“Affrontare risolutamente il problema della raccolta di frodo dei tartufi e della raccolta praticata da abusivi, cioè persone prive di tesserino, quello degli ingenti danni alle tartufaie causati dai cinghiali, in numero crescente, e quello della vigilanza nelle tartufaie controllate”. Sono le richieste più urgenti rivolte alla Regione dalle associazioni dei tartuficoltori e dei tartufai presenti all’audizione conoscitiva, promossa dalla commissione Territorio, ambiente e mobilità, presieduta da Manuela Rontini, sulla proposta di legge in materia di tartufi.
In via preliminare Barbara Lori (Pd), relatrice del progetto di legge che, in attuazione della riforma del sistema di governo regionale e locale, modifica la disciplina della raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi nel territorio regionale e valorizza il patrimonio tartufigeno dell’Emilia-Romagna, ha richiamato le principali novità della proposta, mentre Matteo Rancan (Ln), relatore di minoranza, ha ricordato che il progetto di legge di cui è firmatario, abbinato alla proposta legislativa, è finalizzato all’eliminazione della tassa di concessione regionale per il rilascio e il rinnovo del tesserino che abilita alla raccolta dei tartufi.
Ha aperto la serie degli interventi Maurizio Pirazzoli (associazione Tea – Tartuficoltura e ambiente) che ha invitato la Regione “a riconoscere la coltivazione del tartufo quale attività agricola specializzata”, chiedendo, inoltre, “un attento raccordo tra la normativa regionale e quella nazionale, anch’essa in fase di revisione”.
Michele Petralia (Gruppo micologico lughese), partendo dall’assunto che “anche i tartufi sono funghi”, ha criticato la divisione tra funghi e tartufi operata dall’amministrazione regionale, poiché “tale divisone determina una divaricazione delle leggi in materia, contraria ai principi di semplificazione e trasparenza”.
Per Luigi Pelliconi (associazione Tartufai ravennate) uno dei problemi che la Regione deve affrontare con risolutezza è quello “dei tartufai di frodo e di quelli abusivi, questi ultimi saliti ormai alla cifra preoccupante di 4.000 (sono circa 8.000 quelli regolari muniti di tesserino)”.
Gilberto Romualdi (associazione Liberi tartufai di Lugo) ha ricordato come “la raccolta dei tartufi è un hobby prima che un’attività economica e questo aspetto deve essere tenuto in debita considerazione nella nuova legge regionale, pena l’allontanamento dalla pratica dei tartufai per passione”.
Per Pietro Saggini (associazione Tartufai piacentini) l’unico interesse di chi pratica la raccolta dei tartufi per passione è la messa a dimora di nuove piante adatte alla crescita degli stessi e alla manutenzione delle tartufaie naturali, la maggior parte delle quali malmesse. “Chiedo, pertanto, alla Regione- ha concluso- di prestare attenzione, nella definizione del calendario regionale per la raccolta dei tartufi, alle peculiarità dei diversi territori provinciali, quello piacentino in testa, e di trovare soluzione al problema dei danni causati alle tartufaie dai cinghiali, il cui numero è fuori controllo”.
Luigi Soprani (associazione Tartufai di Sasso Marconi) si è lamentato “dell’annosa inerzia dell’amministrazione regionale sia nel sostegno economico al settore, nonostante gli introiti derivanti dal tesserino per la raccolta, sia nella vigilanza all’interno delle tartufaie controllate”.
Lino Costi (associazione Tartufai reggiani) ha insistito affinché l’amministrazione regionale “emani un calendario unico per tutto il territorio regionale” e affronti senza indugi “il problema del bracconaggio, cioè la raccolta di frodo, dovuto anche all’eccessivo numero di tartufai irregolari”.
Ha concluso gli interventi il consigliere Tommaso Foti (Fdi-An), che ha evidenziato come “a legislazione vigente sono ancora le Province a poter deliberare in merito a eventuali deroghe o proroghe circa i tipi di tartufo da raccogliere e i periodi di raccolta”.
(Luca Govoni)


