COMUNICATO
Assemblea

“Pietre che affiorano. Sui passi di Andrea Canevaro”: a quattro anni dalla scomparsa del professore parte dalla Regione Emilia-Romagna un manifesto per portare avanti il suo impegno per l’operosità e l’inclusione delle persone con disabilità

Non un’operazione nostalgica ancorata al passato, ma un’azione concreta, plurale e proiettata nel futuro: le istituzioni e gli enti del Terzo settore propongono di avviare un cammino condiviso

“A chi deve guardare e a chi deve rispondere chi educa e si educa? A un ministro o a chi cresce? A chi cresce”. Parte da questa riflessione di Andrea Canevaro, che invitava a non perdere la speranza, “Pietre che affiorano. Sui passi di Andrea Canevaro” un manifesto che nasce dalla volontà di valorizzare la sua azione portata in tanti e diversi contesti, un’azione viva dunque più che un’operazione di memoria.

Se n’è discusso oggi in un convegno organizzato dall’Assemblea legislativa in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, il Forum Terzo Settore Emilia-Romagna, AILES, Cooperativa Accaparlante – Centro Documentazione Handicap e ANFFAS Emilia-Romagna.

L’iniziativa intende riattualizzare l’eredità di Andrea Canevaro, professore emerito dell’Università di Bologna, studioso di prestigio internazionale, maestro dell’inclusione scolastica e padre della pedagogia speciale, direttore di riviste, membro di comitati scientifici anche di organizzazioni di cooperazione internazionale e membro del consiglio di amministrazione di numerose associazioni ed enti. Un intellettuale che amava definirsi ironicamente un “cavista”, ossia colui che cura i collegamenti e i cablaggi tra diverse funzioni, superando le barriere gerarchiche e valorizzando l’operosità della filiera.

Le dichiarazioni

“Quella di oggi non è una giornata commemorativa di un uomo buono che ha fatto grande e speciale la nostra terra, ma un momento importante e fondativo di un percorso che vogliamo fare insieme all’Università di Bologna e alle realtà locali del Terzo settore che si occupano di persone con disabilità: in altre parole, insieme al mondo di Andrea Canevaro”, ha commentato il presidente dell’Assemblea legislativa Maurizio Fabbri per il quale “se l’Assemblea legislativa è la casa di tutti gli emiliano-romagnoli, a maggior ragione deve essere accogliente nei confronti dei suoi cittadini più fragili. Raccogliere l’eredità del professor Canevaro vuol dire, cito le sue parole, guardare oltre, non fermarsi a ciò che si vede ma aprirsi a ciò che sarà”.

“L’assenza di separazioni è la condizione per pensare meglio, questo è il concetto alla base del lavoro di Andrea”, queste le parole della moglie di Canevaro Emanuela Cocever, ricercatrice, docente di pedagogia, e curatrice della sua opera. “L’iniziativa di oggi va nella direzione auspicata: può essere un’occasione per dare sostegno e tenere vive delle esperienze realizzate sul territorio seguendo gli auspici di Andrea e del suo lavoro. Andrea – spiega – auspicava un’evoluzione dei servizi territoriali a favore della convivenza tra diversità per arrivare a un’organizzazione che permetta a tutti di stare insieme vantaggiosamente”.

L’assessora a Welfare Isabella Conti ha spiegato che “questo manifesto ci fa ben sperare e non solo per l’applicazione pratica di valori come l’inclusione e l’impegno per la scuola, ma soprattutto perché ci offre la possibilità di ricominciare a riflettere e studiare su temi fondamentali. La storia della Regione Emilia-Romagna è quella di chi ha lottato contro le scuole speciali per chi era fragile. Il nostro è un modello di scuola includente. Non è un caso che, benché il quadro nazionale ci preoccupi molto, la Regione ha fatto un grande investimento sulla scuola e l’inclusione”.

