La Regione faccia il punto sul quadro normativo vigente in materia di Consorzi fitosanitari e, in particolare, su quali disposizioni disciplinino la natura giuridica degli stessi e la legittimazione all’imposizione dei contributi obbligatori. In particolare, verifichi se sono in essere eventuali convenzioni con il Consorzio fitosanitario provinciale di Parma. Lo chiede Priamo Bocchi (FdI) con un’interrogazione nella quale spiega che il Consorzio fitosanitario provinciale di Parma risulta svolgere, oltre alle attività istituzionali proprie, anche funzioni, servizi e attività operative per conto della Regione Emilia-Romagna, sulla base di atti convenzionali o affidamenti.
“Tale assetto organizzativo – ha precisato il consigliere – determina una potenziale commistione tra attività finanziate con contribuzione obbligatoria e attività finanziate con risorse pubbliche regionali. Dagli obbiettivi presenti in Amministrazione trasparente del sito istituzionale del Consorzio, sembrerebbe che le attività sottoposte a Convenzione Rer (in Romagna, a Bologna e Ferrara di competenza del bilancio regionale), assorbano le funzioni di area tecnica dell’Ente di Parma in modo maggioritario, verosimilmente sino a un 70-80% delle attività. Dalle valutazioni del contesto interno dei Piao e dalle relazioni Oiv, appare che il Consorzio non abbia struttura nonché quantità di personale minimamente adeguati e non ottempera da anni, per carenze oggettive, a rotazioni del personale apicale né a effettuare controlli interni, pilastri della normativa anti
corruzione”.
“Risultano – ha aggiunto Bocchi – segnalazioni da parte di consorziati in ordine alla scarsa intelligibilità dei bilanci, dei piani di riparto e dei criteri di determinazione dei contributi e non appare sempre chiaramente distinguibile il perimetro delle attività riconducibili alle funzioni obbligatorie del Consorzio rispetto a quelle svolte in regime di delega o convenzione con la Regione”.
Da qui l’atto ispettivo per chiedere trasparenza e per conoscere “i criteri adottati per la determinazione, il riparto e la riscossione dei contributi consortili e se gli stessi siano oggetto di controllo o approvazione regionale”.
Bocchi sollecita inoltre “verifiche ispettive” e perché, “stante le molteplici criticità rilevabili dai documenti redatti e pubblicati dal Consorzio fitosanitario provinciale di Parma, non sia stato inserito all’interno del riordino delle strutture regionali attualmente in atto, prevedendone la trasformazione a Parma in ufficio territoriale del Settore fitosanitario regionale, in una logica di rispetto dei principi di equità fiscale e di efficienza ed efficacia della Pubblica amministrazione”.
(Lucia Paci)


