Ridurre il digital divide tra Appennino e pianura, tra aree interne e città. Potenziare la telemedicina e consentire una gestione più semplice del Fascicolo sanitario elettronico. L’Assemblea legislativa ha approvato l’Agenda digitale 2025-2029, il “piano dei lavori” per superare il gap tecnologico tra i territori e le generazioni in Emilia-Romagna e consentire una serie di agevolazioni tra cui l’utilizzo dei big data per l’analisi in tempo reale delle presenze e flussi turistici, nuovi tralicci telefonici nelle zone dell’Appennino e della pianura, software avanzati per la gestione dell’Edilizia residenziale pubblica (Erp). E ancora: automazione per ridurre i costi e l’impatto ambientale in agricoltura, azioni per superare le disuguaglianze di genere nell’accesso e nell’uso delle tecnologie.
L’Agenda digitale è stata approvata con il voto favorevole di Pd, Avs, Civici e Movimento 5 Stelle e l’astensione di FdI e Lega: il centrosinistra ha sottolineato l’importanza del lavoro della Regione per ridurre il divario tra i territori, mentre il centrodestra ha chiesto più attenzione per il ruolo delle imprese e per le aree interne. L’astensione del centrodestra è stato anche il frutto dell’approvazione di alcuni emendamenti bipartisan. Prima di approdare in Aula, l’Agenda digitale è stata discussa e approvata nella commissione Statuto e Regolamento e in quella Bilancio, dopo aver riscosso il consenso dei rappresentanti di Alleanza Cooperative, Cna, Confindustria e Confartigianato, concordi nel sostenere l’importanza di quanto fatto dalla Regione per far sì che l’innovazione tecnologica semplifichi il rapporto con la Pubblica Amministrazione e migliori la vita di cittadini e imprese.
Da segnalare come l’Agenda digitale si inserisca su un tessuto tecnologico che vede l’Emilia-Romagna sul podio nazionale ed europeo dell’innovazione digitale: secondo il Politecnico di Milano, infatti, nel 2025 l’Emilia-Romagna registra il livello di digitalizzazione più elevato fra tutte le regioni italiane, con un indice DESI regionale (Digital Economy and Society Index) pari al 59%, seguita da Trentino-Alto Adige (58%) e Lombardia (57%).
Il dibattito
Per Priamo Bocchi (FdI) “questo provvedimento ha obiettivi lontani e poco misurabili e come primo limite vanno registrati lo scarso coinvolgimento del privato e del mondo delle imprese e l’assenza di strumenti che possano evitare e limitare la disparità tra piccole, medie e grandi imprese. Mancano anche strumenti che possano rappresentare un’alternativa alla digitalizzazione per le persone anziane. In ambito sanitario, per il fascicolo elettronico e la telemedicina ci sono delle falle e anche per un welfare digitale mancano strumenti per dare risposte più efficaci a chi ha bisogno. Ultimo aspetto: ancora poche persone hanno competenze digitali in Emilia-Romagna e per questo serve un’accelerazione importante”.
Luca Pestelli (FdI) ha sottolineato “l’importanza di investimenti per potenziare la connettività onde evitare disuguaglianze tra territori, abitudini e competenze. C’è una contraddizione nella linea politica della giunta sul tema della digitalizzazione: si parla spesso della disconnessione consapevole come diritto ma contestualmente si diffondono canali per servizi esclusivamente digitali. Parliamo di due valori non incompatibili, ma il dovere politico della Giunta è chiarire come intende bilanciarli altrimenti rischia di passare un messaggio contradditorio”.
Per Tommaso Fiazza (Lega) “si tratta di un percorso avviato da tempo e, secondo quanto riportato, durante le fasi di discussione sono stati oltre 900 gli stakeholder e le realtà consultate. Mi ha stupito quindi quando ci sono state le audizioni e alcuni relatori hanno ringraziato per il coinvolgimento, spiegando che finora non erano stati coinvolti. Se è così è un problema e per questo credo che risultati migliori ci sarebbero potuti essere. In questo senso sembra che qualcosa non abbia funzionato e che sia mancato il dialogo. Nel documento, quando si parla delle famiglie con accesso a internet, si notano delle criticità così come nel punto relativo alle imprese rispetto al nazionale. Non compaiono nel testo le zone viola, cioè quelle in cui manca ancora la connettività e sarebbe utile capire quali sono e perché sono state escluse finora dagli interventi. Senza connessioni adeguate non è possibile sviluppare nuove realtà economiche: l’intelligenza artificiale può aiutare le aziende e penso che i gemelli digitali, se utilizzati bene, potrebbero aiutare il consiglio a prendere le scelte politiche. L’interconnettività dei dati è un altro tema importante. Guardando alla digitalizzazione dei territori si nota una differenza significativa tra le aree (Parma e Piacenza presentano criticità rispetto ad altre zone) e penso che i prossimi bandi debbano tenere conto di queste discrepanze. Il nostro compito è ridurre i divari e garantire situazioni di equilibrio di partenza”.
