COMUNICATO
Ambiente e territorio

RIFIUTI. UDIENZA CONOSCITIVA SUL NUOVO PIANO REGIONALE DI GESTIONE: DA IMPRESE DUBBI SU POSSIBILITÀ DI RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI, INCENERITORI NEL MIRINO DEI COMITATI, PER LEGAMBIENTE “PUNTI DI DISCONTINUITÀ DI VALORE”

Affollato incontro in commissione Territorio e ambiente. Il relatore di maggioranza, Sabattini (Pd): “Questa Regione mai in emergenza rifiuti e sempre autosufficiente nello smaltimento, due elementi inderogabili”. Il relatore di minoranza, Bargi (Ln): “Una revisione che alza gli obiettivi senza che siano chiaramente motivati, era preferibile effettuare delle sperimentazioni”

Affollata e costellata di interventi, alla presenza dell’assessore Paola Gazzolo e dei tecnici dell’assessorato, si è svolta l’udienza conoscitiva promossa dalla commissione Territorio, Ambiente, Mobilità, presieduta da Manuela Rontini, sulla Proposta all’Assemblea legislativa di decisione sulle osservazioni pervenute e approvazione del Piano regionale di gestione di rifiuti. La presidente Rontini ha chiesto agli intervenuti di far avere i loro contributi entro giovedì 18 febbraio, quando la commissione inizierà il confronto sulla delibera che la Giunta ha approvato l’8 gennaio scorso.

Il relatore di maggioranza, Luca Sabattini (Pd), ha detto che “la nuova legge regionale sui rifiuti (L.r. 16/2015) ha tracciato con chiarezza la strada da seguire: quella dell’economia circolare”. Ha aggiunto altri “due punti fermi: ogni precedente pianificazione ha consentito a questa Regione di non andare mai in emergenza rifiuti e ha sempre garantito la propria autosufficienza nello smaltimento, e questi due elementi dovranno essere inderogabili”.

Per il relatore di minoranza, Stefano Bargi (Ln), il precedente Piano rifiuti, adottato dalla Giunta Errani quasi due anni fa, poneva “obiettivi più realistici e fondati su uno studio di fattibilità, mentre questa revisione alza gli obiettivi senza che siano chiaramente motivati. Era preferibile effettuare sperimentazioni in Comuni dalle diverse caratteristiche per misurare gli effettivi vantaggi delle varie forme di raccolta differenziata” e il concreto impatto della “tariffa puntuale”.

Di seguito i punti salienti degli interventi che si sono succeduti.

Per Barbara Zanetti del Tavolo regionale dell’imprenditoria, che coordina oltre 300.000 imprese emiliano-romagnole, alcuni obiettivi del Piano rifiuti, nettamente superiori a quelli indicati dalla Ue, “appaiono irrealistici e irraggiungibili, nel periodo di tempo prefissato”. Si rischia “di creare squilibri nella concorrenza fra imprese di diverse aree europee e manca uno studio dell’impatto economico di misure abbozzate, come la tariffa puntuale”, rimandando ad Atersir, l’Agenzia per i Servizi Idrici e Rifiuti, una definizione più accurata. Positivo, invece, che sia stata accolta la richiesta del “Tavolo”, prevedendo gli “accordi di filiera” su vari sottoprodotti, in vista dei “Centri del riuso”.

Francesco Timpano, vicesindaco di Piacenza,ha posto un problema già a conoscenza della Giunta regionale: “Il Piano prevede che il termovalorizzatore di Piacenza funzioni con un diverso combustibile dal 2020 (solo rifiuti speciali), il che provocherebbe un maggiore costo ambientale e ovvie ricadute sulle tariffe di smaltimento”. Nella piena condivisione del Piano e della Legge 16/2015, “va posta la massima attenzione a come ottimizzare l’utilizzo degli impianti esistenti, con le loro specificità”.

In rappresentanza del Forum per il territorio sostenibile del Pd, Monica Cinti, assessore all’Ambiente di Monte San Pietro, in provincia di Bologna, ha espresso una “forte condivisione” con la Legge e il Piano rifiuti deliberato dalla Giunta: “Appare decisivo procedere verso l’economia circolare riutilizzando gli scarti del ciclo produttivo come nuove materie prime, un’opportunità da cogliere anche per creare lavoro. Discende da qui l’ambizione del piano di ridurre al minimo i rifiuti indifferenziati da avviare allo smaltimento”.

