Via libera, dall’Assemblea legislativa, al consolidamento e all’aggiornamento gestionale della Riserva Naturale Regionale dei “Ghirardi”, situata tra i Comuni di Borgo Val di Taro e Albareto, nell’Appennino parmense. La novità più rilevante riguarda l’ampliamento di 159 ettari della superficie della Riserva: l’area protetta raggiunge quindi la superficie complessiva di circa 500 ettari.
Dopo il parere positivo nella Commissione Territorio e Ambiente, presieduta da Paolo Burani, il provvedimento è arrivato in Aula, incassando il voto favorevole delle forze di maggioranza e il voto di astensione delle minoranze presenti in aula.
Sul punto è critico Priamo Bocchi (FdI). “Già in commissione avevamo segnalato alcune incongruenze. Questo provvedimento non è in grado di trovare un punto di equilibrio tra l’esigenza di tutela della biodiversità e la fruibilità del luogo. Anche il processo partecipativo è stato abbastanza approssimativo e non ha coinvolto tutti i proprietari e tutte le associazioni venatorie e di agricoltori. Viene consentita la raccolta di tartufi ma non dei funghi: un fatto illogico se si pensa che Borgotaro vede nel fungo un elemento di attrazione turistica e di potenzialità economica. Non condividiamo le eccessive restrizioni alle attività umane e in generale alla fruibilità. Manca un’efficiente logistica di accesso, in termini di mezzi pubblici”.
Opposta la visione di Matteo Daffadà (Pd) che esprime soddisfazione per il traguardo raggiunto. “Un traguardo che oggi siamo chiamati a confermare. Si tratta di un’oasi storica, che non nasce certo oggi e che esiste da anni. L’ampliamento è un passaggio importante, con cui avanziamo verso gli obiettivi europei al 2030 sulla tutela della biodiversità. C’è stato un consenso ampio e consapevole, arrivato attraverso il coinvolgimento dei Comuni, delle comunità locali, dei due ambiti territoriali di caccia che hanno sempre partecipato ai tavoli e hanno concordato con la nuova perimetrazione. Viene confermato un equilibrio concreto tra tutela ambientale e presenza dell’uomo, garantendo forme di ospitalità rurale”.
Giancarlo Tagliaferri (FdI) ha evidenziato: “Nessuno mette in discussione il valore della tutela ambientale. La materia è seria ed è per tale motivo che questo ampliamento non è un gesto simbolico, ma un atto che incide sul territorio e le comunità locali, che definisce le attività consentite e vietate. Il nostro sarà un voto di astensione, una scelta coerente e responsabile. Ma restano delle criticità che non possono essere derubricate: l’impostazione generale del provvedimento non si basa su una fruizione compatibile del territorio da parte delle comunità, ma su quel principio ideologico per il quale la tutela ambientale è autentica solo se si considera la presenza dell’uomo come qualcosa di sospetto. Siamo sicuri, allora, che questo provvedimento si collochi dentro un’idea evoluta di area protetta o che non resti ancora troppo chiuso e centrato sui divieti come strumenti principali di gestione?”
L’assessora a Parchi e Forestazione, Gessica Allegni, ha ricordato come “ecosistemi più estesi siano più resilienti e aumentino la biodiversità complessiva”. “Abbiamo raccolto la sfida del raggiungimento degli obiettivi europei, che chiama in causa anche le Regioni – afferma –. Stiamo inoltre verificando di istituire nuove aree protette o di ampliare quelle già esistenti, destinando 180mila euro di risorse agli enti di gestione per la realizzazione di studi di fattibilità. Studi che valuteremo, coinvolgendo le comunità locali e ascoltando le proposte dei territori, come abbiamo fatto nel caso della Riserva dei Ghirardi. Siamo all’interno di una strategia più ampia, che riconosce nelle aree protette un patrimonio fondamentale per il futuro del territorio regionale”.
I contenuti del provvedimento
La modifica si è resa necessaria per adeguare il quadro normativo della Riserva alle evoluzioni legislative regionali e per rispondere agli obiettivi europei, per rafforzare gli strumenti di conservazione di un’area che, per effetto dell’ampliamento, è stata portata a 500 ettari, caratterizzata da un mosaico unico di biodiversità, prati stabili e nuclei rurali storici.
Tra gli obiettivi confermati, figura la tutela della biodiversità e la protezione di specie e habitat di interesse comunitario, con particolare attenzione alla gestione delle zone umide per gli anfibi e alla conservazione degli alberi senescenti per la fauna forestale. Previsti interventi gestionali per gli ungulati, come il cinghiale, per garantire l’equilibrio dell’ecosistema e la tutela delle attività agricole.
Sul fronte del turismo sostenibile, il piano punta a potenziare l’accoglienza presso il centro visite in località Pradelle, promuovendo una fruizione dolce. Vengono incentivate le pratiche agricole tradizionali e il recupero della viabilità storica, favorendo accordi con gli agricoltori per la tutela degli uccelli terricoli attraverso lo sfalcio ritardato dei prati. Il provvedimento mira a tutelare l’equilibrio tra presenza umana e natura, confermando la possibilità di svolgere attività tradizionali. Restano consentite le attività agricole esistenti e le forme di ospitalità rurale, così come sono ammessi interventi di restauro, risanamento conservativo e manutenzione degli edifici e della viabilità esistente.
A tutela dell’ecosistema, è vietata la cattura o il danneggiamento degli animali selvatici, l’attività venatoria e a pesca, le attività rumorose o impattanti come il campeggio. E’ proibita l’apertura di nuove strade o l’edificazione di strutture non funzionali alla gestione della Riserva. La gestione della Riserva è di competenza dell’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia occidentale.
(Brigida Miranda)


