Sanità e welfare

Parma, Bocchi (FdI): “Chiarezza su criteri per erogazione premi di risultato ai dirigenti dell’Ausl”

Nel suo atto ispettivo, Bocchi evidenzia anche che “tra gli obiettivi di mandato, dichiarati dall’ex direttore generale, per l’azienda parmense assumeva particolare rilievo la realizzazione di un percorso finalizzato alla creazione delle condizioni per una unificazione a livello provinciale”

La giunta dica quali siano gli obiettivi strategici che si sono ritenuti raggiunti e che hanno determinato l’erogazione dei premi di risultato alla dirigenza dell’Ausl di Parma e se condivide l’opportunità di erogazione dei premi stessi, in un momento in cui la sanità emiliano-romagnola è in difficoltà. Sono i quesiti che il consigliere di Fratelli d’Italia, Priamo Bocchi, rivolge alla giunta con un’interpellanza.

“Con delibera di giunta regionale 1359 del 2025 le aziende sanitarie sono state autorizzate a liquidare, ai rispettivi direttori generali, le retribuzioni di risultato relative all’anno 2024 – spiega Bocchi -. Tale delibera indica un livello di raggiungimento degli obiettivi pari all’86% per l’azienda Usl di Parma e per l’azienda ospedaliero-universitaria di Parma: all’ex direttore generale, al direttore sanitario, al direttore amministrativo e al collegio sindacale, per un totale superiore a 70mila euro”.

Nel suo atto ispettivo, Bocchi evidenzia anche che “fra gli obiettivi di mandato, dichiarati dall’ex direttore generale, per l’azienda parmense assumeva particolare rilievo la realizzazione di un percorso finalizzato alla creazione delle condizioni per una unificazione a livello provinciale”. “A oggi, però – va avanti il consigliere – risulta evidente che questo obiettivo sia tutt’altro che concluso, fatto che pone dubbi sulla congruità del riconoscimento del raggiungimento di un così elevato livello di obiettivi. La situazione economico-finanziaria dell’azienda Usl di Parma è estremamente preoccupante: il bilancio di esercizio 2024 presenta una perdita superiore ai 14 milioni, mentre i cittadini affrontano quotidianamente difficoltà di accesso alle cure, soprattutto a causa delle liste di attesa. Non meno rilevanti sono le condizioni lavorative del personale medico, infermieristico e tecnico, che quotidianamente affronta turni gravosi e straordinari”.

A rispondere in aula è stata la sottosegretaria Manuela Rontini che, dopo aver ricordato che la valutazione dei direttori generali si basa su una griglia valutativa di 82 obiettivi, è entrata nel merito della mancata unificazione delle aziende sanitarie di Parma. “A seguito di approfondimenti svolti – spiega -, allo stato attuale la normativa vigente non consente tali unificazioni. Queste potranno realizzarsi solo a seguito di una modifica del decreto legislativo 517 del 1999, motivo per cui tutte le attività di valutazione tecnica, gestionale ed economica sono state necessariamente sospese”. “La sanità dell’Emilia-Romagna è in difficoltà e questa giunta non l’ha mai nascosto – ha aggiunto Rontini -. Ma, pur nelle difficoltà, il servizio sanitario regionale continua a dare risposte, anche a pazienti da fuori regione, garantendo livelli di assistenza tra i più alti a livello nazionale. A fronte di un definanziamento nazionale conclamato, è stato chiesto uno sforzo in più ai cittadini, cosa che non facevamo da anni: questo ha consentito alla Regione di stanziare un contributo strutturale sulla sanità pari a 200 milioni. Dove lo Stato toglie, la Regione investe per garantire diritti inviolabili”.

Il consigliere Bocchi si è detto non soddisfatto della risposta. “Ormai non si contano più le segnalazioni che ho fatto negli ultimi mesi sui disservizi, sulle preliste, sui tempi di attesa – afferma -. Di visite dermatologiche o oculistiche non si parla neanche più, perché i cittadini si rivolgono direttamente al privato senza nemmeno provare a passare dal pubblico. Abbiamo verificato uno scoramento diffuso nel personale infermieristico e continuiamo a sentire il solito alibi del sottofinanziamento del governo. Questi elementi non possono giustificare in alcun modo una premialità assegnata ai dirigenti, perché il rischio che si corre è quello di dare l’impressione di essere in un sistema autoreferenziale. E’ il solito copione: i conti non tornano, i servizi arrancano, ma i manager e i direttori generali vincono comunque e trasformano, attraverso questo sistema, quello che è un fallimento collettivo in un successo individuale”.

(Brigida Miranda)

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