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AGROALIMENTARE. IMPORTAZIONE OLIO TUNISINO, PD-SEL: “REGIONE SOLLECITI IL GOVERNO SU RAFFORZAMENTO CLAUSOLE TRACCIABILITÀ E TRASPARENZA E IL CONTRASTO ALLE FRODI”

In una risoluzione presentata all’Assemblea legislativa, otto consiglieri, prima firmataria Manuela Rontini (Pd), chiedono alla Giunta anche “iniziative per promuovere l’olio emiliano-romagnolo di qualità e per migliorare il livello di conoscenza dei consumatori”

La Regione “solleciti il Governo e i competenti ministeri affinché, in sede di approvazione dell’accordo con le autorità tunisine sull’incremento del contingente di olio a dazio zero proveniente dalla Tunisia, vengano introdotte e rafforzate tutte le clausole – compresa quindi l’introduzione, con l’obiettivo di regolarizzare l’immissione del prodotto sul territorio dell’Unione europea limitando i possibili impatti sul mercato, di licenze di importazioni cadenzate mensilmente – in grado di garantire la tracciabilità e la trasparenza dell’origine dell’olio importato”. E inoltre, “vengano potenziate e ulteriormente qualificate sia le azioni di contrasto alle frodi che caratterizzano il mercato dell’olio di oliva sia le iniziative necessarie per migliorare il livello di conoscenza dei consumatori in ordine all’importanza di acquistare olio di qualità adeguatamente controllato e di provenienza certa”. A chiederlo, attraverso una risoluzione presentata all’Assemblea legislativa, sono Manuela Rontini (prima firmataria), Stefano Caliandro, Mirco Bagnari, Nadia Rossi, Giorgio Pruccoli, Barbara Lori e Luciana Serri, consiglieri Pd, e Yuri Torri di Sel.

Gli otto consiglieri chiedono inoltre alla Giunta di “favorire, sia a livello nazionale che comunitario, l’avvio di interventi in grado di sostenere la ripresa dell’economia tunisina nell’ambito della quale il settore agroalimentare e il comparto oleicolo possono rappresentare una importante opportunità di sviluppo anche per settori – ad esempio produzione di macchine agricole, di impianti per l’industria agroalimentare e per la logistica – nei quali l’Italia e l’Emilia-Romagna detengono posizioni di primissimo piano a livello mondiale”. Oltre a “promuovere l’olio emiliano-romagnolo di qualità, anche con l’obiettivo di sostenere una coltura caratterizzata da una forte valenza ambientale e paesaggistica e in grado di favorire la permanenza di una agricoltura sostenibile anche in zone marginali di collina”.

“Ciascuna modifica dei meccanismi che regolano l’interscambio di prodotti agricoli, anche a seguito di interventi di sostegno a favore di Paesi interessati da gravissime crisi di carattere politico, economico e umanitario- proseguono i firmatari nell’atto di indirirzzo- deve comunque essere valutata e contestualizzata sotto diversi punti di vista, per evitare che possa provocare significativi problemi a specifici comparti produttivi”.

In Emilia-Romagna, sottolineano Rontini e colleghi, “sono presenti circa 3.100 ettari di oliveti in produzione, ovvero circa lo 0,27% del totale nazionale che ammonta a circa 1.110.000 ettari. Sono attualmente prodotte due Denominazioni di origine protetta (Dop), ‘Brisighella’ e ‘Colline di Romagna’, entrambe caratterizzate da elevati standard qualitativi. Anche la produzione emiliano-romagnola non inserita nel circuito Dop- concludono- si colloca pressoché integralmente nella fascia alta del mercato”.

(Tutti gli atti consiliari – dalle interrogazioni alle risoluzioni, ai progetti di legge – sono disponibili on line sul sito dell’Assemblea legislativa al link: http://www.assemblea.emr.it/attivita-legislativa)

(cr)

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