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AGRICOLTURA. LIMITARE L’USO DEL GLIFOSATO E SVILUPPARE IL MONITORAGGIO SUGLI EFFETTI: APPROVATA RISOLUZIONE PD

L’Aula ha esaminato e votato tre documenti di indirizzo sull’uso di questo pesticida, respingendo le risoluzioni del Movimento 5 stelle

Con il voto favorevole dei consiglieri del Partito Democratico, Lega nord, e Forza Italia, il No del M5stelle, e l’astensione di Sel e Fdi-An, l’Assemblea legislativa ha approvato una risoluzione che impegna la Giunta a ogni iniziativa utile a limitare l’uso del glisofato in agricoltura, a ridurlo drasticamente nelle aree frequentate dalla popolazione (parchi e giardini pubblici), e monitorare la sua presenza nelle acque superficiali. Il documento e tre emendamenti aggiuntivi sono stati depositati da consiglieri Pd, prima firmataria Luciana Serri.

Introdotto nel mercato negli anni Settanta, il glifosato è uno dei prodotti più utilizzati in ambito agricolo per il controllo dei vegetali infestanti ed è usato anche nel verde urbano e residenziale. “Si caratterizza per una bassa penetrazione del terreno e per un facile degrado da parte dei batteri presenti nel suolo, qualificandolo come un prodotto con una limitata probabilità di raggiungere le falde acquifere. La bassa penetrabilità del glifosato consente anche di ridurre il ricorso ad arature profonde dei terreni, limitando il consumo e la degradazione dei suoli”.

Nel 2001 è scaduto il brevetto di produzione, consentendo la libera produzione del prodotto. Si sono succeduti diversi studi relativi agli effetti del glifosato, sotto il profilo ambientale e sanitario. Finora, la comunità scientifica internazionale “non ha individuato alcuna robusta correlazione tra glifosato e carcinoma umano”. Ma nel 2015 l’Agenzia Internazionale per la ricerca contro il cancro dell’Organizzazione Mondiale della sanità ha concluso una valutazione sul glifosato, “inserendolo nella lista 2A, contenente gli agenti probabilmente cancerogeni”.

Nel febbraio 2016, la Food & Drug Administration, l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, ha annunciato l’avvio del suo primo studio sui residui di glifosato in determinate categorie di alimenti, quali uova, latte, mais e soia. Questo studio avviene secondo una nuova metodologia di valutazione delle sostanze chimiche. A loro volta, alcuni Paesi Europei (tra cui Francia, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi), stanno vagliando e implementando provvedimenti che limitano il contatto diretto da parte delle persone con prodotti contenenti glifosato e coformulanti e impongono procedure per la vendita e l’utilizzo informato. Anche l’Italia rientra nei Paesi impegnati nella limitazione al ricorso dei prodotti contenenti glifosato e coformulanti, con la predisposizione, da parte del Governo italiano, del piano nazionale Glifosato Zero, che comprende il monitoraggio dei residui della sostanza erbicida su tutto il territorio nazionale, l’eliminazione dai disciplinari di produzione integrata e l’introduzione di limitazioni all’uso negli ambiti non agricoli.

Il documento approvato dall’Aula pone in capo alla Giunta una serie di impegni: monitorare le risultanze degli studi condotti sui formulati a base di glifosato, “al fine di produrre decisioni basate su evidenza scientifica”; potenziare le azioni di sostegno alla riduzione del ricorso a erbicidi sul territorio regionale, nell’ambito del progetto governativo Glifosato Zero; rafforzare gli strumenti per un utilizzo informato dei diserbanti. (SEGUE)

(Rudi Ghedini)

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