Sanità e welfare

Sanità. Piccinini (M5s): Quali sono le procedure per i controlli sulla presenza di aflatossine nel latte?

La pentastellata parte da un caso del 2008 quando i controlli dell’Ausl di Parma rivelarono dei valori alterati nei prodotti di un’azienda del territorio. Controlli che si rivelarono errati in sede di giudizio

“Le procedure e le strategie attualmente utilizzate a livello regionale nei controlli sulla presenza di aflatossine nel latte e nei suoi derivati consentono di garantire una maggiore tutela dei consumatori finali?”. È una delle domande che Silvia Piccinini (M5s) pone alla giunta regionale nell’interrogazione presentata questa mattina dove ripercorre le tappe che dal 2008 a oggi hanno portato un’azienda a intentare una causa civile nei confronti dell’Ausl di Parma.

La consigliera ricorda come tutto nasca nel 2008 quando “un tecnico del Dipartimento di prevenzione dell’azienda USL di Parma ha effettuato un controllo ufficiale in un’azienda agricola per verificare l’eventuale presenza di micotossine”. Controllo risultato positivo e che quindi ha portato al ritiro o alla sostituzione della merce dell’azienda già commercializzata. Azione che ha avuto poi strascichi per l’azienda, spiega Piccinini, che ha visto ridursi clienti e fatturato e che ha poi intentato causa contro l’Ausl. Causa da cui è emerso, secondo la relazione del consulente tecnico d’ufficio (Ctu), come “la procedura di campionamento non sia stata eseguita correttamente dalla Ausl”. Il 27 aprile, scrive Piccinini, “la mediazione effettuata presso l’organismo di Mediazione del Tribunale di Parma si è conclusa negativamente: l’azienda ha accettato la mediazione mentre l’Azienda USL di Parma no”.

La consigliera chiede quindi all’esecutivo regionale “in cosa consistano e come siano articolate le procedure e le strategie, attualmente utilizzate a livello regionale, per la sorveglianza della presenza di aflatossine nel latte e nei suoi derivati” e “quale sia, a livello regionale, la situazione riguardante la diffusione di aflatossine nell’intera filiera agro alimentare”.

Per quanto riguarda il caso specifico, invece, Piccinini domanda “per quali ragioni l’Azienda Usl di Parma non abbia aderito alla proposta di mediazione, se questa scelta, oltre a danneggiare ulteriormente la controparte, non possa in caso di giudizio finale produrre un maggior danno economico e quali siano state, fino ad ora, le spese sostenute dall’Ausl di Parma nel giudizio in corso”.

(Andrea Perini)

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