COMUNICATO
Parità, diritti e partecipazione

Parità. L’allarme di Cgil, Cisl e Uil in commissione: il Coronavirus ha colpito soprattutto il lavoro femminile

Presentanti i dati 2020: molte donne rinunciano anche a cercare una nuova occupazione. I sindacati: servono nuove politiche per evitare una tragedia occupazionale e risolvere la piaga del precariato femminile. Serrato dibattito tra le forze politiche.

Il Coronavirus ha fatto aumentare del 2% il numero di disoccupati nei primi nove mesi del 2020. Il dato è emerso nel corso dell’audizione dei rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil nel corso della seduta della commissione Parità presieduta da Federico Alessandro Amico, per il quale “questa Commissione vuole promuovere ulteriori audizioni finalizzate ad affrontare temi e problemi di grande rilevanza”.

Quando da un dato complessivo si passa ad analizzare quello di genere si scopre che la disoccupazione maschile è cresciuta del 5,9%, mentre quella femminile è calata dell’1,1%, ma non è un dato positivo visto che il calo non è dovuto a un aumento di occupazione, ma semplicemente dal fatto che è in crescita la quota di donne che non lavorano e non cercano lavoro. Da segnalare, inoltre, come sia in crescita il part time involontario, ovvero quello imposto dal datore di lavoro, e non come libera scelta delle persone, tanto che in dieci anni è aumentato del 53%, facendo crollare l’Emilia-Romagna al pari del resto d’Italia. Gli effetti economici della pandemia hanno colpito duramente soprattutto l’industria e il commercio, cancellando molti posti di lavoro soprattutto femminili. E anche i timidi segnali di ripresa avvenuti fra le varie ondate del Covid non fanno sorridere: per le donne si è trattato in gran parte di contratti a termine e di bassa qualità sia come stipendio, sia come garanzie contrattuali. Venendo all’identikit delle persone più colpite, si scopre che le donne sono giovani, con un’età compresa tra i 15 e i 24 anni e si segnala che il 64% delle cessazioni dei rapporti di lavoro sono contratti a tempo determinato non rinnovati. Il calo dell’occupazione è stato uguale sia nel lavoro dipendente, sia in quello autonomo, a dimostrazione della gravità della situazione. Una panoramica anche sulla tipologia delle nuove assunzioni del 2020: già in forte calo rispetto al 2019, le nuove assunzioni femminili sono crollate di oltre il 50% rispetto al 2019, così come sono calate di quasi il 60% del donne giovani neoassunte rispetto ai dodici mesi precedenti.

“Le diseguaglianze di genere non sono certo una novità del lockdown, ma durante la pandemia si sono rafforzate: le donne hanno pagato e stanno pagando sia in termini di perdita di posti di lavoro, sia di aumento del part time involontario sia come calo di stipendio”, spiega Fiorella Prodi (Cgil Emilia-Romagna), per la quale “il precariato femminile è una piaga: se non si invertono le scelte di politica pubblica ci saranno effetti drammatici non solo per le donne, ma per tutto il Paese”. Prodi ha anche invitato a combattere ogni forma di discriminazione e di sessismo: “Per certi versi il lavoro femminile è ancora considerato accessorio al reddito famigliare, prodotto in primo luogo dall’uomo: peccato che- spiega la rappresentante regionale della Cgil- la mappa demografica racconti un’altra storia. Bisogna rafforzare i servizi sociali e per l’infanzia e rendere obbligatori i congedi parentali per i padri”.

Sulla stessa linea Orietta Ruccolo (Cisl Emilia-Romagna), per la quale “le donne e i giovani sono le persone che stanno pagando il prezzo maggiore della crisi: l’occupazione femminile è fonte di preoccupazione in questo momento ancora più che in passato e servono scelte e politiche pubbliche che invertano la situazione. Con il Patto regionale per il lavoro e per il clima ci siamo tutti impegnati a lavorare insieme per un nuovo Women New Deal”. Per una vera ripresa del lavoro in generale e di quello femminile in particolare, la rappresentante regionale della Cisl ha chiesto una nuova stagione di investimenti e un maggiore impegno per la formazione professionale (anche permanente) in modo da specializzare sempre di più il personale femminile. “Il lavoro e l’indipendenza economica che ne deriva sono un punto di forza nella lotta alla violenza contro le donne e alla discriminazione: il venire meno del lavoro rende le donne- spiega Ruccolo- sempre più ostaggio delle disparità e del ricatto”.

