Un contributo regionale di 908mila euro, per progetti destinati alle popolazioni di Paesi in via di sviluppo. E investimenti rivolti, in particolare, a settori quali agricoltura e istruzione/formazione. Sono questi alcuni dei dati inseriti nella relazione sullo stato di attuazione del Piano triennale 2016/2018 per la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e in via di transizione, svolta in commissione Cultura, presieduta da Giuseppe Paruolo. La relazione – come hanno spiegato i tecnici della Regione – ha riguardato, nello specifico, i progetti conclusi nel 2017 e avviati nei due anni precedenti. Nel bando iniziale del 2015, il contributo ammontava a 908mila euro, con 21 progetti approvati e 20 realizzati.
Le responsabili del servizio hanno spiegato le modalità attraverso cui sono state distribuite le risorse, elencando anche i Paesi destinatari. “La maggior parte dei beneficiari- hanno detto- sono stati piccole cooperative agricole, aiutate nel promuovere l’autonomia produttiva, e minori appartenenti a famiglie numerose, aiutati nell’ambito della formazione. Gli aiuti- hanno continuato- sono stati devoluti attraverso partner locali, che hanno fatto da tramite anche ai privati che hanno contribuito al finanziamento del piano: ad esempio Ong, onlus, organizzazioni di volontariato, associazioni, cooperative e imprese”. Il 24% del contributo si è concentrato sui territori Palestinesi, con quattro progetti inerenti a sviluppo economico, educazione e formazione. Molti i progetti che hanno interessato anche i paesi del bacino sud del Mediterraneo (Tunisia, Marocco ed Egitto), Mozambico, Senegal, i campi profughi del Sahrawi, Etiopia e Ucraina. Altri interventi, non prioritari, sono stati effettuati in Sud Sudan, Tanzania e Burundi. I quattro progetti di emergenza hanno riguardato invece Nepal e i campi profughi del Sahrawi, per un totale di 210mila euro. I progetti anche riguardato anche l’accoglienza nel territorio regionale e l’assistenza primaria per i bambini provenienti da Chernobyl e dal Sahrawi, senza considerare l’accoglienza nelle strutture sanitarie regionali di minori provenienti da tanti altri paesi.