Scuola giovani e cultura

L’Assemblea approva il programma triennale sulla formazione professionale: 16mila gli iscritti

Fra gli obiettivi perseguiti dal sistema IeFP c’è, in primo luogo, quello del conseguimento del successo formativo, rafforzando gli interventi didattici e investendo nella personalizzazione educativa, per sostenere in particolare i giovani a rischio di abbandono scolastico

Nell’anno 2024/2025, in Emilia-Romagna, sono stati circa 16mila gli studenti iscritti ai percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP), collocati nei 35 enti di formazione accreditati e nei 44 istituti professionali accreditati. Numeri in crescita rispetto al passato, che testimoniano l’importanza di questi percorsi, soprattutto per gli studenti ad alto rischio di dispersione scolastica.

Se ne è discusso nel corso dell’odierna seduta d’Aula. L’Assemblea legislativa ha infatti approvato la “Programmazione triennale in materia di offerta di istruzione e formazione professionale (IeFP)” con voto favorevole delle forze di maggioranza e astensione da parte delle opposizioni.

Per quanto riguarda la distribuzione di genere, i dati indicano che il sistema IeFP è frequentato principalmente dalla componente maschile (quella femminile si attesta intorno al 30%). Significativa, nel sistema IeFP, è la presenza di alunni con cittadinanza non italiana, che rappresenta costantemente una percentuale superiore al 30%, circa il doppio rispetto al sistema di istruzione. Un dato che mette in risalto la forte attenzione del sistema IeFP all’inclusività.

Fra gli obiettivi perseguiti dal sistema IeFP c’è, in primo luogo, quello del conseguimento del successo formativo, rafforzando gli interventi didattici e investendo nella personalizzazione educativa per sostenere in particolare i giovani a rischio di abbandono scolastico. Il tasso di dispersione scolastica, nel 2024, in Emilia-Romagna è stato pari al 7,9% (a fronte del 9,8% nazionale): una differenza dovuta soprattutto alla componente maschile della dispersione che, a livello nazionale, è del 12,2%, mentre in Emilia-Romagna si ferma all’ 8,8%. Un obiettivo realizzato anche grazie al ruolo del sistema IeFP, che ha consentito a ogni studente di essere seguito fino al conseguimento della qualifica professionale per poter entrare in modo qualificato nel mercato del lavoro o per proseguire nella formazione tecnica e professionale. Altro strumento per contrastare la dispersione sono i percorsi propedeutici di prima annualità, finalizzati a dare supporto orientativo e competenze di base: l’87,6% di coloro che hanno frequentato un primo anno propedeutico si iscrive a un II anno per l’acquisizione della qualifica professionale e lo conclude con successo.

A partire da gennaio 2023, inoltre, sono stati attivati percorsi personalizzati IeFP per minori stranieri non accompagnati che abbiano compiuto o siano prossimi al compimento del 17esimo anno di età. Nei primi due anni di attuazione, sono stati realizzati in totale 42 corsi che hanno portato più di 500 minori al conseguimento di un’attestazione. Nell’anno 2025 sono stati approvati 33 corsi, in fase di realizzazione, per un totale di 375 potenziali iscritti.

Alla luce dei numeri e degli obiettivi del programma il centrosinistra ha apprezzato l’attività della giunta, sottolineando l’importanza della formazione professionale. Il centrodestra, invece, ha evidenziato alcune criticità: fra queste, il fatto che la gran parte degli studenti che si iscrivono al secondo anno di un percorso IeFP, lo fanno perché reduci da una bocciatura o da un fallimento scolastico.

Il dibattito in aula

Maria Costi (Pd) ha evidenziato come il sistema IeFP restituisca “una potenzialità enorme in relazione alla formazione professionale e all’orientamento al lavoro: un prezioso strumento di inclusione, di coesione, di cittadinanza attiva, per abbattere la dispersione scolastica e l’inattività dei ragazzi e delle ragazze”. La formazione professionale, ha ribadito Costi, “accompagna in percorsi mirati e personalizzati chi smarrisce la strada, soprattutto i ragazzi più fragili, come ad esempio i minori stranieri non accompagnati, affinché l’istruzione sia un diritto accessibile a tutti e veicolo di inserimento sociale”.

Alberto Ferrero (FdI) ha messo in luce alcune criticità: “Se guardiamo ai dati dell’anno 2024/2025, gli iscritti al primo anno propedeutico sono appena 234, mentre nella seconda annualità diventano circa 4mila. Questo significa che molti studenti accedono al secondo anno dopo una bocciatura o cambiando scuola e questo depotenzia il ruolo dell’IeFP che, in un sistema maggiormente integrato, dovrebbe rappresentare una prima scelta. Il sistema resta ancora in una sorta di zona grigia, l’orientamento appare ancora debole, tardivo, spesso difensivo, e avviene dopo insuccessi scolastici e non come percorso autonomo con una sua dignità”.

Giudizio positivo da Paolo Trande (Avs) per le azioni introdotte dalla Regione, soprattutto sul fronte “dell’attenzione alla personalizzazione per studenti a rischio di abbandono scolastico e della continuità dei percorsi, per permettere ai giovani di accedere a tutti i livelli di specializzazioni tecniche e professionali, in collaborazione con le imprese”. Trande ha rimarcato le finalità del sistema IeFP, fra le quali quella “di contrastare il fenomeno dei NEET, cioè giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano”. “Politiche come queste servono a formare, ad accompagnare nel mondo del lavoro, ma senza mai dimenticare che non devono formare solo forza lavoro, ma anche cittadini, tenendo quindi, in buon equilibrio, la parte dell’istruzione e della cultura”, conclude.

