La riforma del Servizio Sanitario Nazionale deve avvenire con il pieno riconoscimento e la valorizzazione del ruolo delle Regioni nell’attuazione delle competenze già attribuite, rafforzando gli strumenti di programmazione territoriale e la capacità di risposta ai bisogni reali delle comunità.
A chiederlo è una risoluzione a firma di Giovanni Gordini (Civici) e Paolo Trande (Avs) in cui si ricorda che lo scorso 12 gennaio il Governo ha approvato, su proposta del Ministro della Salute e senza intesa con le Regioni, una proposta di legge delega finalizzata all’adozione, entro il 31 dicembre 2026, di uno o più decreti legislativi di riforma organica del Servizio Sanitario Nazionale. Per Gordini e Trande il disegno di legge interviene su ambiti di rilievo fondamentale per l’organizzazione del sistema sanitario, tra cui la classificazione delle strutture ospedaliere e l’introduzione di presidi di riferimento nazionale, la riorganizzazione delle reti tempo-dipendenti, il presunto potenziamento dell’assistenza territoriale e la revisione del ruolo dei medici di medicina generale e la revisione del modello complessivo del Servizio Sanitario Nazionale, inclusi i servizi di salute mentale: ambiti che, si legge nella risoluzione, rientrano nella competenza concorrente Stato-Regioni ai sensi dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione. “La Regione Emilia-Romagna ha formalmente richiesto un pieno e sostanziale coinvolgimento delle autonomie territoriali nella definizione della riforma, in coerenza con il principio costituzionale di leale collaborazione”, spiegano i due consiglieri per i quali “l’impostazione complessiva del provvedimento evidenzia un’impronta fortemente centralistica, che rischia di ridurre il ruolo programmatorio delle Regioni e di comprimere gli spazi di autonomia organizzativa costruiti negli anni”.
Da qui la risoluzione che invita la Giunta a “richiedere al Governo che i decreti legislativi siano adottati previa intesa preventiva in Conferenza Stato-Regioni, quale condizione imprescindibile per garantire il rispetto del principio di leale collaborazione e di richiedere al Governo e al Parlamento di orientare il percorso di riforma non verso modelli centralistici e calati dall’alto, ma verso il pieno riconoscimento e la valorizzazione del ruolo delle Regioni nell’attuazione delle competenze già attribuite, rafforzando gli strumenti di programmazione territoriale e la capacità di risposta ai bisogni reali delle comunità”.
Tra le altre richieste che la Regione deve fare al governo ci sono quelle di “sollecitare l’adozione di un piano straordinario di rafforzamento del personale sanitario, volto a superare il ricorso strutturale a forme di lavoro precario e non subordinato, a garantire condizioni di lavoro stabili e attrattive e a promuovere la valorizzazione del servizio sanitario pubblico quale pilastro fondamentale del sistema di tutela della salute”.
(Luca Molinari)


