COMUNICATO
Parità, diritti e partecipazione

Emilia-Romagna. La Giornata della partecipazione sarà il 29 gennaio: comunità locali e territori al centro

Data e programma sono stati presentanti nel corso della commissione Statuto presieduta da Emma Petitti

Giovedì 29 gennaio si terrà la “Giornata della partecipazione 2026“, il tradizionale appuntamento annuale della Regione Emilia-Romagna dedicato al confronto pubblico sulle trasformazioni della democrazia partecipativa e sul ruolo dei territori. Quest’edizione è dedicata a “La partecipazione fluida: intermittente, tematica, spesso legata a problemi e a contesti di prossimità, che si affianca alle forme tradizionali di partecipazione, chiedendo strumenti nuovi, tempi più flessibili e linguaggi capaci di includere.

Data e programma sono stati comunicati dal direttore generale dell’Assemblea legislativa Andrea Orlando e da Michele D’Alena, intervenuto in rappresentanza del Capo di Gabinetto della giunta, nel corso della commissione Statuto presieduta da Emma Petitti. A fare gli onori di casa sarà il presidente dell’Assemblea legislativa Maurizio Fabbri, mentre le conclusioni saranno del presidente della Regione Michele de Pascale. Previsti anche gli interventi di Petitti, di numerosi assessori ed esperti della materia.

“Si tratta di un appuntamento molto importante perché le istituzioni sono chiamate a intercettare e accompagnare queste energie diffuse, evitando che si disperdano, e a costruire cornici pubbliche capaci di dare continuità all’impegno civico, rafforzando la fiducia e la qualità delle decisioni collettive”, spiega la presidente Petitti.

Sempre sul tema partecipazione, la commissione Statuto ha ascoltato Claudia Tubertini, professore associato di diritto amministrativo dell’Università di Ferrara, che, numeri alla mano e forte delle esperienze di questi anni, ha spiegato qual è il ruolo della Regione nella promozione della partecipazione amministrativa e democratica.

Nel corso del dibattito i consiglieri di centrosinistra hanno elogiato quanto fatto dalla Regione in questi anni e hanno invitato a rendere sempre più facili le attività legate alla partecipazione sotto l’aspetto della burocrazia. Tema, quest’ultimo, condiviso anche dal centrodestra, i cui consiglieri hanno sottolineato anche come spesso le attività di partecipazione siano più di facciata che di sostanza.

Il dibattito fra i consiglieri

Per Eleonora Proni (Pd) “la Giornata della partecipazione si annuncia con un programma molto interessante, così come sono significative le cose fatte in questi anni dalla Regione su questo tema. Ora occorre rendere sempre più accessibile la parte burocratica a cittadini, associazioni e istituzioni”.

Paolo Trande (Avs) ha ricordato come “si stia affrontando il problema di come dare risposta alla crisi della democrazia rappresentativa che viviamo dall’inizio di questo nuovo secolo. Fino a tempi recenti la risposta è stata contrapporre la democrazia rappresentativa a quella partecipativa, ora si comincia a capire che queste vanno integrate. In sintesi, il tema è aumentare la base sociale di chi compie le scelte”.

Barbara Lori (Pd) ha sottolineato come “la partecipazione possa aiutare molte realtà, Comuni e terzo settore in primo luogo, per contrastare le diseguaglianze. Per questo dobbiamo avere strumenti sempre più affinati e alla portata di tutti”.

Per Giovanni Gordini (Civici) “la partecipazione va collegata alla promozione della democrazia”.

Marco Mastacchi (Rete civica) ha invitato a “non cadere nel tranello delle operazioni di facciata o nel fatto che alcune piattaforme on line diventino degli sfogatoi, richiamando alla necessità di superare le difficoltà burocratiche”.

Francesco Sassone (FdI) ha sottolineato come “partendo da cose avvenute a Bologna non posso che registrare come la partecipazione spesso sia solo una serie di eventi di facciata. Troppo di frequente non si ascoltano realmente le persone e non si gestiscono quelle situazioni in cui, una volta consultate, le persone dicano cose diverse da quelle che le istituzioni si aspetterebbero. Il vero rischio è che ci sia un effetto delusione che allontana i cittadini dalle istituzioni invece di avvicinarli”.

(Luca Molinari)

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