Oggi in Italia e in Europa la questione delle disuguaglianze di genere è indifferibile e va assunta come dato proprio e imprescindibile, perché enorme è la disparità in termini di opportunità, valorizzazione della cura e tutela dei diritti. Gli ultimi dati Istat dicono che nel mese di dicembre il 98% dei posti di lavoro persi erano ricoperti da donne. Nel nostro Paese solo il 53% delle donne in coppia con figli ha un lavoro, contro l’83% degli uomini a pari condizioni.
Parte da queste premesse Federico Alessandro Amico, presidente della commissione Parità e diritti dell’Assemblea legislativa regionale, per articolare la propria riflessione sulla Giornata internazionale della donna che si celebra l’8 marzo.
“Accanto a dati così eloquenti voglio anche sottolineare come per esempio a Reggio Emilia le imprese a conduzione femminile abbiano assorbito più efficacemente l’impatto della crisi pandemica in atto, dimostrando una lieve tendenza alla crescita. Se il lavoro retribuito e quello di cura non retribuito – generalmente affidato alle donne – risultano ancora una volta quasi incompatibili, è nelle aziende guidate da donne che si realizza al meglio la conciliazione tra i tempi di vita e lo sviluppo d’impresa. Peccato che solo il 16% delle attività sia a conduzione femminile”.
Le differenze – riporta il presidente – sono altrettanto evidenti se si parla di salute. La medicina è a tutti gli effetti una questione di genere: basti pensare che, se l’8% della popolazione è soggetta a malattie autoimmuni, l’80% di questi pazienti è donna. Eppure, normalmente i manuali di medicina ufficiale fanno riferimento a uno standard di maschio bianco 40enne.
Invece – argomenta Amico – ci sono malattie, terapie e trattamenti che richiedono un punto di vista specifico. Per esempio test genomici gratuiti per le pazienti oncologiche possono ridurre il ricorso a terapie invasive. In Emilia-Romagna ogni anno potrebbero ricorrere alla terapia ormonale circa 450 donne fra quelle trattate con chemioterapia per il tumore al seno.
“La medicina- evidenzia- è una questione di genere anche perché i traguardi già raggiunti sono sotto attacco tutti i giorni. Dai manifesti per contrastare l’uso della RU486 (dove Biancaneve viene uccisa dalla pillola) alla legge approvata in Polonia che limita di fatto il ricorso all’aborto”.
In questo momento storico – prosegue Amico – è cruciale tenere alta la guardia anche sulla drammatica impennata degli episodi di maltrattamenti e violenza. Anche in questo caso i numeri parlano chiaro: tre donne sono state vittime di femminicidio questo mese in Emilia-Romagna. Un dato impressionante e purtroppo non isolato: sono 13 le donne uccise in Italia dall’inizio del 2021; 13 femminicidi nell’arco di 56 giorni, uno ogni 4 giorni e mezzo. La violenza sulle donne è sistematica ed è lo specchio della grave asimmetria che regola i rapporti di genere.
“C’è una battaglia prima di tutto culturale da vincere- conclude il presidente- profondamente legata ai temi dei diritti, del lavoro, della salute, delle opportunità. Per questo la Commissione assembleare che ho l’onore di presiedere in questo anno di mandato non si è fermata un istante. Abbiamo posto l’occupazione femminile al centro del Patto regionale per il lavoro e il clima, abbiamo difeso i diritti delle madri in carcere con figli minori al seguito e personalmente sto partecipando al Tavolo regionale permanente delle politiche di genere. Il prossimo passo? Istituire un osservatorio sul gender pay gap, ovvero il divario salariale tra uomini e donne. Un traguardo di civiltà che non può più attendere”.


