Il Ceta, il trattato di libero scambio col Canada, su cui le opposizioni di centrodestra, il gruppo Cinquestelle- e anche Sinistra italiana dalla maggioranza- protestano fin dall’estate, infiamma i lavori dell’Assemblea legislativa regionale. Oltre due ore di confronto serrato tra ieri e oggi, innescato da quattro risoluzioni presentate da Sinistra Italiana, Lega, Fdi-An e M5s, discusse assieme e accomunate dalla richiesta alla giunta di premere sul governo affinché il Parlamento italiano non ratifichi l’intesa col paese nordamericano. Secondo i critici il trattato ucciderebbe la produzione agroalimentare italiana di qualità e aprirebbe le porte in Italia a prodotti e produzioni, tipo quella del grano, ricche di glifosato, un diserbante già messo al bando in Francia e che ha parecchi nemici anche in Italia.
Alla fine di un dibattito animato da tutti i gruppi, il Pd ha fatto muro alle risoluzioni, tutte bocciate coi 23 voti in aula del gruppo dem. Un muro annunciato dall’intervento ieri pomeriggio di Paolo Calvano: “Il Ceta riconosce 41 prodotti di qualità italiani, di cui 12 emiliano-romagnoli, il 98% delle nostre Dop e Igp esportate in Canada”, ha esordito. “In particolare sono riconosciuti dal Ceta Parmigiano reggiano e Prosciutto di Parma”, le punte di diamante dell’export regionale, che ormai pesa “per un terzo” sul Pil italiano e emiliano-romagnolo. La tutela della produzione italiana, ha aggiunto il segretario regionale dem rivolto alle opposizioni e a Sinistra italiana, è un argomento che parla al sentimento delle persone, “ma per l’economia italiana la chiusura ai mercati è un rischio enorme”. Nel merito il Ceta, lo ha difeso Calvano, costringerà i vari produttori dell’italian sounding, tipo il Parmesan, ad emergere e specificare in etichetta che non è prodotto in Italia. “Non potranno più camuffarsi”.
Il fuoco di fila dei detrattori degli accordi commerciali col Canada era stato aperto da Yuri Torri di Sinistra italiana. “Il trattato è carente sul tema delle produzioni intensive, sulla tutela dei lavoratori, privatizza la gestione delle controversie affidandone la soluzione a una giustizia sovraordinata all’Unione europea. Il consiglio regionale delle Marche ha pronunciato un no unanime al Ceta”, ha concluso l’esponente di maggioranza invitando l’Assemblea emiliano-romagnola a imitare il parlamento regionale confinante.
Per il consigliere piacentino della Lega Nord Matteo Rancan la questione è semplice: “Il Ceta mette a rischio l’agricoltura e i prodotti locali. Manca un riferimento al principio di precauzione quanto alla salute” dei consumatori, “visto che i prodotti non saranno controllati una volta arrivati in Europa”. In più, da piacentino, Rancan ha sottolineato che tre salumi Dop di quella provincia non sono stati riconosciuti dal trattato.
Di taglio più politico l’intervento di Tommaso Foti di Fratelli d’Italia-An, che ha parlato di “imbarazzo” del ministro Martina, alle prese con la spaccatura nel mondo di riferimento della sinistra che lo sostenne in Lombardia, “a partire dalla Cgil”, contraria all’adozione del Ceta in Italia. Un accordo che “spacca il mondo della produzione e quello sindacale”, ha fatto notare l’esponente del partito di Giorgia Meloni ricordando il favore al trattato di Confagricoltura e la contrarietà di Coldiretti e che di fatto “farà venire meno 250 su 291 marchi Dop e Igp italiani”. “Non sarà impedito al Canada di commercializzare produzioni tipo Parmigianino- ha esemplificato il consigliere- è stata fatta una trattativa al ribasso sui fitofarmaci; in generale perché adottare una certificazione di filiera per poi venire esclusi dal mercato canadese?”.
