Qual è la strada che intraprenderà il mondo del lavoro nel dopo voucher? È la questione sollevata in Aula da Piergiovanni Alleva (l’Altra Emilia-Romagna) con una interpellanza presentata alla Giunta regionale per chiedere attenzione sulle prossime scelte di governo. “I voucher– ha detto- sono stati cancellati, ma non ritengo inutile la discussione sull’argomento visto che si è posto il problema di che cosa ci sarà dopo. A parte gli abusi che hanno anche determinato la richiesta di un referendum abrogativo, la domanda ricorrente è se in qualche misura questo strumento servisse. A mio avviso- ha sottolineato- il problema è mal posto. La proposta del governo in arrivo sull’utilizzo dei contratti a chiamata potrebbe essere anche più pericolosa, perché a grandissima valenza ricattatoria nei confronti del lavoratore che rischia di essere ‘utilizzato’ solo fino a quando non dà fastidio all’azienda. Contrariamente a quello che si pensa– ha poi chiarito Alleva– la continuità di prestazione va intesa in senso minimalista perché la giurisprudenza prevede che ci siano contratti di lavoro subordinato a termine di durata anche di un solo giorno. Non è vero dunque che si tratta di prestazioni che non hanno altra possibilità oltre al voucher. La mia è una segnalazione– ha concluso– da tener presente anche per i tanti enti pubblici che hanno usato i voucher, lo strumento alternativo esiste”.
Il tema è importante– ha ribadito l’assessore al lavoro, Patrizio Bianchi– ed è stato posto anche in sede di Conferenza Stato-Regioni. L’idea è di andare verso attività che possono avere tempi brevi ma che devono essere sorrette da contratti di lavoro adeguati. “La stiamo sviluppando assieme con i colleghi di altre Regioni. Si possono fare contratti che rispondono a esigenze limitate nel tempo -ha concluso l’assessore- ma non per questo limitate nei diritti”.
(Isabella Scandaletti)


