Sostegno alle amministrazioni comunali per servizi di accoglienza, promozione e attrazione dei talenti e delle loro famiglie, supporto alle Università per la costituzione di servizi di placement di carriera per laureati e dottorandi, finanziamento di quasi 130 percorsi per dottorati di ricerca, corsi accademici che hanno interessato centinaia di ragazze e di ragazzi, sostegno alle start up e alla creazione di impresa, fondi per l’internazionalizzazione delle imprese e per far incontrare l’offerta e la domanda di lavoro, laboratori sulle competenze manageriali e percorsi per l’apprendimento della lingua italiana. Queste le principali voci del “bilancio” della legge regionale sui talenti fatto nel corso delle commissioni Scuola e Politiche economiche riunitesi in forma congiunta e presiedute rispettivamente da Maria Costi e Luca Giovanni Quintavalla.
Il bilancio dei primi due anni e mezzo della legge raggiunge una somma di più di 40 milioni di euro. A cui è necessario aggiungere gli oltre 44 milioni di euro destinati in questi anni ai servizi educativi per l’infanzia 0-3 anni per ampliare l’offerta e ridurre gli oneri a carico delle giovani famiglie nel territorio regionale.
Numeri alla mano, quindi, l’Emilia-Romagna continua a puntare sui propri talenti, così come ha dimostrato a partire dalla legge n. 2 del 21 febbraio 2023, un provvedimento innovativo riconosciuto come pratica avanzata dalla stessa Commissione Europea: la legge promuove iniziative e attività volte a valorizzare e coinvolgere la preziosa risorsa dei talenti.
“La legge si è avvalsa sin dalla sua attuazione di una serie di strumenti e politiche integrate, finanziate sia dal bilancio regionale sia dai Fondi Strutturali Europei”, spiega il vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico Vincenzo Colla per il quale “un quadro di interventi articolato che mira a creare un sistema integrato di servizi pubblici e privati proprio per potenziare le capacità del nostro ecosistema di attrarre e trattenere nuovi talenti. Tra gli strumenti ci sono servizi personalizzati per supportare chi è interessato a lavorare, a fare impresa o a fare ricerca in Emilia-Romagna, offrendo un accompagnamento mirato, mentre per le impese sono stati attivati servizi di promozione per agevolare la ricerca di profili specializzati all’estero o in altre regioni”.
Per il centrosinistra la legge ha dato risultati efficaci e in linea con le aspettative, mentre il centrodestra invita alla cautela perché una reale valutazione può avvenire solo nel lungo periodo e si deve affrontare il tema della denatalità.
I numeri
Scorrendo il bilancio della legge si vede che tra le principali voci di investimento spiccano quelle per promuovere e valorizzare le attività nei Comuni dell’Emilia-Romagna, con l’apertura di sportelli territoriali strutturali nelle città capoluogo, su cui sono stati investiti 1 milione e 800 mila euro coinvolgendo un totale di 6712 persone in progetti che hanno riguardato diversi ambiti: accoglienza e accompagnamento per famiglie, promozione offerta culturale, attività di terzo settore, corsi formativi; promozione del sistema produttivo, imprenditoriale, dell’università, offerta di siti e servizi web informativi sull’iniziativa. Sono stati stanziati oltre 10 milioni di euro per sostenere progetti universitari e percorsi di dottorato di ricerca negli atenei regionali. Atenei, Accademie e Conservatori di Musica hanno ottenuto più di 5 milioni di euro per istituire o rafforzare i propri servizi di placement a favore di studenti e dottorandi. Altre risorse sono state dedicate al sostegno di progetti di impresa, spin off universitari, centri di incubazione e accelerazione di impresa. Allo scopo di promuovere la permanenza di talenti sono stati finanziati percorsi di formazione linguistica per circa 5 milioni di euro. Il posizionamento internazionale della regione nel campo dell’attrazione dei talenti e nella promozione delle migrazioni qualificate è avvenuto grazie a progetti internazionali per circa 12 milioni di euro.