Duro anche l’intervento di Andrea Bertani del Movimento 5 stelle. “I trattati internazionali servono a migliorare l’export? Ci sono alcuni studi che dicono che l’impatto sarà zero”. Di fatto, ha proseguito, saranno persi 200.000 posti di lavoro, “di cui 30.000 in Italia. L’Italian sounding continuerà ad essere commercializzato, i dazi in ingresso saranno eliminati, ci saranno quote sempre maggiori in Italia di grano canadese che sul glifosato adotta standard molto diversi dai nostri. Ce lo ritroveremo nei nostri piatti, e ricordo anche che il Canada è uno dei maggiori produttori di colture Ogm. Invito i colleghi a muoversi anche coi parlamentari di riferimento per fermare l’approvazione del trattato”.
Una sottolineatura di Calvano (“Dal 21 settembre la parte agricola del Ceta è comunque operativa senza bisogno di ratifiche nazionali, se lo blocchiamo siamo più tranquilli e competitivi? Purtroppo no”) ha fatto salire la temperatura anche in maggioranza. “Vero che da quella data è in vigore parte dell’accordo”, gli ha replicato Igor Taruffi di Sinistra italiana. “Ma perché sia davvero effettivo serve che tutti e 28 i parlamenti europei lo approvino e anche dieci Assemblee regionali”. Se si andrà avanti senza questi “passaggi ulteriori, l’ultimo a chiederlo in regione il Comune di Bologna- ha fatto notare Taruffi- e si costringono le assemblee elettive a svolgere una funzione notarile, si svilisce la democrazia. La democrazia non c’è se si prendono decisioni altrove e si fanno solo ratificare ai parlamenti”.
Ad aprire gli interventi della mattinata di oggi dopo la sospensione di ieri sera Silvia Prodi (Misto-Mdp): “L’accordo ha un difetto strutturale, non include e non esistono all’interno del Ceta norme che tutelino i contratti di lavoro, e riduce gli standard di sicurezza. Sarebbe ora di ripensare questi trattati e prevedere un maggior coinvolgimento dei parlamenti”.
L’assessore all’Agricoltura Simona Caselli ha sottolineato che in assenza di accordi commerciali bilaterali tipo il Ceta “l’unico strumento è il Wto, che ammette il dumping contrattuale. Fuori dalla Ue nessun prodotto Dop e Igp è tutelato” ha continuato l’assessore che ha poi dato ragione a Bertani dei Cinquestelle sul problema del glifosato. “Il punto è che c’era anche prima e confidiamo che il principio di equivalenza introdotto dal Ceta (in sostanza l’obbligo per le aziende di rispettare i parametri di sicurezza alimentare del paese nel quale si esporta, ndr) aumenti i controlli sul grano”.
In dichiarazione di voto Fabio Rainieri per la Lega Nord ha attaccato frontalmente il Ceta: “Il Canada è l’hub delle industrie del plagio dei nostri prodotti tipici e ci inonda di prodotti paritetici ai nostri” il cui fatturato sui mercati globali è il doppio delle produzioni tipiche italiane.
Piergiovanni Alleva (AltraER) ha anticipato il suo voto favorevole a tutte le risoluzioni. “Questo tipo di accordi ha una sola logica: il dumping commerciale. E all’atto pratico saltano le tutele per i lavoratori”.
Per Forza Italia Galeazzo Bignami ha ricordato l’orientamento nazionale favorevole del suo partito al Ceta. “Tuttavia sarei personalmente propenso a una sospensione della discussione” e dunque per Fi ha annunciato convergenza sul testo della Lega, il meno esplicitamente contrario al Trattato nell’interpretazione di Bignami.
Dopo la richiesta di Sinistra Italiana del voto elettronico il Pd con 23 voti ha respinto tutte e quattro le risoluzioni.
(Marco Sacchetti)


