Fare chiarezza sul laboratorio di ginecologia popolare di Bologna.
A chiederlo, in un’interrogazione, è Marta Evangelisti (FdI) che ricorda come “sul profilo social del Sindaco di Bologna è stato pubblicato un post in cui si annuncia l’apertura del primo Laboratorio Ginecologico Popolare della città, definito ‘completamente gratuito’ e situato presso il Giardino delle Popolarissime, in via Casarini 40, in uno spazio gestito dal Laboratorio Salute Popolare. Nel medesimo post si fa riferimento a un’offerta di prestazioni sanitarie, in particolare visite ginecologiche gratuite, erogate da diverse figure professionali fra cui ginecologhe, ostetriche, mediche di base, psicologhe e sessuologhe, operanti in quello che viene descritto come uno ‘spazio sicuro e accogliente'”.
Evangelisti sottolinea che “la diffusione di spazi sanitari non riconducibili direttamente alle aziende sanitarie territoriali solleva interrogativi in merito al coordinamento con i servizi pubblici, alla qualità delle prestazioni erogate, alla tracciabilità dei percorsi di cura e alla sostenibilità del modello proposto. Il post pubblicato dal Sindaco menziona specificamente la gratuità dei servizi offerti, senza tuttavia fornire indicazioni precise sulle modalità di finanziamento, sulle condizioni contrattuali dei professionisti coinvolti o sulla presenza di eventuali autorizzazioni da parte degli enti preposti e l’iniziativa viene presentata con l’esplicito sostegno dell’amministrazione comunale, ma senza chiari riferimenti al coinvolgimento dell’Azienda USL di Bologna o di altri soggetti istituzionali sanitari”.
Per la consigliera appare necessario chiarire se tali iniziative, pur meritevoli per finalità e spirito solidaristico, rispettino i requisiti normativi previsti per l’erogazione di prestazioni sanitarie, anche al fine di assicurare la tutela della salute delle cittadine che vi accedono.
Da qui l’atto ispettivo per sapere dalla giunta “se gli spazi in cui opera il Laboratorio Ginecologico Popolare abbiano un costo, e in caso affermativo a carico di chi siano le spese di gestione e se le figure professionali coinvolte (ginecologhe, ostetriche, psicologhe, mediche, ecc.) prestino servizio a titolo volontario o secondo quali forme contrattuali e coperture assicurative”.
Marta Evangelisti chiede, inoltre, “se siano previsti screening ed esami di laboratorio, e nel caso, se vi sia un visto da parte dell’Azienda Sanitaria o forme di controllo sulla qualità e appropriatezza clinica delle prestazioni e quale sia la logica sanitaria, organizzativa e istituzionale alla base dell’apertura di un consultorio ginecologico al di fuori della rete aziendale e se siano state coinvolte le strutture pubbliche esistenti nel territorio nella programmazione di tale servizio”.
(Luca Molinari)



