Sanità e welfare

Sanità. Punti nascita, respinta a maggioranza mozione censura per l’assessore Venturi

Le repliche della maggioranza e del presidente Bonaccini rispetto ai contenuti dell’atto non convincono i firmatari (Ln, Fdi-An e M5s) a ritirare il documento

L'assessore alla sanità Sergio Venturi

Respinta a maggioranza in Assemblea legislativa la mozione di censura nei confronti dell’assessore alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, presentata da Lega Nord, Fdi-An e M5s, che hanno votato a favore, mentre contrari si sono dichiarati Pd, SI e il gruppo misto-Mdp.

E’ stato il primo firmatario del documento, Gabriele Delmonte (Ln), a illustrarne le motivazioni che, da un lato, riguardano la “revisione regionale dei punti nascita”, la loro “paventata chiusura” in ospedali dell’Appennino parmense, reggiano e modenese e la “lunga battaglia di cittadini e amministrazioni locali” rispetto a questa ipotesi. Dall’altro lato, c’è la cronistoria di alcuni eventi, dichiarazioni e risposte su questo tema che vedono al centro i vertici politici e tecnici dell’assessorato regionale: il riferimento è, in particolare, “alle dichiarazioni di Venturi rilasciate nella seduta del 7 febbraio 2017, che – si legge nel testo – sarebbero “gravemente irrispettose delle richieste fatte dai consiglieri regionali”. In quella data, la commissione ‘Percorso nascita’ “aveva già esaurito il proprio lavoro da 18 giorni” e “da 31 giorni aveva espresso il proprio parere per la chiusura dei tre punti nascita”, a Borgo Val di Taro, Castelnovo ne’ Monti e Pavullo nel Frignano, e “non era ancora stata ricostituita”.

Nella mozione, si citano gli “standard operativi” per i punti nascita, individuati nella “Conferenza Stato Regioni del 2010”, l’istituzione della commissione regionale ‘Percorso nascita’ nel 2014 e la seduta del 17 gennaio 2017 della stessa commissione, che avrebbe consigliato “la chiusura dei punti nascita” citati.

Delmonte, ricostruendo i fatti, menziona poi la seduta assembleare del 7 febbraio successivo, dove, rispondendo ad un question time sul futuro del punto nascite di Castelnovo ne’ Monti, l’assessore avrebbe dichiarato che queste decisioni sarebbero state assunte “sulla base delle valutazioni della commissione consultiva tecnico-scientifica sul percorso nascita…”. In seguito a questa “dichiarazione” – evidenzia – è stata presentata una richiesta di accesso agli atti sulla composizione e sui verbali delle sedute della commissione, a cui sarebbe seguito l’invio di una documentazione, a firma della direzione Sanità, che avrebbe “confermato l’avvenuto scioglimento della commissione il 20 gennaio 2017 e il suo mancato rinnovo”, argomento che sarebbe poi stato al centro di un comunicato dello stesso Delmonte, a cui avrebbe replicato l’assessore Venturi, dichiarando che la commissione “che è stata rinnovata a differenza di quanto sostiene Delmonte, non ha affatto terminato il percorso valutativo…”, ma – secondo quanto scritto nella mozione – due delibere smentirebbero “le parole dell’assessore, confermando che nel periodo tra il 20 gennaio e il 27 marzo 2017 la commissione ‘Percorso nascita’ non era in essere”.

Delmonte, nell’intervento, rileva quindi che il comunicato dell’assessore  conteneva “una menzogna” e che anche in altre due occasioni, accadute sempre il 7 febbraio, l’assessore non avrebbe citato il parere rilasciato dalla commissione il 17 gennaio: in un incontro avvenuto con i sindaci e il comitato contrario alla chiusura del punto nascita e in una intervista rilasciata al Tg della sera.

Di qui, la richiesta del consigliere all’assessore di “assumersi la responsabilità” di quanto affermato e di attenersi “alla verità” nelle dichiarazioni.

“Non posso accettare – replica l’assessore Venturi – che si venga meno al rispetto delle persone” citando la parola “menzogna”. In realtà – afferma – la commissione non si è mai sciolta: quando consegna il documento di mandato rimane in carica finché non c’è un nuovo mandato. L’assessore parla quindi di “un autogol” fatto dai firmatari: noi stiamo lavorando – spiega – per “garantire la sicurezza nel momento della nascita che non vogliamo possa trasformarsi in una tragedia” e per far sì che “le tutele e le garanzie ci siano indipendentemente da dove si nasce”. Il documento emerso dalla commissione non è quindi “definitivo”, né il lavoro fatto in quella sede “termina” nel giorno citato, perché l’attività della commissione è molto più ampia, riguarda altri temi connessi al parto e al puerperio, alla salute di donne e bambini e alla sicurezza. Venturi contesta anche la ricostruzione segnalando che per rinnovare la commissione serve una lunga istruttoria: come avrei potuto – domanda – in soli due giorni definire tutta la procedura? In realtà– riferisce l’assessore alla Sanità– tutto era già pronto per essere portato in Giunta due giorni dopo. Ma l’assessore tiene anche a precisare i nuovi investimenti, pari a circa 9 milioni, a favore degli ospedali della montagna e a difendere una politica sanitaria regionale, a cui molte altre Regioni guardano, che intende mettere al centro la sicurezza: queste sono “le parole d’ordine”- segnala- “più investimenti e più sicurezza”. Ed è il tema della sicurezza durante i parti che Venturi affronta, sostenendo che alcuni punti nascita hanno registrato sostanziali diminuzioni di eventi e che nel giro di 40 anni i nati si sono ridotti di un terzo. Ma- conclude- c’è tutta l’intenzione di garantire sviluppo alla montagna, prestando tuttavia attenzione a garantire gli standard di sicurezza, che non riguardano i risparmi: se questi standard saranno mantenuti, i punti nascita potranno rimanere.

