Ambiente e territorio

FdI: “No allo stop dei veicoli a benzina e diesel nel 2035”

A chiederlo è una risoluzione a firma di Annalisa Arletti e Ferdinando Pulitanò

“No allo stop dei veicoli a benzina e diesel a partire dal 2035”.

La richiesta arriva, attraverso una risoluzione, da Annalisa Arletti e Ferdinando Pulitanò di Fratelli d’Italia, che chiedono alla Giunta di interpellare sul tema il governo nazionale per fare pressioni sull’Unione europea affinché venga rivisto il regolamento sulla materia (che prevede una clausola di revisione entro il 2026).

“Il comparto automotive rappresenta un settore strategico per l’economia dell’Emilia-Romagna, caratterizzato da una filiera altamente integrata che comprende manifattura, componentistica, ricerca, servizi e commercio: l’intera filiera automotive regionale raggiunge oltre 15.300 unità locali e circa 65.500 addetti (la filiera automotive regionale, poi, si inserisce in un contesto europeo che impiega circa 6 milioni di lavoratori diretti e ulteriori 6 milioni nell’indotto)”, spiegano i due consiglieri che ricordano come “nel 2024 l’export automotive dell’Emilia-Romagna ha raggiunto circa 12,3 miliardi di euro, pari a quasi il 21% dell’export nazionale del settore. Il sistema regionale si inserisce, poi, nell’ecosistema della Motor Valley, che rappresenta uno dei principali cluster automotive a livello europeo, con fino a quasi 40.000 imprese nella filiera estesa e oltre 1 milione di occupati, con un valore economico complessivo stimato in 347 miliardi di euro”.

Per FdI “negli ultimi anni si sono già manifestati effetti negativi, con una riduzione di oltre il 7% dell’occupazione tra il 2019 e il 2023 nei segmenti più esposti: la transizione verso la mobilità elettrica potrebbe determinare una perdita netta fino a 275.000 posti di lavoro nell’Unione europea entro il 2040: la transizione ecologica dovrebbe essere ambientalmente efficace, economicamente sostenibile e socialmente equa”.

Arletti e Pulitanò chiedono, quindi, “la sospensione, il rinvio o la rimodulazione della scadenza del 2035, tenendo conto delle differenze tra stati membri e regioni, delle evidenze empiriche sull’andamento occupazionale e dello stato di sviluppo tecnologico e infrastrutturale”.

(Cristian Casali)

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