L’annullamento dei ristori alla sanità privata, per il servizio svolto durante la pandemia, è al centro di tre interrogazioni, presentate da Fratelli d’Italia e discusse nel corso della commissione Politiche per la salute, presieduta da Gian Carlo Muzzarelli: atti ispettivi con cui si chiedono, alla giunta, chiarimenti sulla decisione, appunto, di annullare la delibera che prevedeva l’indennizzo per le strutture sanitarie private, che si erano messe a disposizione per affrontare l’emergenza Covid. Nella scorsa legislatura, infatti, erano stati deliberati 80,7 milioni di euro al privato accreditato, a titolo di indennizzo e ristoro, in base ad un accordo siglato nel marzo 2020, tra l’allora presidente della Regione e il presidente regionale Aiop (Associazione italiana ospedalità privata). Somme riconosciute alla sanità privata, alla quale era stato chiesto di non chiudere le strutture e di non ricorrere alla cassa integrazione del personale, mettendosi a pieno servizio del sistema pubblico durante la pandemia.
Con la prima interrogazione, presentata da Priamo Bocchi e cofirmata da Marta Evangelisti, si chiede se la Regione intenda procedere alla revoca della delibera e per quali motivi; con il secondo atto, presentato da Nicola Marcello (cofirmato da Marta Evangelisti e Giancarlo Tagliaferri), la giunta viene interrogata per sapere “se sia consapevole del rischio concreto di indebolire strutturalmente il servizio sanitario regionale, tagliando fuori un comparto che ha garantito la tenuta del sistema durante l’emergenza pandemica”; nel terzo atto, presentato da Marta Evangelisti e cofirmato da Giancarlo Tagliaferri, si chiede conto dell’esito dell’incontro tenutosi a fine luglio tra la Regione Emilia-Romagna e l’Aiop e “se siano stati stimati i potenziali oneri economici e di immagine per la Regione in caso di apertura di un contenzioso giudiziario da parte delle strutture sanitarie private”.
A rispondere in commissione è l’assessore alle Politiche per la salute Massimo Fabi che ha ricordato come la delibera del 22 settembre scorso abbia proceduto ad annullare, e non a revocare, “per violazione di norme imperative di legge, un provvedimento che non ha mai avuto inizio di esecuzione per mancata copertura di spesa: spesa che, per sua natura, non era rientrante all’interno della copertura del fondo sanitario regionale”. La delibera di annullamento, come ribadisce Fabi, è stata frutto di un approfondimento giuridico, evidenziando come l’accordo sottoscritto il 20 marzo 2020, tra l’allora presidente della Regione e l’Aiop, abbia dato alle aziende sanitarie regionali la possibilità di riconoscere anticipi mensili di cassa per la sostenibilità del sistema privato accreditato, senza autorizzare spese aggiuntive. “Quando la giunta si accorge di aver sbagliato ne prende atto e corregge – prosegue Fabi -. L’annullamento non intende mettere in discussione il contributo fornito dalle strutture private accreditate durante l’emergenza pandemica e nel corso dell’attività ordinaria, tant’è che nella stessa delibera di annullamento si è contestualmente demandato alla direzione competente di predisporre il conteggio per i possibili riconoscimenti relativi al 2020, in base ai limiti di ristoro consentiti per legge e fino al raggiungimento della concorrenza massima del 90% del budget assegnato”. In conclusione, Fabi ha confermato che le decisioni assunte nel periodo pandemico sono state adottate correttamente in una fase emergenziale e solo dopo si è aperta una complessa fase negoziale, ribadendo che “il privato ha lavorato insieme al pubblico per fare diga contro l’ondata pandemica”.
Marta Evangelisti (FdI) si è detta non soddisfatta della risposta. “Sono molto preoccupata e questa risposta desta perplessità sul modus operandi di questa Regione – afferma -. Le strutture private si sono messe a disposizione, sopperendo anche a carenze dovute a precise scelte politiche regionali, come il taglio dei posti letto e le mancate assunzioni. Restano le criticità legate all’affidabilità, all’immagine e alla trasparenza dell’ente regionale: se la delibera non era legittima ed è stata annullata, qualche responsabilità c’è e qualcuno dovrebbe risponderne, come l’ex presidente Bonaccini, che dice di aver lasciato le casse della regione in ordine, e gli ex assessori, alcuni dei quali ancora presenti in questo mandato”.
Sulla stessa linea Nicola Marcello (FdI): “In quel periodo le strutture sanitarie private, circa 45, hanno svolto un lavoro egregio. Ricordiamo che tali strutture garantiscono il 27% delle prestazioni ospedaliere, lavorano su un livello molto alto, garantendo eccellenza al nostro territorio. È assai criticabile, dal punto di vista etico e politico, il fatto che, nel novembre 2024, in campagna elettorale, i rimborsi siano stati confermati e ribaditi con ulteriore delibera e poi, a distanza di pochi mesi, vinte le elezioni, sia stata fatta marcia indietro”.
Priamo Bocchi (FdI) ribadisce: “L’assessore ci ha condotto in una ‘selva oscura’ di norme e richiami di legge. La materia è complessa e ne prendiamo atto, ma resta il tema dei ricorsi, oltre 40 quelli presentati, e dunque anche un’eventuale responsabilità rispetto a chi ha firmato la delibera di annullamento. Attendiamo l’esito di questo scenario problematico ma, al di là della vicenda che riteniamo molto grave, c’è un giudizio politico: l’assessore dice che chi sbaglia corregge, noi siamo abituati alla logica del chi sbaglia paga”.
(Brigida Miranda)



