La Regione faccia chiarezza sull’inchiesta che coinvolge il Centro di procreazione medicalmente assistita (PMA) dell’ospedale del Delta, in provincia di Ferrara. Lo chiede Fausto Gianella (FdI) in un’interrogazione presentata in Assemblea legislativa.
“Dalle notizie di stampa locali e nazionali e dalle denunce delle organizzazioni sindacali, è emerso un quadro di gravità inaudita relativo alla gestione del Centro, un tempo eccellenza regionale e oggi teatro di un’indagine giudiziaria che ipotizza reati contro la persona e la fede pubblica – evidenzia Gianella. L’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura di Ferrara, ha portato, nel novembre scorso, a perquisizioni domiciliari e all’iscrizione nel registro degli indagati di figure apicali e operatori sanitari”.
Il consigliere spiega che le ipotesi di reato delineano un sistema fraudolento basato su scambio di embrioni ed aborto indotto con l’inganno. “L’episodio più agghiacciante risalirebbe al 2023, – indica il consigliere – impianti fantasma, ovvero la registrazione sistematica nelle cartelle cliniche e nei registri operatori di trasferimenti embrionali mai avvenuti, simulando l’atto medico per giustificare i costi o coprire inefficienze. Inoltre, falsificazione di cartelle e percorsi terapeutici”.
“Le vittime di questa vicenda – rimarca l’esponente di FdI – sono centinaia di coppie che hanno speso anni di vita, risorse economiche e speranze, sottoponendosi a trattamenti inutili o dannosi, e che oggi vivono nel terrore di aver subito scambi biologici o di avere embrioni crioconservati non più rintracciabili o sicuri”.
Gianella sottolinea che, come denunciato dalla CGIL, si parla di trasferimenti disposti nel mese di gennaio a carico del personale che ha collaborato con l’Autorità Giudiziaria, “fatto che se verificato – continua il consigliere – risulterebbe alquanto grave”.
Alla luce del quadro emerso, il consigliere chiede alla Giunta i motivi per cui “il sistema di accreditamento regionale e gli audit clinici periodici non abbiano rilevato, per oltre 24 mesi, la falsificazione sistematica dei registri operatori e delle cartelle cliniche in un Centro di III livello”, “se la Regione sia a conoscenza dei procedimenti disciplinari o dei trasferimenti disposti nel mese di gennaio a carico del personale che ha collaborato con l’Autorità Giudiziaria, come denunciato dalla CGIL” e “quante siano esattamente le cartelle cliniche sequestrate e quante le pazienti potenzialmente coinvolte in trattamenti ‘fantasma’ o scambi di materiale biologico”.
(Giorgia Tisselli)



