Sanità e welfare

SANITÀ. ATTIVITÀ FISICA AVANZATA, BIGNAMI E AIMI (FI) CHIEDONO CHIAREZZA SU INSERIMENTO IN PIANO RIABILITAZIONE

SANITÀ. ATTIVITÀ FISICA AVANZATA, BIGNAMI E AIMI (FI) CHIEDONO CHIAREZZA SU INSERIMENTO IN PIANO RIABILITAZIONE

Il programma di Attività fisica avanzata (Afa), che caratterizza i percorsi di recupero riabilitativo motorio, e il suo inserimento nel Piano di indirizzo per la riabilitazione (Pir), recepito dalla Regione nel giugno 2012, che riguarda le attività di riabilitazione in Emilia-Romagna, è oggetto di un’interrogazione di Galeazzo Bignami, primo firmatario, ed Enrico Aimi, consiglieri di Fi.

Le attività di riabilitazione contemplate nel Pir, spiegano, “sono articolate in Alte specialità riabilitative (Gravi cerebrolesioni acquisite, Gravi mielolesioni e Gravi disabilità neuromotorie dell’età evolutiva) e in attività di riabilitazione ospedaliera (riabilitazione intensiva ed estensiva) e territoriale (riabilitazione estensiva, erogata sia presso ambulatori dedicati in ambito distrettuale sia presso il domicilio del paziente”.

L’Attività fisica avanzata, continuano gli esponenti di Fi, “essendo un servizio volto al benessere, e quindi non di carattere sanitario, non dovrebbe essere a carico del Servizio sanitario nazionale”. Dato però che “la Regione avrebbe deciso l’avvio di un progetto, realizzato con un impegno di risorse proprie corrispondente a oltre il 50% del costo complessivo, per far accedere i pazienti cosiddetti ‘fragili’ (Parkinson, post ictus, malati reumatologici) ai gruppi in cui si pratica l’Afa” e che, “con la partecipazione della Regione il progetto entrerebbe a far parte del Servizio sanitario regionale”, chiediamo alla Giunta “se non ritenga necessario fare chiarezza sul programma di Attività fisica avanzata e sul suo inserimento nel Piano di indirizzo per la riabilitazione”.

Chiediamo, infine, concludono Bignami e Aimi, “se non si intenda fare luce sulle mansioni svolte all’interno programma Afa e sulle specifiche competenze che deve possedere il personale” e “se non si ritenga inadeguata la partecipazione economica della Regione in un programma non a valenza sanitaria e che, quindi, dovrebbe essere a carico dei singoli e delle associazioni che promuovono attività di benessere motorio”.

(lg)

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