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L’Assemblea approva la nuova legge sull’agricoltura: investimenti per 12 milioni, nuove norme a tutela delle api e proroga del piano faunistico venatorio

Pd, Avs, Civici, M5s e Rete civica hanno votato a favore, mentre FdI, FI e Lega si sono astenuti. Per il centrosinistra si tratta di un provvedimento che mette ordine nel mondo agricolo accogliendone le richieste e dando sostegno a una settore fondamentale per l’economia regionale, mentre per il centrodestra si poteva e doveva essere più coraggiosi, a partire da temi come l’acquacoltura e il contrasto al granchio blu

Investimenti pari a 12 milioni  (4 milioni di euro l’anno per tre anni) per sostenere imprese agricole, zootecniche e ittiche. Norme a tutela dell’ape italiana e dell’apicoltura, novità dettate dall’importanza che le api hanno per l’ambiente e per un indotto economico rilevante per l’economia regionale. Proroga dell’attuale Piano faunistico venatorio regionale fino all’approvazione di quello nuovo, la cui discussione è già iniziata quindici giorni fa in commissione Politiche economiche.

L’Assemblea legislativa ha approvato la nuova legge regionale in materia di agricoltura proposta dalla Giunta: Pd, Avs, Civici, M5s e Rete civica hanno votato a favore, mentre FdI, FI e Lega si sono astenuti. Per il centrosinistra, infatti, si tratta di un provvedimento che mette ordine nel mondo agricolo accogliendone le richieste e dando sostegno a una settore fondamentale per l’economia regionale, mentre per il centrodestra si poteva e doveva essere più coraggiosi, a partire da temi come l’acquacoltura e il contrasto al granchio blu. Dai banchi della minoranza, invece, Rete civica ha votato a favore del provvedimento di legge.

A presentare il progetto di legge sono stati i due relatori: Niccolò Bosi (Pd) per la maggioranza e Fausto Gianella (FdI) per la minoranza. Per Bosi “il progetto di legge è un forte investimento su un settore come quello agricolo che ha un grande valore per la nostra regione: da un lato rende strutturale tutta una serie di aiuti per filiere agricole, come la barbabietola, che sono in difficoltà, dall’altro interviene a tutela della zootecnica e dell’acquacoltura, con misure di contrasto alla diffusione del granchio blu. Rendiamo strutturali gli interventi per dare certezze agli operatori del settore. Poi, ci sono le norme a tutela delle api e a sostegno dell’apicoltura: sono un doppio investimento, perché non solo sostengono l’aspetto economico del comparto, ma in quanto sappiamo tutti che le api hanno un grande valore per il mantenimento e lo sviluppo della biodiversità nel nostro territorio”. Concorda sull’importanza della tutela delle api anche Gianella che ha ricordato: “C’è una famosa frase che dice che quando non ci saranno più le api non ci sarà più vita sulla terra. Dobbiamo tutelare i cittadini dall’arrivo di miele dall’estero, di dubbia produzione, che forse non è nemmeno miele in quanto prodotto in modo sintetico e che rischia di colpire il nostro mercato e danneggiare i consumatori. Nel complesso della legge concordo sulla necessità di strutturare gli interventi a sostegno del settore, ma proprio per questo ci dobbiamo interrogare sul perché abbiamo dovuto fare una legge così, sul perché agricoltori e acquacoltori hanno bisogno di aiuti e leggi a sostegno del loro lavoro: ci sono intere colture, come il riso, o la molluschicoltura, colpita dal granchio blu, a rischio per via dell’invasione di specie non autoctone. Bene gli aiuti economici, ma servono soluzioni per risolvere i problemi alla base”.

Soddisfazione per l’approvazione della legge è stata espressa dall’assessore all’Agricoltura Alessio Mammi per il quale “abbiamo deciso di dotarci di uno strumento per sostenere in maniera strutturale i comparti dell’agricoltura, della zootecnia, della pesca e dell’acquacoltura, rafforzando il sostegno alle imprese e accompagnandole in una fase complessa: mettiamo a disposizione di questi settori produttivi, che rappresentano un pilastro dell’economia dell’Emilia-Romagna, un supporto adeguato a un contesto caratterizzato da forti oscillazioni dei mercati, dall’aumento dei costi di produzione, dagli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico e dalla pressione delle specie invasive puntando a garantire stabilità, competitività e sostenibilità nel medio periodo. Una parte importante del provvedimento è dedicata all’apicoltura, un settore strategico non solo dal punto di vista economico, ma anche ambientale. Le modifiche alla legge regionale rafforzano la tutela dell’ape italiana, l’Apis mellifera ligustica, rendono la normativa regionale più coerente con il quadro nazionale, migliorano i controlli sanitari, chiariscono le regole e introducono strumenti che favoriscono la prevenzione e la gestione delle irregolarità”.

L’Assemblea legislativa ha anche approvato alcuni ordini del giorno legati alla legge sull’agricoltura: quello di Rete civica, Lega FI per l’adozione di misure straordinarie contro la blue tongue (lingua blu) e quello di Pd, Avs, Civici, M5s e Rete civica a sostegno dell’agricoltura di montagna.

