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Agenda digitale, Emilia-Romagna sempre più interconnessa all’insegna della coesione sociale e dei diritti

È quanto emerso nel corso della commissione Statuto dove è stata presentata l’Agenda digitale 2026. Il dato più rilevante tra i servizi pubblici digitali dell’Emilia-Romagna è l’utilizzo del fascicolo sanitario elettronico da parte dei cittadini coprendo il 65% rispetto al 21% del nazionale

Nuovi tralicci in Appennino per continuare a ridurre il digital divide, scuole digitali, un Fascicolo sanitario elettronico più semplice da utilizzare, potenziamento della telemedicina, un nuovo sistema unificato di servizi digitali per imprese, professionisti, associazioni di categoria e amministrazioni locali, software predittivi e “gemelli digitali” per assicurare manutenzione e messa in sicurezza del territorio e per supportare decisioni in merito alle condizioni dell’aria, dell’acqua e del traffico. Un uso consapevole e innovativo delle tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale, utilizzo di big data per l’analisi in tempo reale delle presenze e flussi turistici, software avanzati per la gestione dell’Edilizia residenziale pubblica.

Sono i punti di forza dell’Agenda Digitale 2026 presentata dall’assessora Elena Mazzoni nel corso delle commissioni Bilancio e Statuto e Regolamento presiedute rispettivamente da Annalisa Arletti e Emma Petitti, da cui emerge un’Emilia-Romagna sempre più digitale all’insegna della crescita competitiva, della coesione sociale e della tutela dei diritti.

L’Agenda Digitale 2026 si basa sull’alto livello di digitalizzazione che già l’Emilia-Romagna ha raggiunto in questi anni. Secondo il Regional Innovation Scoreboard 2025, infatti, la nostra regione rientra infatti tra le undici “Innovatrici forti”, veri poli di eccellenza a livello europeo. A fronte di un’Italia classificata come “Innovatore moderato”, l’Emilia-Romagna supera la media UE e si conferma tra i territori trainanti del sistema nazionale. In questo quadro, alcuni strumenti strategici e normativi rappresentano i riferimenti centrali dell’azione regionale in materia di innovazione digitale.

“Nell’era digitale, la Regione Emilia-Romagna ha il dovere e l’opportunità di essere motore di innovazione sociale, culturale ed economica”, sottolinea Mazzoni, per la quale “questa Agenda individua alcune grandi sfide trasversali. Il coordinamento delle azioni in materia di intelligenza artificiale, una tecnologia che sta già cambiando profondamente la società e che continuerà a farlo in tempi rapidissimi. Il ruolo del digitale nel contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità, nella consapevolezza che le dimensioni sociale, economica e ambientale devono procedere insieme, in equilibrio.  Abbiamo davanti a noi un’occasione unica per migliorare la qualità della vita delle persone e la competitività del nostro territorio attraverso un uso consapevole e responsabile della tecnologia”.

Nel corso del dibattito seguito alle comunicazioni dell’assessora Mazzoni è emersa la soddisfazione dei consiglieri di centrosinistra per il lavoro fatto dalla Regione, mentre per il centrodestra occorre stare molto attenti agli effetti collaterali dell’intelligenza artificiale.

Il dibattito

“L’Europa ha perso la prima sfida digitale, quindi il lavoro dell’Emilia-Romagna è molto importante: deve rendere più digitale la pubblica amministrazione e snellire la burocrazia”, spiega Vincenzo Paldino (Civici).

Per Lorenzo Casadei (M5 Stelle) “è giusto puntare sul potenziamento delle attività digitali e per questo servono iniziative mirate per ogni singola fascia d’età in modo da fornire a ognuna di queste gli strumenti più appropriati per favorirne l’alfabetizzazione digitale e la protezione dalle truffe digitali che sono sempre più un problema”.

“Sono molto soddisfatta dell’attività della Regione Emilia-Romagna su un tema importante per lo sviluppo della nostra comunità “, sottolinea Simona Lembi (Pd).

“La Regione sta operando in maniera strategica su un tema che è rivoluzionario per la nostra comunità”, spiega Maria Costi (Pd).

Per Fausto Gianella (FdI) “senza un alto livello di digitalizzazione non si tiene il passo dello sviluppo per affrontare il futuro, dobbiamo stare molto attenti sul tema dell’intelligenza artificiale: dobbiamo capire se sapremo domare la ‘belva dell’intelligenza artificiale ‘ per non esserne sbranati”.

Luca Pestelli (FdI) invita la giunta a trovare il giusto equilibrio, soprattutto nel mondo del lavoro, nel nuovo mondo ad alta digitalizzazione.

I dati

I dati riferiti al 2025 per l’Emilia-Romagna evidenziano un posizionamento della regione sopra la media nazionale per tutte le quattro dimensioni di analisi – competenze digitali, infrastrutture digitali, trasformazione digitale delle imprese e digitalizzazione dei servizi pubblici – in particolar modo per quanto riguarda i Servizi Pubblici Digitali: infatti, anche rispetto a questa singola dimensione, l’Emilia-Romagna è la regione italiana con il valore più elevato.

Il dato che più di tutti fa emergere i servizi pubblici digitali dell’Emilia-Romagna è l’utilizzo del fascicolo sanitario elettronico da parte dei cittadini coprendo il 65% rispetto al 21% del nazionale (+44%). Un altro dato in crescita riguarda l’interazione online con la Pubblica Amministrazione per scaricare moduli che si attesta al 39,8% regionale rispetto al 28,9% nazionale (+10,9%).

La Regione Emilia-Romagna, che coordina l’Agenda Digitale dell’Emilia-Romagna, a partire dal 2022 ha sviluppato DESIER (Digital Economy and Society Index Emilia-Romagna), l’indice sintetico che misura la digitalizzazione dei Comuni della regione e il relativo posizionamento all’interno del contesto regionale.  In particolare, questo strumento è composto da 60 indicatori, ciascuno dei quali è ricondotto a quattro dimensioni di analisi coerenti con le dimensioni del DESI europeo: capitale umano, connettività, integrazione delle tecnologie digitali, servizi pubblici digitali.

Nel 2025 l’indice DESIER a livello regionale si assesta su un punteggio pari a 31,62 su un massimo di 100, con un aumento di 2,58 rispetto al 2024 (29,03).

Le componenti che maggiormente incidono su DESIER, al pari degli anni precedenti, sono Servizi pubblici digitali (11,56) e Connettività (7,22), mentre sono mediamente più deboli Integrazione delle tecnologie digitali (5,90) e Capitale umano (6,95). Analizzando i dati per dimensione dei Comuni, sono sempre i capoluoghi ad avere gli indici più alti, mentre i Comuni montani sotto i 15mila abitanti continuano ad avere gli indici mediamente più bassi, confermando i due maggiori ostacoli – ormai noti – alla piena diffusione del digitale: montanità e piccole dimensioni demografiche.

(Irene Gulminelli e Luca Molinari)

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