto spiegando che le rappresentazioni delle mafie che ci danno serie tv come Gomorra sono del tutto parziali. La Camorra, nella fattispecie, non è più solo omicidi, estorsioni e traffici illeciti, ma si rivolge a nuovi attori sociali. La criminalità organizzata si fa imprenditoria, ed è in questo contesto che i giovani si trovano a contatto con la realtà mafiosa.

“Il contrasto alle mafie deve essere contrasto alla criminalità economica- spiega Francesco Greco procuratore capo di Milano e già ‘mente’ del pool Mani pulite ai tempi di Tangentopoli proprio sui reati finanziari- oggi sono spesso gli imprenditori locali a cercare la mafia per questioni di smaltimento dei rifiuti o disinquinamento ambientale. Esiste una criminalità degli affari che sta impoverendo le nuove generazioni senza che loro se ne rendano conto”.

(Riccardo Querciagrossa)

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