“Il principio ‘senza consenso libero e attuale è violenza’ rappresenta la condizione essenziale per contrastare la violenza sulle donne”.
A sollecitare la giunta regionale, con una risoluzione, a intervenire per fare pressioni su Roma affinché questo principio non venga cancellato dal provvedimento in discussione in parlamento sul tema della violenza sessuale sono Simona Lembi (prima firmataria), Elena Carletti, Marcella Zappaterra e Paolo Calvano del Partito democratico.
Da Roma, infatti, dopo l’approvazione alla Camera dei deputati (con voto unanime) lo scorso 25 novembre (nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne) di una proposta di legge contenente questo principio si è poi deciso al Senato di modificare il testo: l’’emendamento, sostenuto dalla relatrice Giulia Bongiorno, sostituisce il paradigma del consenso con quello del dissenso (si elimina la parola “consenso” per puntare su “contro la volontà”).
“Il testo originario – rimarcano i quattro consiglieri regionali – era frutto di un accordo politico tra le leader dei due principali partiti di maggioranza e opposizione, Giorgia Meloni ed Elly Schlein”. Proseguono: “In Europa leggi basate sul principio del consenso sono già state adottate in Belgio, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito”. Rimarcano: “La stessa Corte europea dei diritti dell’uomo sulla materia impone agli stati membri di perseguire ogni atto sessuale non consensuale, anche in assenza di resistenza fisica”.
Lembi e colleghi proseguono poi sui numeri delle violenze sessuali in Emilia-Romagna: “L’Emilia-Romagna registra una delle più alte incidenze di violenze sessuali denunciate in Italia (16,42 per 100.000 abitanti contro una media nazionale di 11,18), con il 91% delle vittime rappresentato da donne, confermando la dimensione strutturale del fenomeno”. Aggiungono: “Senza un’esplicita norma sul consenso troppe condotte non violente nel senso fisico ma chiaramente prive di volontà libera e attuale rischiano di rimanere in zone grigie, esposte a stereotipi, pregiudizi e forme di vittimizzazione secondaria”.
Il Pd, sul tema, chiede, quindi, alla giunta regionale “di sensibilizzare il governo nazionale affinché recepisca integralmente le raccomandazioni della Corte europea, come peraltro previsto nella Convenzione di Istanbul sottoscritta anche dall’Italia, abbandonando ogni posizione tendente a indebolire o diluire la definizione del consenso”. Sollecita poi l’esecutivo regionale “a promuovere, a sostegno della cultura della libertà e dell’autonomia delle donne, progetti educativi nelle scuole, con anche il coinvolgimento degli enti locali, fondati sulla centralità del consenso e del rispetto”.
(Cristian Casali)


