“Il nuovo Piano del Governo sulle aree interne legittima la rassegnazione, noi invece discutiamo e investiamo da tempo e con un interesse trasversale tra le forze politiche”. Il Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna Maurizio Fabbri, per 10 anni sindaco di Castiglione dei Pepoli, sull’Appennino bolognese al confine con la Toscana, interviene nel dibattito sulle strategie per le aree più fragili del nostro Paese, Appennino e aree interne in primo luogo.
“Viviamo un tempo di grandi trasformazioni. Nelle città, la gentrificazione, la pressione abitativa, la crisi della mobilità e dei servizi stanno cambiando profondamente il volto dei centri urbani. È un paradosso: mentre il Governo vuole certificare la fine di alcune aree interne, le città diventano sempre più difficili da abitare. E se la risposta fosse guardare altrove? Se le aree interne, troppo spesso considerate marginali, fossero in realtà una grande opportunità di rigenerazione per il Paese? Per questo desta forte preoccupazione l’impostazione del nuovo Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne (PSNAI) del Governo, in cui si afferma che per alcune zone ‘il declino è irreversibile‘ e che esse ‘vanno accompagnate nella decadenza‘: una visione pericolosa che rischia di diventare una profezia autoavverante. Non possiamo accettare che lo Stato abdichi alla responsabilità di investire per un patrimonio culturale, ambientale e sociale che merita rilancio, non abbandono”, spiega il presidente Fabbri.
La linea dell’Emilia-Romagna, invece, vuole andare in tutt’altra direzione. Un impegno che, numeri alla mano, sta dando risultati visto che, ricorda Fabbri, “le ultime ricerche dell’Uncem (Unione dei Comuni ed Enti montani) contenute nel Rapporto Montagne Italia 2025 spiegano come a livello nazionale nel biennio 2022-2023 si contino quasi 100 mila nuovi residenti nei comuni montani, come peraltro confermato dall’indagine statistica coordinata da Gianluigi Bovini e Franco Chiarini e pubblicata nel volume ‘Sette montagne, otto colline e una pianura’ uscito recentemente”.
“È importante sottolineare che l’intera Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, in tutte le sue componenti politiche, ha espresso e in molti casi tradotto in atti concreti la volontà di investire su queste aree. Non si tratta di un conflitto tra destra e sinistra, ma di un confronto tra l’Assemblea regionale e Governo”, sottolinea infatti Fabbri nel ricordare che “il futuro dell’Italia non può essere scritto solo lungo le dorsali metropolitane. Le aree interne coprono circa il 60% del territorio nazionale e rappresentano un patrimonio strategico da valorizzare con infrastrutture, sanità, istruzione e digitale. L’Emilia-Romagna, anche grazie alle risorse del PNRR e agli strumenti regionali, ha già dimostrato che quando si investe in comunità e prossimità, i risultati arrivano. Due problemi – la crisi urbana e lo spopolamento dei territori – possono diventare la soluzione l’uno dell’altro. Ma serve visione. Serve impegno. Serve coraggio. Come Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna continueremo a sostenere delle politiche ambiziose per la montagna e per le aree interne che guardino al futuro, non alla rassegnazione. Rinunciare alle aree interne non è una strategia: è una resa. E questo Paese non può permetterselo”.



