Il Consorzio degli utilisti di Castelluccio custodisce l’antico rito della raccolta manuale della legna nell’Alto Reno Terme (Bologna), dove la gestione collettiva dei boschi unisce da secoli le famiglie locali. Questa forma di proprietà collettiva, nata a fine ‘800, amministra circa 275 ettari di territorio forestale, dominato da boschi di faggio. Attraverso lo storico istituto dell’uso civico del legnatico, i residenti della frazione mantengono intatto un legame profondo con l’Appennino Bolognese, tramandando una gestione ecologica e solidale della montagna. L’organizzazione avviene in sinergia con la pubblica amministrazione e segue i Piani di gestione forestale approvati dalla Regione Emilia-Romagna per garantire il taglio selettivo e la tutela della biodiversità. Recentemente è stata inaugurata la nuova sede ufficiale del Consorzio a Castelluccio che funge da punto d’incontro e archivio di una memoria storica collettiva per l’Appennino.
In continuità con la tradizione e nel rispetto delle normative, la giunta regionale ha recentemente aggiornato lo statuto del Consorzio che ha ricevuto parere positivo dalla commissione Bilancio, presieduta da Annalisa Arletti.
Tra le novità previste, non si potranno apportare modifiche consistenti nella divisione del fondo, in caso di vendita, né realizzare interventi che ostacolino la fruizione collettiva o trasformazioni che realizzino una sottrazione di terreno rispondendo al principio dello statuto storico secondo cui i boschi appartengono alla collettività.
Unanime il parere positivo da parte dei consiglieri e delle consigliere.
Lodovico Abasi (Pd) ha chiesto “chiarimenti sulla proprietà dei territori” mentre Fabrizio Castellari (Pd) ha espresso “giudizio positivo su questo provvedimento che riguarda una storia caratterizzante e identitaria della nostra regione”. Per Marta Evangelisti (FdI) “la realtà di Castelluccio rappresenta un modello amministrativo e di capacità di autogovernarsi. Ha saputo gestire i beni collettivi per usi civici dimostrando come la gestione comunitaria di parti di territorio contribuisce alla tutela e alla cura ambientale, prevenendo anche il dissesto idrogeologico. Positiva la volontà di agire delle comunità usando strumenti adeguati”.
(Lucia Paci)