La rappresentante di Riccione Energia Pulita, Margherita Bologna, ha sostenuto, al contrario, “che l’attuale dotazione impiantistica regionale non appare adeguata a garantire che il riciclo di materia sia davvero prioritario rispetto al tradizionale recupero di energia”. Con questo Piano, dunque, “la Regione continua a privilegiare gli inceneritori, con una minima riduzione del numero di quelli attivi dopo il 2020, e le discariche, prevedendo nuovi ampliamenti”.

La gestione dei rifiuti è un’importante attività di tipo industriale, ha detto Luigi Castagna, rappresentante di Confservizi Emilia-Romagna, che va assoggettata al massimo di tutela ambientale, “ma non si può dimenticare che solo di recente si è affermata l’idea che dai rifiuti si possano recuperare materie ed energia”. Il settore muove circa un miliardo di euro all’anno, in questa regione, e dà lavoro a circa ventimila addetti. “È fondamentale che il Piano rifiuti sia flessibile, correggibile di anno in anno, capace di adattarsi ai cambiamenti di scenario. Giusto puntare sulla tariffa puntuale, per responsabilizzare i cittadini- ha proseguito- ma gli effetti saranno tangibili non prima del 2019 o 2020. Nel frattempo, ogni incremento delle tariffe appare assai problematico, sia per le aziende che per le famiglie”.

Dalla Rete Rifiuti Zero critiche al Piano deliberato dalla Giunta. Il suo rappresentante, Natale Belosi, ha detto che “il Piano non corrisponde affatto allo spirito della Legge 16/2015, e che l’economia circolare richiede un cambio di visione di cui il Piano è assai carente. Anziché ridurre al minimo gli sprechi, dimezzando i rifiuti da smaltire, il Piano continua a investire sul recupero di energia dai rifiuti e sullo smaltimento in discarica”. Inoltre, “questo Piano non compie scelte chiare sui sistemi di raccolta differenziata, restando ambiguo sul porta a porta, e pone furbescamente l’obiettivo sul riciclo di materia, dichiarando un 70% che invece può valere non più del 64%, poiché limita le materie oggetto di misurazione”.

Considerazioni analoghe sono state riproposte da Alfredo Sambinello di Legambiente Imola-Medicina, che ha rimarcato “uno scarto molto deludente fra la Legge 16/2015 e questa sua concreta applicazione. Manca il coraggio di puntare alla netta separazione fra chi fa lo smaltimento e chi fa la raccolta, pur sapendo che il gestore finirà per privilegiare lo smaltimento”. Quanto alla discarica di Imola, “è in funzione da 42 anni, per due decenni non si è saputo cosa vi venisse conferito, tuttora i controlli sono carenti, e appare perciò inaccettabile un’ipotesi di ampliamento che la renderebbe la più grande d’Italia. E desta sospetto il fatto- ha concluso- che il gestore abbia acquistato le aree limitrofe fin dal 2005, come se fosse certo che l’ampliamento sarebbe stato autorizzato”.

Per Enrico Ottolini, delegato emiliano-romagnolo di WWF Italia, sulla gestione dei rifiuti si gioca una questione di equità sociale e geografica, oltre che di complessiva sostenibilità ambientale. “Questo Piano sarebbe stato apprezzabile se fosse stato presentato dieci anni fa, mentre appare incoerente e arretrato rispetto alla L.r. 16. Tutte le più significative novità della nuova legge regionale dovrebbero entrare nel Piano, e oggi non sembra così”. In particolare, “risultano lacunose le azioni per la prevenzione nella produzione di rifiuti e per incentivare la scelta strategica della raccolta porta a porta”.

