Scuola giovani e cultura

Parma, Fiazza (Lega): “Spazi universitari occupati da Art Lab, la Regione faccia luce”

“Dopo quasi 15 anni di occupazione non è dato conoscere lo stato della struttura e l’idoneità dei locali occupati”

La giunta si esprima in merito allo spazio sociale Art Lab di Parma, nato dall’occupazione dell’edificio di via Borgo Tanzi 26 di proprietà dell’Università di Parma. A chiederlo, con un’interrogazione rivolta alla giunta, è il consigliere della Lega Tommaso Fiazza.

Il consigliere chiede alla giunta anche “un giudizio politico” sulla condotta dell’Università “che finanzia un’associazione che ne occupa una porzione di patrimonio immobiliare, tanto da portare la stessa Università a richiedere ulteriori spazi per l’attività di istituto”.

Fiazza ricostruisce la storia ricordando che “Art Lab è uno spazio sociale sorto nel 2011 a seguito dell’occupazione di un edificio di proprietà dell’università da parte di un collettivo studentesco che vi ha creato un centro sociale autogestito”. “L’associazione Generazioni precarie è il soggetto giuridico che gestisce questo centro sociale e non risulta iscritto all’albo delle associazioni ma viene riportata fra le associazioni studentesche afferenti all’Università”, prosegue Fiazza, che evidenzia anche come la stessa Università “lo scorso maggio abbia patrocinato un evento tenutosi presso il centro”.

Fra le criticità ulteriormente evidenziate da Fiazza, figurano “la convenzione d’uso del 2016 tra il Comune di Parma, l’Università e l’associazione, scaduta nel maggio 2018 e non più rinnovata” e il fatto che “dopo quasi 15 anni di occupazione non è dato conoscere lo stato della struttura e l’idoneità dei locali occupati, che sono fruiti da un pubblico esterno proprio perché le attività sono promosse con il patrocinio dell’Università, situazione che potrebbe esporre quest’ultima a eventuali azioni risarcitorie”.

Infine, precisa il consigliere, “la richiesta rivolta dall’Università al Comune di Parma di avere altri locali, in compensazione di quelli ceduti in fruizione al centro sociale, denota la carenza di spazi per l’attività propria dell’Ateneo”.

Da qui le richieste di Tommaso Fiazza alla Regione, per sapere se lo stabile occupato soddisfi i requisiti strutturali e igienico-sanitari, se siano stati eseguiti controlli dalle autorità sanitarie e se sia legittimo “continuare a tutelare queste zone d’ombra nelle quali tutto è concesso”.

(Brigida Miranda)

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