Per Valentina Castaldini (FI) “il contrasto alla dispersione scolastica e la costruzione di un ponte tra scuola, formazione e lavoro è un patrimonio che va riconosciuto. Per questo, a fronte di una riduzione dei percorsi di formazione professionale, chiediamo se la scelta è programmatoria o si tratta di una dinamica non governata. Altro aspetto da tenere bene in considerazione è che l’inclusione non può essere solo quantitativa: serve investire sulla qualità educativa dando continuità a percorsi in particolare nelle aree interne. Bisogna poi pensare ai percorsi per minori stranieri non accompagnati che devono mettere assieme formazione, integrazione e volontariato”.

Anna Fornili (Pd) ha sottolineato come la “formazione sia uno strumento che risponde in modo concreto ai bisogni educativi dei nostri ragazzi a partire dall’inclusione. Mettere insieme la dimensioni educativa e quella professionale integrandole per ridurre il disallineamento tra scuola e lavoro significa creare prospettive concrete per i ragazzi. È questo il vero valore della formazione professionale e saper intercettare i ragazzi nel momento più delicato della loro crescita fa la differenza. Determinante l’attenzione per le aree interne e marginali dove la formazione serve anche a tenere insieme le comunità”.

Giancarlo Tagliaferri (FdI) ha ribadito: “Il sistema IeFP è uno degli assi più rilevanti in materia di scuola, formazione e lavoro e rappresenta per molti ragazzi una vera alternativa, spesso decisiva, per costruire competenze concrete e spendibili. I dati dell’Emilia-Romagna sono migliori della media nazionale, un fatto positivo che va riconosciuto ma che non deve diventare alibi per accontentarsi. La sfida non è tenere i ragazzi dentro il sistema, ma garantire la qualità del percorso offerto, che deve essere capace di accompagnare i giovani verso una scelta consapevole e non subita. I dati relativi agli iscritti del primo anno propedeutico indicano che i numeri sono ancora bassi e questo è un limite strutturale che dobbiamo avere il coraggio di affrontare, anticipando le scelte prima che il disagio esploda”.

Per Fabrizio Castellari (Pd) “questi percorsi rappresentano una svolta nella vita dei ragazzi e delle loro famiglie, un punto di respiro positivo a cui dobbiamo guardare con molta attenzione. La dispersione scolastica è in diminuzione, ma questo non ci deve bastare: abbiamo l’obbligo morale di fare di tutto per lavorare verso l’inclusione e il recupero di tutti i ragazzi. Ragazzi ai quali dobbiamo dire che, entrando nel sistema IeFP, non giocano un campionato di serie B ma di serie A”.

Lorenzo Casadei (M5 Stelle) ha evidenziato: “Dobbiamo continuare a valorizzare la dignità del lavoro. Questa programmazione serve a definire la visione delle nostre comunità. È nel passaggio tra scuola, università, lavoro e fragilità dei territori che si misura la capacità di non lasciare indietro nessuno. La dispersione scolastica e formativa è un problema che si materializza anche in maniera subdola e con questo piano dobbiamo cercare di intercettare le persone a rischio. La formazione professionale non deve essere considerata una seconda scelta ma una prospettiva per il futuro”.

Annalisa Arletti (FdI) ha sottolineato: “Si tratta di un programma importante che riguarda l’istruzione e la formazione e crediamo che l’obiettivo debba essere sempre quello di elevare le competenze e ampliare le opportunità di acquisizione di una qualifica professionale. Per questo, riteniamo che il sistema IeFP debba ambire sempre più a un’offerta formativa orientata al mercato: ed è per questo che gli organismi di formazione devono sempre più avere relazioni profonde con il territorio, con i soggetti economici e sociali, con le agenzie per il lavoro e i centri per l’impiego, affinché le buone intenzioni non rimangano sulla carta”.

Tommaso Fiazza (Lega) ha parlato di “un atto di rilievo politico-istituzionale che incide direttamente sul futuro di migliaia di ragazzi e sul loro rapporto con il mondo del lavoro”. “Tuttavia, questa programmazione fatica ad affrontare con decisione le criticità strutturali e non propone una visione capace di orientare l’evoluzione futura. Ad esempio, solo il 73,6% degli iscritti consegue la qualifica del triennio considerato: questo significa che circa un giovane su quattro resta escluso dal percorso. Non si tratta di una percentuale marginale, ma di un bacino potenzialmente rilevante di dispersione scolastica. Oltre il 70% dei diplomati nel sistema IeFP, inoltre, sceglie di rientrare nel sistema di istruzione statale per conseguire il diploma quinquennale, mentre solo una minoranza accede direttamente al lavoro, altro elemento che dovrebbe indurci a riflettere sul valore effettivo del diploma professionale e sulla sua percezione da parte delle imprese”.

In conclusione il vice presidente e assessore allo Sviluppo economico Vincenzo Colla ha ricordato che “in Emilia-Romagna ci sono 531mila studenti e 280mila universitari a dimostrazione di come la nostra regione scommetta su una tenuta sociale e culturale molto forte. Il fatto che nei nostri territori la disoccupazione si attesti a poco più del 4% dimostra che abbiamo una tenuta incredibile. A maggior ragione dobbiamo contrastare la dispersione scolastica, sostenere le fragilità e prestare attenzione all’integrazione sociale. Altro tema cruciale è lo scenario demografico per la tenuta del nostro sistema economico. Abbiamo bisogno di un nuovo modello di accoglienza che viaggi di pari passo con l’attrazione dei talenti per la quale esiste già una legge, per far reggere il tutto. A questo riguardo è aperta la discussione con Cna, Confindustria e Lega della cooperazione per capire di cosa ha bisogno il nostro sistema scolastico e formativo”.

(Brigida Miranda e Lucia Paci)

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