Giudicando positivamente il Piano e la confermata autosufficienza dell’Emilia-Romagna, Boris Pesci, rappresentante del Consorzio Astra, che raccoglie 30 aziende attive nei servizi ambientali, ha invitato “a non rimuovere il fatto che il costo della raccolta differenziata non può superare la compatibilità economica, altrimenti si scarica sui cittadini”. Ha poi chiesto di approfondire le questioni relative a due tipologie di rifiuti: gli inerti e il cemento-amianto. Per la persistente crisi edilizia, “gli impianti che procedono al recupero di inerti non sanno più a chi venderli, e vanno aiutati modificando le norme edilizie. Quanto all’amianto, 4 Regioni si sono già dotate di un piano specifico, nella consapevolezza che non si può recuperare materia, e vanno approntati siti di stoccaggio definitivo”.

Alberto Conti, WWF Forlì-Cesena, aveva salutato positivamente la L.r. 16/2015, “ma non mi sente di fare altrettanto davanti a questo Piano” e manifesta “una grande delusione, poiché non si abbandona la logica dello smaltimento tramite inceneritori e tramite discariche. La raccolta porta a porta viene tenuta in un ambito di ambiguità, quasi fossero fondate le accuse che certi amministratori locali rivolgono a studenti e stranieri”. Un “punto debole è costituito dai controlli dell’Arpa, soprattutto sugli inceneritori; i cittadini si sentono sempre meno sicuri e cominciano a temere vi siano dei veri e propri conflitti di interesse fra controllori e controllati”.

Per Gianluca Rusconi, di Confindustria Emilia-Romagna,è grave ma ineludibile ricordare che sono passati 4 anni da quando furono presentate le linee guida di questo Piano: un tempo eccessivo, che deve porre domande autocritiche sull’iter del procedimento”. Va poi evidenziata “una contraddizione fra il Patto per il lavoro del luglio 2015 e questo strumento di pianificazione, che lo contraddice nel metodo, non avendo previsto alcuna concertazione in tempi utili”. Ancora, “non ci si può illudere che l’economia circolare funzioni solo a valle, al momento dello smaltimento: se non si cambia la produzione sarà impossibile conseguire la riduzione delle tariffe, ma nel Piano mancano misure di incentivazione per le imprese virtuose”. Infine, “è grave che manchi qualunque valutazione sulle ricadute del Piano in termini economici: è facile immaginare che aumenteranno i costi per le imprese”.

Tamara Villani,del Comitato Ambiente e salute di Riccione,ha sottolineato “l’importanza di far rispettare in tutti gli inceneritori la quantità di rifiuti destinati al conferimento nelle autorizzazioni attualmente vigenti, di rendere strutturali gli accordi tra Regione, Hera e Iren per tutti gli inceneritori del territorio, e non solo per Forlì e Parma”. Inoltre, ha concluso, “sarebbe opportuno specificare che l’inceneritore di Coriano è in una zona geografica ad alta densità abitativa, anche per il forte afflusso turistico, e quindi sarebbe inopportuno un aumento delle attività dell’inceneritore”.

Loretta Prati del Comitato di quartiere Pianta-Ospedaletto-Coriano ha ricordato che nel territorio di Forlì “i due inceneritori in area urbana causano non poche preoccupazioni ai cittadini, e per questo motivo chiede alla Regione di inserire nel Piano una verifica annuale dell’andamento della raccolta differenziata, di dismettere l’impianto prima della fine del suo corso di vita naturale e di prevedere alternative all’inceneritore per i rifiuti ospedalieri”.

Il sindaco di Sasso Marconi, in provincia di Bologna, Stefano Mazzetti, ha rimarcato come “il Piano sia uno strumento operativo, al contrario della legge regionale che indica una direzione”. Per questo motivo invita a “considerarlo da una prospettiva più ampia, facendo una sintesi di interessi generali e particolari”. Secondo Mazzetti, “ci sono strumenti per migliorare il Piano, che non è perfetto, perché non è uno strumento rigido: in ogni caso- ha ricordato- il Piano nasce dopo la legge ma non certo prima dei risultati, quindi per definizione avrà bisogno di aggiornamenti”.

