
La Regione rafforzi il proprio sostegno ai familiari delle vittime della banda della “Uno Bianca” nel loro diritto alla ricerca della verità.
È l’impegno chiesto in una risoluzione di Civici e Pd a prima firma Giovanni Gordini (Civici) e sottoscritta anche dai dem Simona Lembi, Eleonora Proni, Fabrizio Castellari, Maria Costi e Niccolò Bosi secondo i quali è necessario approfondire “le eventuali criticità emerse nelle varie fasi investigative tenuto conto del contesto istituzionale, sociale e storico in cui maturarono tali eventi, e il ruolo che esso può aver avuto nel ritardare l’emergere della verità”. A tal fine i due consiglieri chiedono di sollecitare il governo e il Parlamento affinché favoriscano la piena ricostruzione storica e giudiziaria dei delitti commessi tra il 1987 e il 1994 tra Emilia-Romagna e Marche anche valutando ulteriori strumenti di inchiesta, studio o monitoraggio utili al chiarimento delle zone d’ombra tuttora esistenti.
“A marzo 2023 – hanno spiegato i firmataria – alcuni familiari delle vittime hanno presentato, tramite un legale di fiducia, un esposto di circa 250 pagine che ricostruisce interamente la vicenda, richiamando anche i presunti errori, le archiviazioni ritenute frettolose e le ipotesi di depistaggi emerse nel corso delle indagini e dei successivi approfondimenti giudiziari. Nell’esposto si focalizza l’attenzione, in particolare su alcuni episodi come il depistaggio sull’uccisione di due carabinieri a Castel Maggiore (Bologna), il 20 aprile 1988. Oltre a questo, sono evidenziati elementi ritenuti non pienamente chiariti nella ricostruzione dei fatti della strage al Pilastro di Bologna del 4 gennaio 1991: i tre carabinieri uccisi dovevano presidiare una postazione fissa e non trovarsi sul luogo dove poi furono trucidati spietatamente, in quello che appare più come un agguato che una sparatoria fortuita. Pochi mesi dopo, il 2 maggio 1991, ci fu la duplice uccisione all’interno dell’armeria di via Volturno, nel centro storico di Bologna e in pieno giorno. Rispetto a questa azione criminale sono state avanzate ipotesi interpretative diverse circa le sue vere finalità”.
Ricordando come la Regione Emilia-Romagna “abbia contribuito alla digitalizzazione degli atti processuali riguardanti la banda della Uno Bianca, consistente in una mole enorme di documenti, costituita da 277 faldoni e 11 allegati, relativi ad un arco di tempo che va dal 1990 al 2000, ovvero dalle prime fasi dell’indagine fino al dibattimento in Cassazione”, i consiglieri hanno sottolineato l’impegno profuso dall’Assemblea Legislativa e, in particolare, la realizzazione tra novembre 2025 e gennaio 2026 del progetto “Uno Bianca per chi l’ha vista. Una storia per chi non c’era”, iniziativa che ha preceduto e si è collegata idealmente alla Giornata in ricordo delle vittime della Uno Bianca, celebrata il 13 ottobre 2025, nata dalla collaborazione con l’Associazione Vittime della Uno Bianca. Il progetto comprende, tra l’altro, la creazione di un sito web (www.unobianca.it) e una ricca rassegna composta da dieci incontri pubblici e da quattro mostre, tra cui “Uno Bianca: Identikit: i volti della paura disegnati da Giovanni Battista Rossi”, che è stata ospitata nella Biblioteca dell’Assemblea legislativa, “Uno Bianca – Memorie da una città ferita”, allestita a palazzo d’Accursio e “Uno Bianca. Bianco e nero. Sette anni e mezzo di terrore negli scatti di Luciano Nadalini”, al Mambo. A questi appuntamenti si sono aggiunte due iniziative pubbliche: “Uno Bianca – Uno spazio di Teatro Pubblico” realizzata in collaborazione con il quartiere Navile di Bologna e “Uno Bianca – Mirare allo Stato” realizzata in collaborazione sempre con il quartiere Navile e con la Biblioteca dell’Assemblea Legislativa. Nel corso del 2026 sarà allestita, nel chiostro dell’Archivio di Stato di Bologna la mostra “Uno Bianca – Documenti da un processo” che esporrà i fatti degli eventi criminali da un punto di vista prettamente giudiziario utilizzando la digitalizzazione degli atti processuali bolognesi.
Alla luce del percorso già tracciato, i consigleiri chiedono, infine, la “costruzione di una rete stabile di iniziative di memoria, studio e divulgazione valutando il coinvolgimento di Comuni, Città Metropolitana di Bologna, Province interessate e istituzioni culturali” e di “percorsi di memoria attiva e partecipata, in particolare rivolti alle giovani generazioni e al mondo della scuola, affinché dalla conoscenza dei fatti e dalla ricerca della verità discendano azioni concrete di rafforzamento delle garanzie democratiche, del controllo di legalità e della tutela dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione”.
(Lucia Paci)


