Obbligo della registrazione delle persone che si apprestano a mettere in acqua la propria imbarcazione in prossimità delle strutture di alaggio, chiusura delle rampe di accesso al corso d’acqua nelle ore notturne, dal momento che, nella maggior parte dei casi, la refurtiva viene allontanata via terra con furgoni che arrivano al fiume attraverso le strade golenali, e la possibilità di stipulare con gli operatori fruitori del fiume di apposite convenzioni in cui, a fronte di una riduzione del canone di concessione, si possa concordare l’installazione, sulle strutture galleggianti di loro appartenenza, di sistemi di video-sorveglianza: sono queste le soluzioni che un consigliere del gruppo Lega nord propone per il problema dei pescatori di frodo lungo il fiume Po e gli altri canali della bassa pianura.
“Da molto tempo i corsi d’acqua emiliano-romagnoli, con particolare riferimento al fiume Po e ai canali della bassa pianura, sono oggetto di una vera e propria azione predatoria realizzata da pescatori di frodo che, attraverso reti, elettrostorditori e altri strumenti, operano un progressivo impoverimento della quantità e qualità della fauna ittica, cagionando un grave danno ambientale ed economico anche nei confronti di coloro che, nel rispetto delle regole, praticano la pesca sportiva”, ricorda il consigliere, che in una interrogazione rivolta alla Giunta chiede di promuovere il coinvolgimento degli enti locali interessati, in modo da coordinare interventi efficaci di controllo sulle rive dei fiumi e canali interessati dal fenomeno.
L’interrogante rileva in particolare che “in poco più di quattro anni oltre 30 bande di predoni si sono stabilite sul territorio della Provincia di Ferrara e Ravenna, concentrando nei corpi idrici di questi territori la loro azione”.
(Tutti gli atti consiliari – dalle interrogazioni alle risoluzioni, ai progetti di legge – sono disponibili on line sul sito dell’Assemblea legislativa al link: http://www.assemblea.emr.it/attivita-legislativa)
(Cesare Cicognani)