Di “scarsa correttezza dal punto di vista formale” parla Gian Luca Sassi (M5s), anche se non dubita “che l’assessore stia lavorando per il benessere dei cittadini”: sono gli atti che parlano- spiega– e le informazioni date devono essere precise. Esortare a discutere del fenomeno del calo delle nascite è giusto- rileva- ma in che sede? In più di un’occasione, infatti, abbiamo chiesto confronti politici con l’assessore in commissione, al contrario sono venuti i tecnici e anche le risposte all’accesso agli atti spesso sono incomplete. “La forma è sostanza- conclude- se le risposte sono date a livello ufficiale”.

“E’ la ricostruzione dei fatti che dà adito a legittimi sospetti, anche se non credo- commenta Tommaso Foti (Fdi-An)– che qui ci sia qualcuno che mente”. Il consigliere lamenta che “gli uffici non utilizzino le parole correttamente. Se lo facessero- afferma- oggi non discuteremmo di questo documento”, ma contesta anche la ricostruzione dell’assessore. ”E’ indubbio che la commissione sia stata istituita due giorni dopo”, nonostante fosse già stata designata. Si tratta di “errori o svarioni burocratici” che comunque hanno un significato. Nessuno, tuttavia, qui sostiene che i parti non debbano avvenire in sicurezza: si tratta, invece di trovare un punto di equilibrio tra posizioni altrettanto legittime. Ma la sicurezza – evidenzia – “non sia un alibi per ottimizzare, semplificare un po’ troppo, risparmiare a prescindere”: “Se è vero che ogni volta che si parla di riordino degli ospedali si mette al centro il risparmio e non la persona qualche problema c’è”.

Contraria alla mozione Silvia Prodi (misto-Mdp) che stigmatizza la strumentalità dell’attacco all’assessore: “Una schermaglia politica inesistente” che non serve a difendere il territorio. Prodi sostiene la permanenza dei punti nascita in montagna e ringrazia l’assessore per l’apertura dimostrata rispondendo a un question time sul tema nella seduta di ieri.

Un’”occasione di imbarazzo”- a parere di Stefano Caliandro (Pd)– doversi confrontare sull’attività dell’”assessorato regionale più qualificato, invidiato dalle altre Regioni”, per l’obiettivo di qualcuno di “raggranellare voti sulla base della paura della gente”. Indipendentemente dal percorso ricostruttivo- aggiunge- non c’è alcun segreto nell’azione dell’assessore, se non la preoccupazione di mantenere gli standard di sicurezza stabiliti a livello nazionale e europeo. I lavori della commissione sono partiti da anni e sono ancora in corso- spiega- in vista di possibili deroghe. L’obiettivo è questo e non “speculare sulle paure delle persone”.

Per Igor Taruffi (SI) si tratta di una “discussione surreale” e invita a “stare sulla sostanza delle cose e al merito”. Da un lato- afferma- la commissione svolge un ruolo consultivo che sta alla base delle scelte politiche da assumere, mentre dall’assessorato arrivano segnali che tengono aperto un dibattito che è da incoraggiare, quindi “non sussistono i presupposti politico-istituzionali per questa mozione” che sarebbe da ritirare per portare questa battaglia a livelli più alti, creando un’unica filiera coerente che dal territorio arriva fino a Roma. A parere del consigliere, “il punto nascita ha una valenza simbolica oltre che scientifica” e, pur respingendo la mozione, rimane ferma la posizione di difesa e tutela dei servizi offerti dai presidi ospedalieri, in particolare nei territori disagiati.

“Confido sia stata una scivolata del proponente la parola menzogna e che se ne scusi”. Apre così Stefano Bonaccini, presidente della Regione, che aggiunge: “Non si tratta di una difesa d’ufficio dell’assessore, che ha tutta la nostra stima per il lavoro che sta facendo”, ma di un’analisi che parte da un punto fermo. “Si sgomberi dal campo dall’idea che la chiusura dei punti nascita risponda a necessità di risparmio”. La risposta a queste illazioni sono i 9 milioni di euro di investimenti per gli ospedali di montagna: non si chiuderà un solo ospedale- afferma- ma li si qualificherà puntando sulla qualità perché le persone non abbandonino quei territori. Non si capirebbero, in caso contrario, i tre milioni di euro stanziati per l’elisoccorso anche notturno nella bassa modenese. Il tema, anche per i punti nascita– aggiunge– riguarda la sicurezza che non deve mai venire meno: qualcuno di questi punti, in Emilia-Romagna, è stato chiuso sulla base di valutazioni emerse dalla commissione e dal confronto con i territori, ma queste decisioni sono avvenute avendo come obiettivo la tutela della salute, al di là “delle schermaglie e dei diversi punti di vista”. Bonaccini assicura infine che “saranno chieste delle deroghe”, ma su questo tema “si devono evitare i confronti ideologici”: “Se avessimo voluto assumere la decisione di chiudere questi punti nascita- conclude– lo avremmo già fatto”.

In dichiarazione di voto, sono intervenuti nuovamente Sassi (M5s), “per parlare di questi temi senza pregiudizi, bisognerebbe farlo in commissione, dove vediamo più tecnici che politici”, e Delmonte (Ln) che ha ribadito di essersi già espresso sugli atti “e non ritratto nulla” e di non aver mai messo in discussione la tutela della sicurezza e gli investimenti fatti dalla Regione. “Attenzione– conclude– a non mischiare le carte”, anche a fronte del fatto che la richiesta di deroga “è stata presentata solo ieri.

(Antonella Celletti)

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