La giunta regionale prenda posizione, alla luce della recente sentenza del Tar che ha annullato l’istituzione della “Città 30” di Bologna, e dica se ritenga sbagliate, dal punto di vista istituzionale, le dichiarazioni del sindaco e dell’assessore alla Mobilità del Comune di Bologna, che lasciano intendere che la decisione sia stata assunta su pressione del governo nazionale, ritenendo pertanto violata l’indipendenza della magistratura.
E’ il quesito che il consigliere di Fratelli d’Italia, Francesco Sassone, pone alla giunta nel corso del question time odierno in aula.
L’atto ispettivo parte dalla recente sentenza del Tar di Bologna, del 20 gennaio 2026, con la quale è stata di fatto annullata l’istituzione della cosiddetta “Città 30”, ritenendo che l’introduzione di un limite di velocità generalizzato rappresenti una “violazione dei limiti di competenza regolatoria del Comune”, in quanto la legge consente l’applicazione di tali limiti solo a singole strade che presentano particolari e ben specificate caratteristiche, che devono essere puntualmente individuate.
“Dopo la pubblicazione della sentenza – spiega Sassone -, il sindaco di Bologna ha ribadito l’intenzione di portare avanti l’idea di Città 30 e, anzi, di rafforzarla, accusando il nostro partito di lavorare contro il bene della città. L’assessore alla Mobilità ha parlato di tentativo di boicottaggio politico messo in atto dall’esecutivo nazionale sulla pelle dei cittadini, affermando che Bologna paga lo scotto di non allinearsi alle scelte del governo Meloni”.
A rispondere in aula è l’assessora alla Mobilità Irene Priolo. “Quando abbiamo parlato di Città 30 – spiega -, abbiamo anche detto come questo strumento stia funzionando in molte città europee, producendo effetti positivi dal punto di vista della riduzione degli incidenti. Auspico che si possa trovare un terreno neutro di confronto, all’interno del quale si possa guardare a questi provvedimenti per il bene comune e per salvaguardare la vita dei cittadini, uscendo dalla diatriba politica. Le sentenze vanno rispettate e questa sentenza ha chiarito che il provvedimento non è sbagliato dal punto di vista sostanziale ma solo formale e quindi resta valido nel suo obiettivo. Il provvedimento andrà migliorato, individuando le strade in modo circostanziato, come il Tar sta chiedendo di fare”.
“Speravo in una risposta meno retorica – ha concluso Sassone nella sua replica, dichiarandosi non soddisfatto -. Chi ha rifiutato il confronto è sempre stata la parte politica che governa la Città di Bologna. Quando, ripetutamente, abbiamo fatto presente che si stava sbagliando, il confronto è stato negato, tanto che si è dovuto ricorrere ai giudici per ottenere giustizia. Non siamo contrari a prescindere alle ‘zone 30’, che in alcune aree devono essere istituite, ma l’ideologia deve restare fuori dalla questione, perché il rischio è quello di allontanare realmente la sicurezza dai cittadini”.
(Brigida Miranda)