La presidente dell’Osservatorio discarica Tre Monti di Imola, Ombretta Grandi, ha ribadito la contrarietà all’ampliamento dell’impianto, perchè, ha affermato, “crea disagi a tutta la città, anche se non li percepiscono nell’immediato come residenti più limitrofi, e la situazione è già a livello emergenziale adesso”. Grandi ha invitato a non far prevalere quindi gli aspetti economici, e ha ricordato che già negli anni ‘90 “il Cnr aveva parlato di rischi gravissimi per la staticità in caso di conferimento di 100.000 tonnellate all’anno, e ora sono 274000 tonnellate: una quantità che il territorio non è in grado di sostenere, né per la gestione né per la viabilità né per la qualità dell’aria”.

Claudio Tedeschi, amministratore delegato di Dismeco, società in provincia di Bologna che si occupa di smaltimento di Raee, ha sottolineato l’importanza dell’intervento dei consorzi di filiera nella gestione: “Senza averne il controllo è impossibile sviluppare una vera economia circolare. Invece- ha avvertito- viene perpetrato un continuo scippo a danni delle istituzioni e degli operatori di settore, con migliaia di container portati fuori Regione perché i soggetti privati che li gestiscono adottano un approccio ai Raee come se fossero merce e non rifiuti”.

Il professore Alberto Bellini dell’Università di Bologna ha invitato a superare il conflitto tra tutela dell’ambiente e difesa del lavoro, “perché percorrere la via della salvaguardia del territorio porta vantaggi economici”. Secondo il docente, siamo davanti “a un Piano di continuità delle politiche regionali precedenti, che meritano apprezzamenti per i risultati molto positivi, quando però sarebbe servita anche dell’innovazione”. Bellini ha sottolineato in particolare “la grande contraddizione di scegliere più impianti per garantire l’autosufficienza per i rifiuti speciali, senza considerare però che saranno sicuramente, per ragioni economiche, usati per trattare rifiuti urbani, più redditizi, con provenienza extra-regionale”.

Giancarlo Giacchetti di Iren ha espresso le sue preoccupazioni sulla “difficoltà di rispettare gli obiettivi, dal momento che in verità, rispetto ai primi anni di dibattito sul Piano, la quantità di rifiuti prodotti cresce. La differenziata è un processo in atto- ha detto- mentre la scelta di condizionare le autorizzazioni di alcuni impianti alle valutazioni del flusso rischia seriamente di portarci a territori che nell’ultima parte dell’anno non sanno dove portare i rifiuti”. Senza contare poi, ha proseguito, “che i flussi previsti dal Piano presentano realtà contraddittorie: si sono mantenute le programmazioni provinciali senza alcuna omogeneizzazione, portando così ad un inutile incremento degli impatti ambientali e dei costi”. E non va dimenticata la destinazione dei materiali ottenuti da differenziata: “Massimo recupero, prossimità e gare per minimizzare costi, se indicati come criteri senza priorità, non sono materialmente compatibili”. 

Roberto Barilli, direttore generale di Hera, ha indicato come principale preoccupazione quella “di poterci misurare con obiettivi raggiungibili”. In particola, si è soffermato sulle analisi di costo: “Nel Piano i range sono incompleti e contengono errori importanti. La tariffazione puntuale agirà sicuramente sul cittadino virtuoso per aumentare la percentuale di differenziata, ma non abbiamo prove possa ridurre il monte-rifiuti”. Infine, il dg della multiutility ha chiesto alla Regione “un passo indietro sulle norme tecniche e in particolare sulle proprietà degli impianti: l’ultima versione della norma non convince Hera, che chiede un ritorno al testo precedente”.

Infine, secondo Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia-Romagna, “il Piano segna punti di discontinuità di valore, come l’obiettivo del 75% di differenziata e la chiusura degli impianti, ma il percorso deve vedere la sua completa attuazione, soprattutto per l’impiantistica”. Sul tema, Frattini ha sostenuto come “non sia corretto garantire l’accesso agli impianti a costi particolarmente competitivi, perché dissuadono altre tipologie interventi come prevenzione e riciclaggio”. Per l’associazione ambientalista è importante l’indicatore kg/anno per abitante per gli smaltimenti in una ottica di equità territoriale: “L’obiettivo del Piano è 150 kg/anno, ma bisogna esplicitare: tra Parma e Reggio Emilia ci sono oltre 100 chili/anno di differenza”.

(rg) (jf)

Ambiente e territorio