Dopo che il Parlamento europeo ha approvato la proposta di regolamento per autorizzare l’ingresso senza dazio nel mercato Ue di un quantitativo extra di olio dalla Tunisia, la Regione dovrà da un lato attivarsi con il Governo affinché si adottino misure per garantire la tracciabilità e la trasparenza all’origine del prodotto tunisino, adottando adeguate misure di contrasto alle frodi e per impedire l’eventuale etichettatura del prodotto come Made in Italy, e dall’altra tutelare e promuovere il settore olivicolo-oleario dell’Emilia-Romagna che esprime due oli Dop – “Brisighella” e “Colline di Romagna” – con elevati standard qualitativi. La commissione Politiche economiche, presieduta da Luciana Serri, ha approvato all’unanimità una serie di richieste alla Giunta regionale formulate in due diverse risoluzioni presentate la prima dalla Lega nord, primo firmatario Massimiliano Pompignoli, la seconda da Pd e Sel, prima firmataria Manuela Rontini.
Nel primo documento, firmato da tutti i consiglieri Ln (oltre a Pompignoli, Alan Fabbri, Fabio Rainieri, Gabriele Delmonte, Stefano Bargi, Daniele Marchetti, Matteo Rancan, Marco Pettazzoni e Andrea Liverani), si chiede alla Giunta di attivarsi presso il Governo italiano e nelle opportune sedi europee affinché “si tutelino gli interessi del settore olivicolo-oleario emiliano-romagnolo rispetto alla proposta di regolamento comunitario sull’introduzione di misure commerciali di emergenza a favore della Repubblica tunisina”. Tali misure, si legge, “minerebbero la produzione olearia italiana consentendo l’immissione nel mercato europeo di un contingente tariffario senza dazio unilaterale di 35mila tonnellate di olio tunisino all’anno, in aggiunta alle attuali 56.700 tonnellate già previste dall’accordo di associazione UE-Tunisia”. Nello stesso documento si chiede inoltre di promuovere ogni azione possibile “affinché l’olio tunisino, ammesso all’importazione senza dazio, sia controllato con misure rigide di tracciabilità e commercializzazione che impediscano l’eventualità di una sua etichettatura come Made in Italy”.
Nel secondo documento, firmato da Rontini e da altri 7 consiglieri (Stefano Caliandro, Mirco Bagnari, Nadia Rossi, Giorgio Pruccoli, Barbara Lori e Luciana Serri del Pd e Yuri Torri di Sel) si chiede alla Giunta di sollecitare il Governo affinché, in sede di approvazione dell’accordo con le autorità tunisine sull’incremento del contingente di olio a dazio zero proveniente dalla Tunisia, “vengano introdotte e rafforzate tutte le clausole in grado di garantire la tracciabilità e la trasparenza dell’origine dell’olio importato”. Nella risoluzione si chiede anche “un potenziamento delle misure di contrasto alle frodi nel mercato dell’olio di oliva e per migliorare il livello di conoscenza dei consumatori sull’importanza di acquistare un prodotto di qualità adeguatamente controllato e di provenienza certa”. E ancora: di favorire l’avvio di interventi, sia a livello nazionale che comunitario, in grado di sostenere la ripresa dell’economia tunisina nell’ambito della quale il settore agroalimentare e il comparto oleicolo, si legge nel testo, “possono rappresentare una importante opportunità di sviluppo anche per alcuni settori – ad esempio produzione di macchine agricole, di impianti per l’industria agroalimentare e per la logistica – nei quali l’Italia e l’Emilia-Romagna detengono posizioni di primissimo piano a livello mondiale”. La risoluzione impegna infine la Giunta a “promuovere l’olio emiliano-romagnolo di qualità, anche con l’obiettivo di sostenere una coltura caratterizzata da una forte valenza ambientale e paesaggistica e in grado di favorire la permanenza di una agricoltura sostenibile anche in zone marginali di collina”.
Voti disgiunti, invece, sulle premesse delle due risoluzioni. La prima, sul documento della Ln, ha ottenuto i voti favorevoli di Ln, M5S, Fdi-An, Sel; astenuto il Pd; la seconda, sul documento Pd-Sel, parte poi approvata, ha ottenuto i voti favorevoli di Pd e Sel, contrari Ln, M5s, Fdi-An. Se la convergenza sugli impegni chiesti alla Giunta è stata totale, non sono mancati i distinguo tra i consiglieri dei diversi schieramenti sulle premesse ai due documenti che la commissione Politiche economiche, su proposta di Tommaso Foti (Fdi-An), ha quindi deciso di votare in modo separato. Da una parte gli esponenti Ln, criticando il provvedimento europeo, hanno contestato alcune affermazioni in premessa alla risoluzione Pd-Sel, in particolare rispetto al richiamo al sostegno che l’Unione europea sta rivolgendo alla Tunisia dopo gli attacchi terroristici. “Non si può pensare di aiutare la comunità tunisina facendo un danno a quella italiana”, ha detto Fabio Rainieri (Ln), mentre Massimiliano Pompignoli (Ln) ha contestato il passaggio della risoluzione in cui si evidenzia positivamente il ruolo sostenuto nel dibattito in sede di Parlamento europeo dal presidente della Commissione Agricoltura, Paolo De Castro.
Manuela Rontini (Pd), che aveva auspicato la stesura di un documento unico condiviso, offrendo disponibilità in tal senso (la proposta è stata rigettata da Pompignoli: “Non ci sono le condizioni”), ha annunciato voto di astensione sulle premesse indicate nel documento Ln. Tali premesse, a suo avviso, “sono superate” dai passi in avanti che nel frattempo ha fatto la proposta di regolamento Ue dove hanno trovato spazio alcuni emendamenti sulla tracciabilità del prodotto.
Nella discussione, sia Foti (Fdi-An) che Andrea Bertani (M5s) hanno sollevato critiche sul metodo seguito, per il quale all’ultimo minuto la commissione si è trovata a discutere le due risoluzioni in modo abbinato.
Sulle premesse alla risoluzione Pd-Sel si è espresso in modo contrario Bertani (M5s) sottolineando che per l’Italia l’import di olio tunisino “sarà un grosso problema e chi ha fatto vera opposizione nel Parlamento Ue è stato il Movimento 5 Stelle”.
(is)