Dal canto suo Giuseppina Morolli (Uil Emilia-Romagna) ha ribadito la necessità di maggiori politiche pubbliche per la formazione e il lavoro. “Voglio ringraziare tutte quelle donne che in questo anno di pandemia si sono prese cura di noi: dal socio sanitario ai trasporti, alle imprese che sono cambiate e si sono adattate alle nuove produzioni come mascherine e abiti sanitari”, spiega la rappresentante regionale della Uil, per la quale “i dati sull’occupazione femminile sono implacabili: la recrudescenza del Covid ha gravi effetti su un mondo del lavoro in cui la disparità di genere era già un’emergenza prima della pandemia”. Morolli ha voluto anche sottolineare il dramma dei femminicidi che, già nei primi mesi del 2021, hanno visto vittime troppe donne: “Serve insegnare fin dalle prime classi di scuola una cultura del rispetto”, spiega la sindacalista, che è stata netta sul tema “scuole in zone rosse”: “La Regione e le Istituzioni devono dare risposte certe al problema dei bambini e ragazzi che hanno entrambi i genitori impiegati nel comparto sanitario: come fare con le scuole chiuse? Serve pragmatismo, serve una risposta chiara: l’8 marzo tutti si sono riempiti la bocca, ma servono fatti”.

Le tre relazioni delle sindacaliste hanno suscitato un animato dibattito fra le forze politiche.

Per Silvia Zamboni (Europa Verde), che ha puntato il dito contro “precariato, femminicidi, stereotipi di genere, disparità salariale e sessismo, la situazione è molto dura e da troppi anni chiediamo risposte: è da decenni che si chiede di adeguare gli orari di lavoro e di vita, ma ancora non ci sono soluzioni. Oltre a investimenti servono provvedimenti”. In questo senso Zamboni ha rilanciato le sue proposte in merito alla valutazione dell’impatto di genere delle politiche pubbliche per arrivare a un riequilibrio. Zamboni ha anche criticato il presidente del Consiglio Mario Draghi per la poca rappresentanza femminile nel suo governo: “Pur avendo respirato per anni l’aria del Nord Europa dove questi temi sono molto curati, il presidente Draghi ha composto un governo a scarsa presenza femminile”.

Per Roberta Mori (Pd) occorre un salto qualitativo per imporre ancora di più il tema dell’occupazione femminile sia a livello nazionale, sia europeo. “Bisogna proporre e promuovere azioni sul tema, ma queste azioni non saranno mai sufficienti se tutti gli attori- spiega Mori- non agiranno in maniera coordinata”. La consigliera ha sottolineato anche l’importanza del Women New Deal: “Dobbiamo declinarlo insieme per uno scatto in avanti: la trasformazione del mondo del lavoro non può diventare occasione di segregazione femminile, ma deve essere un momento di miglioramento delle condizioni di lavoro femminile. Il gap vero, quello che manca, è un’Autorità garante dell’eguaglianza sostanziale che verifichi l’attuazione delle norme paritarie, che ci sono ma non vengono applicate in modo sistematico e integrato”.

“Il Coronavirus ha portato incertezze non solo occupazionali per le donne: nel terzo trimestre dello scorso anno c’era stata un po’ di ripresa, ma negli altri trimestri, causa anche le varie chiusure, c’è stato un grave contraccolpo sull’occupazionale femminile”, spiega Simone Pelloni (Lega), che invita a “comunicazioni tempestive sulle misure antiCovid perché non è possibile che una famiglia impari alla sera che il giorno dopo non c’è l’asilo”. L’esponente del Carroccio ha chiesto politiche per la natalità finalizzate a evitare che le donne debbano scegliere tra lavoro e famiglia.

“Dobbiamo tutti lavorare per fare ulteriori passi in avanti in un momento di profonda difficoltà”, spiega Palma Costi (Pd) che ricorda come “la pandemia costituisca uno stravolgimento epocale di assetti economici e occupazionali nonché di condizioni e stili di vita”.

(Luca Molinari)

 

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