Il pensiero di Canevaro e la sua eredità sono stati al centro degli interventi dei docenti Elena Malaguti, Patrizia Sandri e Angelo Errani, del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna. “Il pensiero di Canevaro è più che mai attuale: al centro c’è l’aspetto dell’inclusione, un concetto che deve continuare ad essere preminente in tutti gli aspetti dell’attività pedagogica. I servizi territoriali – hanno spiegato – devono essere mediatori dinamici tra l’individuo e la comunità, ponti che favoriscono relazioni autentiche per l’accesso alla scuola, al lavoro e al tempo libero. Al contrario dobbiamo dobbiamo contrastare tutti quei modelli che si concentrano sull’aspetto della competitività”.

Alberto Alberani, Forum Terzo Settore Emilia-Romagna, è intervenuto spiegando che “ripercorrere i passi di Andrea Canevaro è importante perché tantissime persone nell’ambito del Terzo settore operatori, volontari, familiari, persone con disabilità hanno avuto la fortuna di nutrirsi degli stimoli profondi e spessissimo simpatici che ci ha trasmesso. Sono riflessioni che riprenderemo consapevoli che ci aiuteranno a trovare soluzioni innovative per attraversare i ruscelli, appoggiandoci alle pietre che affiorano”.

“Come Centro Documentazione Handicap ricordare oggi Andrea Canevaro – ha dichiarato Giovanna Di Pasquale, Cooperativa Accaparlante-Centro Documentazione Handicap – non è solo ricordare le nostre radici, illuminare di nuovo il motivo della nostra “nascita”, ma farci guidare ogni giorno dalla sua indicazione di continuare ad abitare il mondo con progetti di cambiamento per superare stereotipi o gabbie che classificano e rinchiudono le persone”.

Il manifesto: un punto di partenza

Il manifesto ispirato al pensiero di Andrea Canevaro propone una visione dell’inclusione come processo attivo e collettivo e parte da quattro direttrici, tracciate a partire da operosità democratica, pedagogia e cooperazione. I contenuti del manifesto sono stati esposti, durante l’incontro, dagli stessi Alberani e De Pasquale, oltre al sociologo Leonardo Callegari, presidente dell’associazione di promozione sociale AILES.

Il manifesto rappresenta un punto di partenza, nella consapevolezza che “le domande sono più educabili” delle risposte. I promotori si aspettano cantiere aperto, un cammino plurale che proceda con deviazioni, soste, perfino di ritorni, collegando quante più realtà possibili.

La prima direttrice punta su operosità produttiva e inclusione lavorativa: partendo dal presupposto che l’operosità è un patrimonio presente in tutti. Occorre valorizzare le capacità di ciascuno per generare valore economico e sociale: relegare le persone con disabilità o emarginate nella pura assistenza rappresenta uno spreco di risorse e un danno collettivo. L’obiettivo è invece creare filiere produttive in cui ciascuno offra il proprio contributo possibile per generare beni e servizi utili alla comunità, restituendo dignità economica e un ruolo sociale riconosciuto ai lavoratori.

La seconda riguarda il lavoro sociale, oggi in crisi: in un momento storico in cui le professioni sociali perdono attrattività a causa di bassi salari e forte stress, il manifesto esorta a ripensare la figura dell’operatore, che non deve essere un semplice assistente ma un facilitatore di relazioni e un mediatore di autonomia capace di aiutare l’altro a stare nel mondo senza sostituirsi a lui.

La terza direttrice insiste su reti di servizi e “progetto di vita”: la persona è protagonista, con percorsi personalizzati costruiti nella comunità. La persona smette di essere l’oggetto passivo delle tutele per diventare il soggetto attivo e protagonista dei propri desideri. I servizi territoriali devono agire come ponti dinamici verso la scuola, il lavoro e il tempo libero, rifiutando ogni segregazione o assistenzialismo per costruire, insieme alle istituzioni, veri e propri cammini di libertà.

Infine, la quarta direttrice è dedicata alla documentazione come memoria attiva, intesa non come un esercizio burocratico ma come una pratica sociale essenziale per evitare l’isolamento e la frammentazione degli interventi, connettendo ambiti d’azione diversi e dando voce a tutti gli attori dell’inclusione.

Il manifesto completo

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