Il dibattito
A introdurre il dibattito alcune considerazioni della presidente della commissione Scuola Maria Costi che ha ricordato alcuni dati che emergono dall’analisi presentata: “le difficoltà nel reperimento dei lavoratori per le aziende sono in aumento e tra le figure più difficili da trovare ci sono tecnici di vendita, infermieri, programmatori, tecnici di gestione cantieri”
Per Ludovica Ferrari (Pd) “il quadro in cui agisce questa legge mette in risalto i nodi cruciali del nostro tempo ed è difficile interpretare il futuro dei giovani in un contesto geopolitico così difficile e mutevole. La legge ha però ridisegnato un ecosistema per chi vuole lavorare qui e sviluppare i propri progetti. Occorre inoltre cambiare la narrazione del nostro Paese trasformandola in positivo”.
Francesco Critelli (Pd) evidenzia che “l’Emilia-Romagna sia uno dei territori più fertili per coltivare talenti e trattenerli per contribuire allo sviluppo. In questo periodo storico particolare che non aiuta e non favorisce grandi opportunità, si deve partire dall’avanzare insieme tenendo uniti soggetti diversi e lavorare per dare risposte alle eccellenze: il nostro pilastro su cui costruire il futuro dei territori”.
“I dati sono sempre utili per provare a trovare soluzioni però ci fanno capire che si tratta di un insieme di condizioni e parametri di cui dobbiamo tenere conto – sottolinea Daniele Valbonesi (Pd) -. Per far sì che i giovani rimangano qua non dobbiamo ostinarci a guardare solo il parametro economico, ma osservando la situazione con un pensiero aperto dobbiamo creare le condizioni più adatte affinché possano trovarle ottimali come all’estero. Occorre inoltre tenere conto del calo demografico iniziato nel 2010 di cui vedremo gli effetti più avanti”.
Anche Fausto Gianella (FdI) pensa sia un problema quello della denatalità a cui si aggiunge il fatto che “i giovani spesso non portino avanti il lavoro familiare (ad esempio in ambito agricolo) e oltre alle difficoltà a trovare casa non riescono ad accedere al credito”.
“Oltre ai problemi economici o di finanziamenti i giovani trovano difficoltà anche per la burocrazia e allargo il quadro al fatto che la scelta del luogo in cui vivere tiene conto anche della qualità della vita, dei servizi, è una visione a 360 gradi”, per Alberto Ferrero (FdI).
Fabrizio Castellari (Pd) sottolinea quanto questa legge rappresenti un “punto alto, di eccellenza, specchio di una regione sempre capace di guardare oltre e lontano: una legge che è un cantiere”.
“Una legge riconosciuta anche a livello europeo che ha tra i punti di forza di mette in campo azioni in aspetti diversi: imprese, start up, lavoro, università, ricerca fino alle azioni di carattere sociale”, come fa notare Anna Fornili (Pd).
Marco Mastacchi di Rete civica coglie “gli effetti positivi della legge” ma sente l’esigenza di “allargare la discussione in maniera complessiva: ci troviamo di fronte a figure ad alta specializzazione ma manca il contesto adeguato in cui farle vivere”.
“È prematura la valutazione di questa legge perché gli effetti reali potremo vederli tra almeno cinque-sette anni”, spiega Alessandro Aragona (FdI), che ritiene fondamentale riflettere sul “sul senso che dobbiamo dare a queste cose”.
Luca Sabattini (Pd) conclude il dibattito ponendo “l’attenzione sulla concezione del che cosa definiamo come talento, perché non è un concetto scolpito nella pietra ma può cambiare nel tempo. Parallelamente stanno cambiando i settori di riferimento e dobbiamo tenere conto che le persone scelgano dove vivere tenendo conto soprattutto della qualità della vita”.
(Irene Gulminelli)


