Le pubbliche amministrazioni non devono avere paura dell’Intelligenza Artificiale che, invece, può essere un valido alleato per risolvere le carenze strutturali della PA.
A dirlo è il professor Gianluca Gardini, docente di Diritto amministrativo al Dipartimento di Scienze giuridiche, Università di Bologna, intervenuto nel corso della commissione Statuto presieduta da Emma Petitti, in merito all’intelligenza artificiale applicata alla sfera pubblica.
“Un’eccessiva cautela e diffidenza nell’impiego di sistemi di IA per l’assunzione di decisioni può comportare la rinuncia ad una tecnologia estremamente utile, specie per le pubbliche amministrazioni, invece l’ausilio dei sistemi di intelligenza artificiale è essenziale per risolvere le carenze strutturali di cui soffrono le pubbliche amministrazioni, le quali non devono commettere l’errore di privarsi di questa tecnologia perché preoccupate dai potenziali inconvenienti legati al suo impiego”, spiega Gardini per il quale “l’uso di sistemi di intelligenza artificiale all’interno delle pubbliche amministrazioni deve ispirarsi al criterio della complementarietà, ed essere indirizzato a preservare e potenziare le capacità umane, non a sostituirle. La preoccupazione più grande, com’è comprensibile, riguarda gli atti discrezionali dotati di effetti diretti sui terzi: in questo caso, la “predizione” effettuata dalla macchina sulla base di correlazioni statistico/probabilistiche va considerata come un suggerimento al funzionario, il quale lo valuterà insieme ad altri elementi rilevanti emersi dall’istruttoria procedimentale e, in ogni caso, tenendo conto delle osservazioni svolte dagli interessati”.
“La relazione di Gardini è di grande livello e affronta un tema molto importante”, spiega la presidente Petitti nel dare la parola ai consiglieri per un confronto sulle parole del docente.
Per Eleonora Proni (Pd) “il tema del pregiudizio è un elemento che rischia di inquinare un approccio laico all’intelligenza artificiale. L’attenzione è per il sistema degli enti locali, quello della risorsa economica e della competenza è assolutamente dirimente. L’approccio deve essere quello di una sana curiosità che vada a valutare delle opportunità. C’è sicuramente un eccesso di possibilità che va costruito con la competenza umana, sta a noi realizzare delle opportunità per il sistema pubblico e privato”.
“Manca all’intelligenza artificiale l’emotività, che permette al decisore finale di basarsi non solo sull’elemento oggettivo ma anche discrezionale”, spiega Francesco Sassone (FdI), per il quale “anche il fatto che non riesce ad intercettare i cambiamenti nel tempo, spesso ci sono sentenze che ribaltano decisioni passate: l’evoluzione non si ferma, quello che oggi può essere un elemento oggettivo domani potrebbe diventare soggettivo. Non sono del tutto favorevole ad escludere un elemento di umanità nelle decisioni”.
Infine, interviene Marco Mastacchi (Rete civica) sostenendo che “la responsabilità dell’utilizzo nel pubblico è doppia rispetto alle altre sfere. Una riflessione più ampia può contribuire a valorizzare i lavori assembleari, l’intelligenza artificiale può rappresentare un supporto alle audizioni future. Come è successo in tutte le recenti evoluzioni tecnologiche, allo stesso modo dobbiamo guardare l’AI e farne un uso corretto. La decisione, però, deve restare dell’essere umano”.
(Luca Molinari e Giorgia Tisselli)