Prima di arrivare in Assemblea, il progetto di legge è stato ampiamente discusso nel corso della commissione Politiche economiche dove è stato anche oggetto del parere delle associazioni di categoria: a favore si sono espressi i rappresentanti di Coldiretti, Legacoop Estense, Agricoltori Italiani, Conapi, Federpesca e le associazioni dei pescatori del Delta del Po e di Cesenatico, mentre l’Associazione Allevatori Bovini di Razza Reggiana e Agricoltori Attivi Italiani hanno chiesto la massima attenzione sulle modalità di utilizzo delle risorse stanziate, in modo che non ci siano fondi regionali sottoutilizzati.

La parola ai consiglieri

Paolo Calvano (Pd) ha ribadito che “il provvedimento era atteso sia rispetto al settore agricolo sia all’assetto normativo della Regione. Mette nero su bianco la volontà di intervenire in maniera strutturale per uno dei settori nei quali l’Emilia-Romagna eccelle. È una scelta che ci consente di essere reattivi nel momento in cui in determinati settori si dovessero verificare criticità. Siamo stati lungimiranti nell’assumere questo provvedimento che consentirà di essere vicini a chi opera in un settore strategico”.

Marta Evangelisti (FdI) ha posto il tema della messa a terra delle risorse per poi evidenziare: “Per l’agricoltura il Governo ha messo in campo interventi concreti e coperture certe come, ad esempio, i 36 milioni per l’emergenza granchio blu. La proroga del piano faunistico venatorio è stata attuata secondo una modalità poco opportuna ovvero con un emendamento non annunciato in commissione. Sarebbe stata doverosa la condivisione con le associazioni venatorie e le altre realtà interessate dal piano. Fra l’altro, inseriamo l’emendamento in un progetto che parla di agricoltura e pesca. Sembra si voglia prestare il fianco alle associazioni ambientaliste col rischio di esporsi a una nuova impugnativa rispetto all’adozione. Le associazioni di riferimento hanno esposto tanti problemi, come quelli riguardanti gli Ambiti territoriali di caccia, rispetto ai quali saremo propositivi. La sfida deve essere portare risultati alle nostre aziende e ai nostri territori”.

Pietro Vignali (FI) ha evidenziato come “agricoltura e pesca siano l’anima del nostro territorio. Questo provvedimento è un’occasione colta solo a metà. La continuità venatoria è un atto di realismo anche per dare stabilità normativa. Una lacuna che si continua a reiterare è, inoltre, l’assenza di sostengo al settore agrimeccanico. Escludere queste imprese dalla legge è un errore macroscopico. I 12 milioni stanziati per il triennio fino al 2028 sono risorse sufficienti come punto di partenza ma non risolutive per le difficoltà strutturali del settore”.

Per Vincenzo Paldino (Civici) “questa legge ha il merito di rafforzare i territori tenendo insieme lo sviluppo delle imprese e la tutela dell’ambiente. Diamo risposte al mondo agricolo che chiede certezze e stabilità”.

Per Marco Mastacchi (Rete civica) “occorre avere più attenzione per l’agricoltura in Appennino, zone dove agricoltura e allevamento non sono solo attività economiche, ma forme di presidio sul territorio e di contrasto al dissesto idrogeologico. Bisogna poi avere impegno contro la febbre dei bovini, la blue tongue, prevedendo maggiori risorse per le attività colpite”.

Secondo Lorenzo Casadei (M5s) “questa legge coniuga la qualità dell’agricoltura con la tutela dell’ambiente: si tratta di una cosa complessa, ma questa legge vuole farlo. Così come vogliamo tutelare le api visto che le api sono simbolo di un ambiente sano e poco inquinato”.

Tommaso Fiazza (Lega) ha chiesto maggiore chiarezza sull’impiego delle risorse e di precisare quanti dei 12 milioni di euro stanziati nel triennio arriveranno davvero nelle tasche di chi lavora sul territorio. “Partecipare a un bando – ha sottolineato – significa sostenere costi elevati e tempi di attesa tanto che non tutti riescono a rientrare. Ci dobbiamo chiedere se aiutiamo l’agricoltore a produrre valore o gestire bandi sempre più complessi. Le sanzioni per trattamenti fitosanitari scorretti è giusto siano fatte applicare. Per quanto riguarda il piano faunistico venatorio non è la prima volta che viene prorogato con provvedimenti ad hoc: ci troviamo a prorogare il Piano 2018-2023 che non prevede una data ultima di scadenza. Le pressioni ambientaliste non sono più ammissibili: occorre dare spazio al mondo venatorio perché svolge un presidio fondamentale sul territorio”.

