Il caso della scuola primaria “San Giovanni Bosco” (Istituto comprensivo Ligabue di Reggio Emilia), relativo al canto di Natale, da cui è stato tolto il riferimento al “buon Gesù”, per non urtare sensibilità religiose diverse o non credenti, finisce al centro dell’interrogazione a risposta immediata presentata dal consigliere di Fratelli d’Italia, Alessandro Aragona.
La vicenda risale allo scorso 10 dicembre quando, a mezzo stampa, si apprende che nella scuola primaria in questione, dalla canzone “Din Don Dan” (riadattamento italiano di “Jingle Bells”) le parole “buon Gesù” sono state sostituite con frasi neutre: una modifica motivata dall’intento di promuovere un’inclusione rispettosa delle diversità culturali e religiose, ma che ha generato polemiche, perché percepita come forma di cancellazione delle radici cristiane. “La decisione – spiega Aragona – appare frutto di una deriva ideologica che confonde l’inclusione con l’annullamento della cultura storica europea e italiana, trasformando le scuole in laboratori di laicismo estremo, come denunciato da vari esponenti politici. Un episodio che non è isolato, ma che conferma la tendenza a cancellare o sostituire elementi culturali occidentali in nome di una presunta inclusività, rischiando di privare le generazioni future della consapevolezza delle proprie origini cristiane, che sono alla base dei valori di democrazia, accoglienza e tolleranza dell’Europa”.
Aragona richiama anche la responsabilità della Regione “di vigilare sulle attività educative nelle scuole comunali, garantendo il rispetto delle tradizioni senza cedere a pressioni ideologiche”.
Da qui l’interrogazione alla giunta alla quale si chiede un giudizio su quanto accaduto e se si intenda valutare di attivarsi per accertare eventuali responsabilità e violazioni delle linee educative nazionali, nonché per garantire che i testi tradizionali dei canti natalizi e le altre espressioni culturali legate al Natale non vengano in futuro alterati nelle scuole.
A rispondere in aula è l’assessora alla Scuola Isabella Conti che ha precisato come la Regione “non abbia titolarità e strumenti per avviare accertamenti, soprattutto con riferimento a singole scelte che rientrano nell’autonomia scolastica e nella libertà di insegnamento”. “Teniamo a ribadire che la Regione riconosce il valore delle tradizioni culturali e religiose che rappresentano la storia del nostro Paese – prosegue Conti -, così come riconosciamo la scuola come luogo di inclusione e convivenza civile. La recita della scuola non coincide con la cancellazione delle tradizioni, ma con la capacità di garantire a tutti i bambini e a tutte le bambine di partecipare alle iniziative”.
“Dopo questa risposta mi sembra di capire che la Regione Emilia-Romagna entri a gamba tesa nella vita delle persone e nell’educazione delle famiglie a geometria variabile e a seconda di quando ritiene utile – afferma nella sua replica il consigliere Aragona -. Non sono assolutamente soddisfatto della sua risposta, perché credo che quello che è successo meritasse una presa di posizione seria. Ringrazio per la rassicurazione relativa al fatto che la Regione intenda tutelare e garantire le nostre tradizioni ma, nei fatti, devo rilevare che non è così”.
(Brigida Miranda)


