La sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso di un gruppo di medici, sospendendo la nota del 22 luglio 2020 di Aifa che vietava la prescrizione dell’idrossiclorochina per la lotta al Covid, e la sentenza del Tar del Lazio che ha accolto l’istanza cautelare promossa dai medici del ‘Comitato Cura Domiciliare Covid-19‘, con riferimento alla nota Aifa del 9 dicembre 2020 che riguardava i “principi di gestione dei casi Covid-19 nel setting domiciliare” e che prevedeva nei primi giorni di malattia la sola “vigile attesa” e la somministrazione di paracetamolo o dell’eparina ma solo per gli allettati, ponendo indicazioni di non utilizzo di altri farmaci, finiscono in un’interrogazione dal consigliere della Lega Simone Pelloni, che chiede alla giunta di “considerare la revisione dei protocolli”.
“È del tutto evidente- sottolinea l’assessore alla Sanità Raffaele Donini– che dobbiamo procedere alla cura del numero più ampio possibile di pazienti Covid al loro domicilio. I numeri ci dicono che su 100 contagiati, 95 possono restare nel proprio domicilio, il restante ha bisogno di cure ospedaliere. Dunque è strategico e importante curare i pazienti al domicilio il più che si può e al meglio. Abbiamo per questo le Usca, in grado di raggiungere centinaia di migliaia di prestazioni e abbiamo sottolineato l’importanza che quello che va somministrato sia deciso non da una sentenza ma da una consapevole presa di responsabilità della comunità scientifica”. E Pelloni rimarca come “non debba essere la politica a scrivere protocolli, ma sarebbe utile lasciare ai medici la possibilità di prescrivere quello che ritengano utile alle cure”.