Giancarlo Tagliaferri (FdI) ha sottolineato come “il governo stabilisce una linea chiara: mettere al centro chi lavora e produce valore. Ecco perché con questo pdl si potrebbe fare un salto di qualità con una visione integrata capace di tenere insieme agricoltura, territorio, ambiente e sviluppo. La gestione della fauna e della peste suina africana necessitano un cambio di passo applicando una norma in modo uniforme su tutti i territori. Il ruolo degli Ambiti territoriali di caccia deve evolvere: devono diventare un’infrastruttura operativa. L’emendamento della giunta sulla gestione faunistica non interviene sul problema in maniera strutturale”.

Per Daniele Valbonesi (Pd) “una semplificazione questa legge la apporta. Il potenziamento degli istituti agrari può aiutare le imprese a supportare il cambio generazionale. Le risorse messe a disposizione vanno a sostegno di alcuni settori e alcune azioni e quelle a disposizione sono dedicate ad aspetti settoriali, anche di nicchia. L’impianto di questa legge è ben strutturato”.

Paolo Burani (Avs) ha ricordato come “questa legge va incontro anche ai bisogni delle piccole e medie aziende. Nel mondo agricolo, in primo luogo per le piccole e medie aziende, è importante avere certezze nel tempo visti i tanti problemi, a partire dai dazi di Trump, che vive il settore: la legge dà queste certezze e queste sicurezze. Questa legge aiuta il mondo agricolo a cambiare passo: bisogna imparare a produrre in sintonia con l’ambiente per un’agricoltura biologica ed ecosostenibile. Questo è lo spirito che ha ispirato la parte della legge relativa alla tutela delle api”.

Per Marco Mastacchi (Rete civica) “occorre avere più attenzione per l’agricoltura in Appennino, zone dove agricoltura e allevamento non sono solo attività economiche, ma forme di presidio sul territorio e di contrasto al dissesto idrogeologico. Bisogna poi avere impegno contro la febbre dei bovini, la blue tongue, prevedendo maggiori risorse per le attività colpite”.

Secondo Nicola Marcello (FdI) “il governo italiano sta facendo molte cose per l’agricoltura: mai come in questa legislatura nazionale sono state investite risorse per l’agricoltura e la pesca. Questo anche alla luce dei tanti problemi che il mondo agricolo, dell’allevamento e della pesca, ha vissuto in questi anni”.

Alberto Ferrero (FdI) ha ricordato “la rilevanza delle api per l’agricoltura essendo importanti impollinatori in natura. Da tempo il settore è in crisi, per via di malattie, uso di pesticidi e un’agricoltura sempre più intensiva. Un piccolo tassello sarebbe la realizzazione di siepi campestri per limitare l’evaporazione dei campi e di corridoi ecologici anche per favorire la produzione di nettare. Sul fronte pesca, assistiamo alla moria stagionale di pesci a causa di scarichi che alcuni settori dell’industria sversano nei canali di scolo: non si può risolvere un problema con una proposta che non vada a colpire la causa ma solo a lenire gli effetti. Bisogna aumentare i controlli e imporre maggiore depurazione delle acque reflue per ridurre e quasi azzerare le morie stagionali”.

Cosa prevede la nuova legge

Scorrendo il progetto di legge si vede che a fronte di un impegno di spesa totale di 12 milioni di euro, già nel 2026 sono disponibili 5,7 milioni di euro per investire sulle principali filiere: oltre 3,5 milioni di euro per le produzioni vegetali (1,5 milioni di euro per la coltivazione della barbabietola, 700mila euro per la pataticoltura, 500mila euro per la risicoltura, 700mila euro per il settore della pera e 150mila euro per il comparto olivicolo); 640mila euro per la zootecnia (500mila euro destinati al miglioramento genetico del bestiame, 100mila euro per l’acquisto di vaccini per contrastare la diffusione della blue tongue e 40mila euro per l’acquisto di tori); 1,5 milioni di euro per pesca e acquacoltura (1 milione di euro destinato al ripristino degli allevamenti di vongole e 500mila euro per il contrasto ai fenomeni di anossia che interessano il comparto).

Notevole l’intervento sull’apicoltura, settore a cui viene riconosciuto un ruolo centrale per la salvaguardia della biodiversità. Il progetto di legge prevede rilevanti modifiche alla legge regionale del 2019 sull’apicoltura: le novità mirano ad adeguare la normativa regionale al nuovo quadro nazionale sui sistemi di identificazione e registrazione, a rafforzare la tutela dell’Apis mellifera ligustica, l’ape autoctona italiana, e a semplificare complessivamente l’impianto normativo. In particolare, la legge prevede una definizione aggiornata di apiario in stato di abbandono; il divieto di nomadismo nelle zone di rispetto per la fecondazione delle api regine della sottospecie ligustica; l’allineamento al piano nazionale dei controlli sanitari; un sistema sanzionatorio più articolato, che amplia anche il meccanismo della diffida.

Queste novità recepiscono le richieste pervenute dalle associazioni di settore all’interno del tavolo apistico regionale. È inoltre previsto il finanziamento di attività di controllo, ricerca, studi, diffusione di conoscenze scientifiche e servizi specializzati per lo sviluppo e la tutela dell’apicoltura regionale.

(Lucia Paci e Luca Molinari)

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