COMUNICATO
Ambiente e territorio

Commissione Territorio, via libera al progetto di legge sulle aree idonee per fotovoltaico ed eolico

Approvati numerosi emendamenti. Ora la parola definitiva passa all’Assemblea legislativa per il voto finale

Via libera, nella Commissione Territorio e Ambiente, presieduta da Paolo Burani, al progetto di legge in materia di aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili. Numerosi gli emendamenti presentati dalla maggioranza (una quarantina), che vanno a rimodulare in gran parte il testo originario. Ora la parola definitiva passa all’Assemblea legislativa per il voto finale sul provvedimento.

Tra le novità introdotte, a seguito dell’udienza conoscitiva e delle ulteriori riflessioni intervenute, c’è la nuova definizione di “superficie agricola utilizzata” (all’articolo 2), intesa come i terreni coltivati, i pascoli e i castagneti che insistono sul territorio regionale. La superficie, calcolata attraverso le banche dati ufficiali, sarà il punto di partenza per stabilire i limiti massimi per l’installazione dei pannelli solari nei campi.

Con la riscrittura dell’articolo 4, si fissano limiti precisi per gli impianti rinnovabili su suolo agricolo, che non potranno occupare complessivamente più dell’1,5% della superficie agricola totale (prendendo come riferimento i dati del 2021). Inoltre, in ogni territorio comunale, non si potrà superare il 2,5% della terra coltivabile. I singoli Comuni possono decidere, con una delibera ufficiale, di superare questo 2,5% se lo ritengono opportuno, comunicandolo alla Regione. Sostituito integralmente anche l’articolo 9 che, tra le altre cose, prevede una sorta di “premio” nel caso in cui un impianto fotovoltaico a terra destini almeno il 50% dell’energia prodotta all’autoconsumo delle imprese del territorio. In questo caso, la soglia massima di potenza per accedere alla semplificazione burocratica viene alzata del 30%. Si prevede, inoltre, che sulla superficie agricola non ci siano state coltivazioni certificate nei tre anni precedenti.

Con il nuovo articolo 10 vengono stabiliti criteri a tutela della continuità delle produzioni agricole. Viene previsto, infatti, che la produzione lorda vendibile non possa crollare sotto l’80% per effetto dell’installazione di impianti agrivoltaici, con controlli che saranno effettuati ogni tre anni. In caso di abbandono del terreno, il Comune può far scattare provvedimenti edilizi, obbligando il proprietario a smontare i pannelli e a ripristinare il terreno.

Altra novità è la sostituzione dell’articolo 11 che riguarda gli impianti fotovoltaici flottanti che potranno essere collocati nei laghi, negli invasi artificiali e nelle aree di cava dismesse destinate a specchi d’acqua, nel limite massimo dell’80% della superficie. Nei siti protetti e di “Rete Natura 2000” servirà una valutazione di incidenza per dimostrare che l’impianto non crei danni all’ecosistema.

All’articolo 12, in relazione agli impianti eolici, si prevede che la loro installazione sia subordinata alla verifica del rischio idrogeologico da parte degli enti competenti.

I relatori

Luca Sabattini (Pd), relatore di maggioranza, ha voluto ringraziare i tecnici per il gran lavoro svolto nelle ultime settimane. “Alcuni emendamenti rispondono in modo puntuale alle sollecitazioni arrivate nel corso della partecipata udienza conoscitiva. Ci siamo concentrati su una definizione più specifica di superficie agricola utilizzata, abbiamo fissato i criteri di calcolo con l’introduzione del nuovo articolo 4-bis e abbiamo chiarito ancor meglio cosa si intende per frazionamento artificioso rispetto al cumulo degli impianti. Anche l’aver aumentato all’1,5%, rispetto allo 0,8% iniziale, la superficie agricola occupabile rientra tra le modifiche definite a seguito della discussione e delle riflessioni che si sono sviluppate”.

