L’economia ravennate paga le conseguenze dei lunghi otto anni di crisi appena trascorsi; anni di “lacrime e sangue, che hanno contribuito alla perdita di moltissimi posti di lavoro e di migliaia di attività”.
Il numero dei disoccupati è salito, in otto anni, da 18.753 a 33.400; gli occupati dipendenti nei settori privati extragricoli erano 99.000 e sono scesi a 97.430. Dal 2008 ha chiuso i battenti oltre il 6% delle aziende, a partire dal settore manifatturiero (che registra la chiusura del 24,6% delle imprese) e da quello dei trasporti (cessate oltre un quarto delle attività). Inoltre, nel settore edile nel 2008 operavano 1.115 imprese con 5.872 dipendenti, mentre oggi sono attive 501 imprese che impegnano 2.605 dipendenti. Infine, “il vero traino per l’economia locale, vale a dire il porto di Ravenna, può affondare in un crisi irreversibile, senza un adeguato sviluppo delle infrastrutture collegate e la cura dei fondali”.
Da questi dati e valutazioni, deriva l’interrogazione presentata da Tommaso Foti (Fdi-An), che chiede alla Giunta di promuovere “iniziative, anche di carattere straordinario, e con l’auspicabile concorso del Governo, per contrastare in modo efficace una situazione contraddistinta da un lento, ma inesorabile, declino”.
(Tutti gli atti consiliari – dalle interrogazioni alle risoluzioni, ai progetti di legge – sono disponibili on line sul sito dell’Assemblea legislativa al link: http://www.assemblea.emr.it/attivita-legislativa)
(rg)


