Le recente sentenza del Tribunale del lavoro di Parma, che ha condannato la Fondazione Teatro Due e un suo noto regista a risarcire due attrici per molestie a carattere sessuale, è al centro dell’interrogazione a risposta immediata, presentata dal consigliere di Fratelli d’Italia, Priamo Bocchi. In particolare, il consigliere chiede di sapere, sulla vicenda in questione, quali provvedimenti abbia preso la Regione una volta venuta a conoscenza dei fatti, se intenda revocare l’accreditamento della Fondazione Teatro Due come ente di formazione e se ritenga di sollecitare le dimissioni degli attuali vertici della Fondazione stessa.
“Nel verbale della sentenza, – ricorda Bocchi – sono riportate le testimonianze delle vittime e delle testimoni dalle quali si evince che una violenza sessuale commessa dal regista, per un rapporto non consensuale e imposto, ai danni di un’attrice, sarebbe avvenuta nel 1998. Altri episodi di molestie o violenze sarebbero avvenuti nel 2007 e nel 2014. Un’altra teste dichiara che una persona che lavorava nel teatro, almeno dal 2018, era stata messa in guardia e le era stato detto di stare lontana dal regista per evitare situazioni spiacevoli”. In particolare, una delle due attrici molestate – si evidenzia nell’atto ispettivo – aveva chiesto, nel 2019, un incontro alla direzione di Teatro Due, per parlare di “cose gravi” che stavano accadendo. Richiesta alla quale, anche dopo sollecito, non era stato dato riscontro.
“Secondo la giudice, – va avanti il consigliere – sarebbero emersi plurimi indizi dei gravissimi episodi accertati, che avrebbero dovuto indurre i vertici dell’ente ad approfondire tale situazione. Inoltre, la Consigliera di parità della Regione, intervenuta ad una trasmissione televisiva il 9 dicembre, ha dichiarato di aver dovuto abbattere un muro di omertà”. Dichiarazioni che, secondo Bocchi, “rafforzano l’idea di un ambiente non sicuro, in cui le vittime non hanno trovato canali efficaci di protezione e ascolto: il fatto che una dipendente mettesse in guardia informalmente dal regista indica una conoscenza diffusa del problema, configurando un quadro di sistematicità e non di episodicità”. Il consigliere ricorda anche che “il regista condannato è stato membro del Cda di Reggio Parma Festival dal 2015 al 2021 e confermato nel 2021, fino alle dimissioni presentate il 18 febbraio 2022”.
Da qui la richiesta di chiarimenti alla giunta sui provvedimenti che intende assumere, anche alla luce del fatto che, dal 2016, la Fondazione Teatro Due è accreditata dalla Regione come ente di formazione: la Regione, inoltre, cofinanzia il corso di Alta Formazione denominato “Casa degli Artisti” mentre, dal bilancio 2024, si evince come la Fondazione abbia ricevuto fondi pubblici per 3,1 milioni di euro, di cui circa 480mila dalla Regione “a fronte di 1,77 milioni di costo del personale e poco più di 563mila euro di ricavi”, puntualizza Bocchi.
A rispondere in aula è l’assessora alle Pari opportunità Gessica Allegni che ha ribadito come la Fondazione non sia un ente partecipato dalla Regione. Allegni ha confermato di aver ricevuto notizia dei fatti a luglio del 2021 e di aver verificato nell’immediato che, nei corsi programmati, non fosse coinvolto il docente accusato. Ad agosto, poi, il Teatro Due aveva comunicato alla Regione di aver estromesso da ogni carica la persona accusata di violenze. Sul tema dell’accreditamento Allegni ribadisce: “La Regione verificherà il mantenimento dei requisiti sulla base della sentenza emessa e con la quale il Teatro Due è stato chiamato in solido al risarcimento del danno. La revoca dell’accreditamento prevede precise fasi di contestazione verso l’ente interessato”. Sul punto, l’assessora ha anche richiamato il comunicato con cui il consiglio di amministrazione della Fondazione ha respinto le accuse, annunciando il ricorso in appello. “La sentenza in primo grado di giudizio rivela un quadro gravissimo, sconcertante e inaccettabile – prosegue Allegni -. Come Regione esprimiamo ferma condanna per i fatti accaduti e piena solidarietà alle attrici. Siamo in stretto contatto con il Comune di Parma e non intendiamo ignorare o sminuire in alcun modo la gravità di quanto avvenuto. Ci interroghiamo su come tutto ciò sia potuto accadere e su quali possano essere gli strumenti che scongiurino e prevengano il ripetersi di violenze ripugnanti e di condotte spregevoli, mentre la giustizia farà il proprio corso. Quindi, lavoreremo insieme al Comune di Parma, alle parti sociali, alle realtà che ogni giorno sono impegnate nel contrasto alla violenza di genere, per trovare risposte e valutare ulteriori iniziative”.
Non soddisfatto della risposta il consigliere Bocchi. “La condanna e la solidarietà sono dovute ma credo che non bastino – afferma -. Spesso, anche in quest’aula, si è pronti ad allestire delle forche, delle gogne, su una parola, un’opinione, un’espressione, magari interpretata in modo strumentale, quando qui siamo davanti a dei fatti gravissimi che sono reiterati da decenni. Ci sono 40 testimonianze, si parla di un sistema radicato all’interno di questa Fondazione. Siamo in presenza di un accreditamento, parliamo di gestione di fondi pubblici”. “La verità – conclude il consigliere – è che oggi questa bomba esplode tra le vostre mani, in un ambito culturale presidiato da una certa parte politica che continua a manifestare un certo doppiopesismo su questo tipo di eventi. Credo che questa sia una forma di ipocrisia: sarebbe servita un’azione più incisiva da parte della Regione, anche in termini di maggiori pressioni per la sostituzione del cda, perché nella sentenza si dice chiaramente che non si poteva non sapere”.
(Brigida Miranda)


