La Regione Emilia-Romagna dovrebbe “dichiarare l’epatite C emergenza nazionale” ed estendere universalmente le cure a quanti ne abbiano necessità. A sostenerlo è Piergiovanni Alleva (AltraER), in una interrogazione alla giunta in cui sottolinea che in regione la stima delle persone affette da HCV, cioè l’infezione cronica da virus dell’epatite C, è dalle 100.000 alle 130.000, ma a causa dell’elevato costo dei farmaci per il trattamento “l’Aifa ha stabilito delle fasce molto ristrette di cura a carico del Servizio sanitario nazionale, nelle quali rientrano unicamente i casi più gravi”. In questo modo vengono escluse dalle cure un numero molto ampio di persone destinate all’aggravamento, mentre con pochi mesi di trattamento farmacologico potrebbero guarire.
“Bisognerebbe” dichiara Alleva “applicare ai brevetti dei farmaci biologici efficaci contro l’epatite C la licenza obbligatoria che prevede l’uso non esclusivo dell’invenzione medesima, in modo da estendere le cure a più persone. Si tratta di un passaggio necessario “quando si verifica un’emergenza nazionale di sanità pubblica”.
Il consigliere chiede quindi alla Regione di sottoscrivere e far sottoscrivere “una petizione a favore della licenza obbligatoria, per fare in modo che tutti i pazienti possano accedere a terapie efficaci a carico del Servizio sanitario nazionale, e per produrre farmaci anti-epatite C sotto forma di generici, a un prezzo ragionevole e accessibile”.



