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IMPRESE. LEGGE REGIONALE PROMOZIONE E SVILUPPO DI QUELLE COOPERATIVE, LA CRISI SI FA SENTIRE: FORMA SOCIETARIA UTILE PER CRISI AZIENDALI, MA ALTA MORTALITÀ DEI PROGETTI APPROVATI

In commissione Politiche economiche la relazione sulla clausola valutativa della normativa approvata nel 2006: “Riduzione delle spese in fideiussioni, brevetti, certificazioni; le start up faticano”. M5s: “C’è la necessità di lavorare per migliorare la legge”

Considerati i continui stimoli provenienti dall’ambito cooperativo, sarebbe opportuno “avviare una riflessione sugli strumenti che possano sostenere la nascita e la crescita di nuove imprese”. Un nuovo bando necessiterebbe, tra l’altro, “dell’attivazione di una rete di soggetti e azioni a supporto delle cooperative nascenti visto che la formula cooperativa viene sempre più usata nella soluzione di crisi aziendali o per il contrasto alla disoccupazione giovanile/femminile”. Si suggerisce, inoltre, “l’attivazione di una spirale virtuosa fra accesso alla liquidità, garanzie anche per piccoli investimenti, accompagnamento puntuale nelle fasi critiche dell’avvio, affiancamento del management e sistema promozionale più aperto ed inclusivo”. Queste le osservazioni contenute nella clausola valutativa sugli articoli 7, 8 e 9 della legge regionale 6/2006 “Norme per la promozione e lo sviluppo della cooperazione mutualistica in Emilia-Romagna”, illustrate oggi in commissione Politiche economiche, presieduta da Luciana Serri.

La clausola valutativa (prevista dall’articolo 53, comma 2, dello Statuto e dall’articolo 50 del Regolamento dell’Assemblea legislativa) attribuisce un mandato informativo ai soggetti incaricati dell’attuazione della legge stessa, chiamati a raccogliere, elaborare e, infine, comunicare all’organo legislativo una serie di informazioni per conoscere tempi e modalità d’attuazione della norma e valutare le conseguenze per i destinatari.

La relazione, in particolare all’articolo 9 (promozione cooperativa), rileva che, rispetto al numero di progetti approvati, solo poco più della metà dei finanziamenti concessi è andata a buon fine. Ciò è dovuto “alle scelte di risparmio aziendale su spese relative a fideiussioni e brevetti e certificazioni”. La relazione rileva, tra l’altro, che “la riduzione degli investimenti in brevetti è da addurre all’acutizzarsi dei segnali di crisi economica che anche il sistema delle cooperative di servizi ha subito”. Inoltre, è cambiata la normativa regionale di accreditamento delle cooperative per l’erogazione dei servizi sociali e questo ha portato alcune cooperative “a rivisitare le priorità d’investimento verso spese non ammissibili dal bando ma necessarie per l’accreditamento”. La “mortalità” dei progetti sul bando, pari al 45,95% di quelli approvati, risulta molto elevata e i 40 progetti non giunti a rendicontazione comprendono 15 progetti per i quali si è rinunciato al contributo, 14 per i quali non è stata presentata rendicontazione e 5 revocati. L’importo totale dell’economia prodotta è pari a 744.159,04 euro.
Il report riporta poi un confronto tra territori, al fine di valutare la ricaduta nelle diverse realtà provinciali. Si ricava che il 65% dei progetti rendicontati provengono da Bologna, Modena e Forlì. Rispetto alla precedente relazione, si evidenzia l’approfondimento relativo all’analisi svolta sulle imprese rinunciatarie attraverso l’utilizzo della banca dati delle Camere di commercio dalla quale risulta che il 100% delle aziende è in stato di liquidazione. Le cause della mancata realizzazione del progetto vengono ricondotte “a una start-up non sufficientemente programmata, al perdurare della crisi economica che ha portato al deterioramento del reddito dei privati e alla riduzione costante dei bilanci degli enti pubblici a disposizione del welfare, alla scelta di investire in fabbisogni più urgenti quali l’accreditamento e alla difficoltà di accesso alla fideiussione bancaria”.

Secondo Raffaella Sensoli (M5s), “c’è la necessità di lavorare ancora per migliorare la legge, in particolare sui motivi della mortalità progettuale”. Andrea Bertani (M5s) si è soffermato, nella richiesta di chiarimenti, sul funzionamento “della Consulta e dell’Osservatorio e sulla cooperazione di tipo agricolo”.  

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