Per Giovanni Gordini (Pd) “Vorrei dettagliare l’emendamento che ho presentato che è strettamente legato all’ambito sanitario. Quella di oggi è un’occasione storica e importante e penso che i punti cruciali in cui una Regione come la nostra debba investire siano la coesione e la cura. Questo il principio e l’impegno che possono tenere insieme i diversi attori che ci sono e che daranno risposte su diversi versanti a tutti i cittadini, anche in ambito sanitario. Il fascicolo sanitario elettronico, ad esempio, deve essere visto come strumento per cogliere i vantaggi di queste operazioni”.
Per Lorenzo Casadei (M5 Stelle) “è giusto potenziare le infrastrutture pubbliche: negli anni la Regione ha costruito una struttura molto importante anche se paragonato a quanto è avvenuto in altre Regioni, anche nella gestione dell’Intelligenza Artificiale l’Emilia-Romagna opera per semplificare la vita alle persone e migliorare la gestione dei servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione”.
Per Annalisa Arletti (FdI) “questo documento non è ancora all’altezza di ciò che dovrebbe essere visto che non valorizza, tra le altre cose, a sufficienza il ruolo delle imprese e non dà tutte le risposte necessarie peer risolvere ii problemi delle aree interne. Parlare oggi di Agenda digitale significa parlare di semplificazione: negli anni la nostra Regione ha costruito un percorso molto bello su questo tema, ma pensiamo che ci sia ancora tanto da fare”.
Le dichiarazioni di questi consiglieri si sono aggiunte a quelle pronunciate da alcuni loro colleghi nel corso della scorsa seduta dell’Assemblea legislativa durante la quale era iniziata la discussione sull’Agenda digitale.
Paolo Calvano (Pd) ha spiegato che “sull’Agenda digitale è stato fatto un buon lavoro nel metodo e nella sostanza: vogliamo che nessuno resti indietro, che tutti i cittadini abbiamo le stesse opportunità tecnologiche. Spiace che, invece, da parte del Governo non sia stato seguito lo stesso nostro metodo sulla vicenda di Italia Meteo. Nel merito dell’Agenda digitale abbiamo realizzato un programma quadriennale di interventi che mirano a digitalizzare la nostra comunità ben sapendo che digitalizzare aiuta cittadini e imprese. Lavoriamo perché tutte le imprese possano usufruire al meglio dei benefici dell’Intelligenza Artificiale e della digitalizzazione, ma questo deve avvenire regolamentando queste iniziative perché non vogliamo provocare nuove spaccature nella nostra società e per raggiungere questo obiettivo occorre la collaborazione di tutti”.
Vincenzo Paldino (Civici) ha sottolineato come “l’Agenda digitale 2025-2029 è coerente con le politiche comunitarie e come debba essere considerata strumento di trasformazione delle imprese. Occorre anche puntare a snellire le procedure della pubblica amministrazione e sostituire l’analogico per alleggerire i costi. Il compito della P.A. è rendere i servizi tecnologici più accessibili. L’auspicio è che il pacchetto ‘digital omnibus’ venga finalmente realizzato per rispondere alle sfide: è determinante rispondere alla tecnologia europea assicurando che l’attività di ricerca e sviluppo avvenga sul nostro suolo. L’Emilia-Romagna può agire come laboratorio con strategie che pongono l’intelligenza artificiale a servizio del bene comune garantendo tecnologie trasparenti e tracciabili e per mantenere competitivo il tessuto imprenditoriale locale”.
Per Giancarlo Tagliaferri (FdI), invece, “c’è una profonda distanza tra la narrazione e la realtà. Il confronto delle ultime settimane ha portato miglioramenti grazie al contributo del sistema produttivo e gli emendamenti presentati rafforzano proprio il riferimento al sistema produttivo come pilastro per la trasformazione digitale regionale che riguarda non solo la P.A. ma la competitività del territorio. Parlare di agenda digitale significa parlare di sviluppo economico. Tuttavia, ci sono divari evidenti tra città e piccoli comuni, pianura e montagna e, se non si interviene, si rischia di accentuare il divario tra territori. Altro elemento riguarda il ruolo delle infrastrutture necessarie per la trasformazione digitale nella P.A.: richiedono risorse che molti piccoli comuni hanno difficoltà a gestire col rischio di metterli in difficoltà. La vera sfida non è scrivere strategie ma realizzarle”.
(Irene Gulminelli, Lucia Paci e Luca Molinari)



