Ambiente e territorio

Ambiente. Gibertoni (Misto): urge intervento straordinario per ente gestione Parco Delta Po

Secondo la consigliera l’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità ed i suoi vertici agiscono con il preciso intento di utilizzare il Parco come strumento utile all’ottenimento di finanziamenti pubblici e di lotta politica

Giulia Gibertoni (Misto)

La gestione dell’Ente per i Parchi e la Biodiversità del Delta del Po è al centro di un’interrogazione di Giulia Gibertoni (Misto) che chiede alla Regione un “intervento straordinario e legislativo che ne ripensi il percorso, ripristinando l’utilizzo dei fondi per i fini specifici del miglioramento della biodiversità e degli ecosistemi”.

La consigliera sottolinea “l’incapacità da parte dell’Ente di garantire e promuovere la conservazione, la riqualificazione e la valorizzazione dell’ambiente naturale e storico, del territorio e del paesaggio del Delta del Po” che era l’obiettivo stesso della sua istituzione. Gibertoni riporta nell’atto le dichiarazioni del presidente di Federparchi che avrebbe sottolineato il “completo fallimento della missione istituzionale dell’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità del Delta del Po” a partire da alcuni fatti, spiegati anche dalla consigliera: dall’ipotesi di ampliamento della fabbrica della Ex Cercom di Porto Garibaldi di Comacchio in una zona circondata da aree naturali appartenenti al Parco del Delta del Po fino “alla rinaturalizzazione delle vasche di decantazione dell’ex Zuccherificio di Comacchio che avrebbe visto il deposito di terreni sottoposti a parziale bonifica da idrocarburi in un’area del Parco”. Gibertoni ricorda poi anche la “moria generalizzata nella Valle della Canna di tutti gli uccelli” e la “caccia permessa nelle aree contigue del Parco del Delta del Po e dell’Azienda Valliva Particolare di Caccia Valli di Comacchio, che avrebbe prodotto un danno erariale di circa 700mila euro alla stessa Regione”.

Da qui il dubbio della consigliera “che l’Ente di gestione e i suoi vertici agiscano con il preciso intento di utilizzare il Parco come strumento utile all’ottenimento di finanziamenti pubblici e di lotta politica, anche a livello di fazioni dello stesso partito”. Le liti tra gli enti locali per l’utilizzo di fondi Ue/regionali che dovrebbero essere destinati al miglioramento della biodiversità e degli ecosistemi usati per altre finalità, l’incapacità di tutelare le specie protette come il fratino e, infine, il preferire la tutela del quieto vivere con i capannisti rispetto a un intervento utile dal punto di vista ambientale, farebbero pensare che l’Ente non sia in grado di gestire l’area protetta e di farla diventare, come dovrebbe, “un grande parco interregionale e nazionale”.

Bisognerebbe invece, conclude la consigliera, “ripristinare l’utilizzo dei fondi per i fini specifici del miglioramento della biodiversità e degli ecosistemi, riavvicinando il Parco del Delta del Po alle comunità regionali che devono viverlo come proprio, anziché come terreno di lotta tra fazioni politiche”.

(Francesca Mezzadri)

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