Alessandro Aragona (FdI), relatore di minoranza, ha evidenziato criticità. “Oggi non parteciperemo al voto e ci riserveremo di studiare questo nuovo testo, che è stato in gran parte riscritto. Alcune proposte, emerse in fase di udienza conoscitiva, effettivamente sono state inserite attraverso gli emendamenti, ma altri aspetti lasciano molto perplessi. Non sempre il tentativo di chiarire va a segno e, anzi, può essere interpretato come tentativo di limitare. Utilizzeremo i giorni che ci separano dall’aula anche per confrontarci con le associazioni e i portatori di interesse, con i quali sarebbe stato opportuno organizzare una nuova udienza. Il tutto, nella consapevolezza che il tema è spinoso e ha creato difficoltà anche in altre Regioni”.

Il dibattito

Tommaso Fiazza (Lega) ha sottolineato come “i tanti emendamenti della maggioranza abbiano modificato fortemente il testo su cui ci eravamo già confrontati e sul quale si era svolta l’udienza conoscitiva”. Fiazza ha presentato i suoi tre emendamenti chiarendone l’obiettivo. “Si tratta, in particolare, di emendamenti a tutela dei Comuni più piccoli che, a causa di norme che nascono dall’Europa, rischiano di vedersi ‘scippare’ terreni agricoli e di pregio”. Gli emendamenti sono stati respinti.

Secondo Andrea Massari (Pd) “la norma nazionale è fatta decisamente male”. “Se fosse stata impostata in termini di pianificazione e se avesse avuto qualche aggancio per consentire che l’energia prodotta restasse sul territorio, avremmo potuto fare meglio il nostro lavoro. La Regione ha cercato di redigere una norma più chiara, con l’ambizione di correggere alcune storture, stabilendo, per quanto possibile, meccanismi di autoconsumo. Le modifiche hanno spinto in questa direzione, anche nel tentativo di definire una governance regionale insieme ai soggetti che avranno un ruolo nell’applicazione della norma”.

Fausto Gianella (FdI) ha osservato come “la difficoltà di adeguare la legge sul territorio regionale non debba essere imputabile al governo centrale perché la legge nazionale è stata rifatta. Nell’impianto normativo regionale non si è considerato quello che volevano gli agricoltori. Non è stato considerato nemmeno negli emendamenti. Non è accettabile la critica secondo cui il combinato della legge regionale con quella legge nazionale potrebbe apire le porte agli speculatori a discapito dei cittadini”.

Per Lorenzo Casadei (M5s) “la legge nazionale nasce viziata per cui, qualunque sarà il risultato di quella regionale, non sarà perfetta. Nella norma nazionale ci sono lacune come la mancata indicazione dei requisiti degli impianti sul territorio e non c’è modo di avere vantaggi nelle bollette dei cittadini. Si rischia di lasciare campo aperto a eventuali speculatori per cui andrebbero predisposti controlli. La Regione potrà solo stabilire in che modo si faranno le procedure e niente altro”.

Simona Larghetti (AVS) ha parlato di “risultato frutto di un lavoro corposo e di un confronto serrato”. “Gli emendamenti tengono conto dei rilievi emersi durante l’udienza conoscitiva e stiamo dimostrando di essere in grado di fare il nostro lavoro quando c’è una sfida legislativa che anche altre regioni stanno affrontando. Ci presentiamo con una norma dettagliata, chiarendo questioni che rischiavano di essere decise successivamente. Una chiarezza richiesta dai territori e dalle associazioni cui abbiamo dato risposte senza politicizzare il processo. Per l’installazione degli impianti si punta su aree già degradate e sull’autoconsumo, sostenendo in modo credibile la transizione ecologica e senza impattare su aree delicate”.

Vincenzo Paldino (Civici) ha sottolineato: “La disponibilità del relatore di maggioranza a collaborare con le opposizioni è stata ampia. Ci ritroviamo di fronte a una norma che deve tenere conto di quanto legiferato a livello nazionale e che deve muoversi in quel recinto. Si è cercato di fare il massimo per dare risposte a cittadini e aziende, e agli amministratori locali che si trovano a gestire situazioni complesse”.

L’assessora all’Ambiente e Programmazione territoriale, Irene Priolo, ha concluso: “La complessità della legge non sta trovando facile soluzione applicativa in nessuna regione italiana per arrivare all’obiettivo. La norma primaria si è rafforzata e il potere che abbiamo con la legge regionale è residuale. Nella stesura della norma regionale, abbiamo colto l’esigenza di eliminare alcune parti, come richiesto dalla maggioranza, e questa è una scelta politica”.

(Brigida Miranda e Lucia Paci)

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