Alla presenza dell’assessore Paola Gazzolo e dei tecnici del suo assessorato, la commissione Territorio, Ambiente, Mobilità, presieduta da Manuela Rontini, ha esaminato la delibera di Giunta, approvata il 26 ottobre scorso, che detta le nuove linee guida regionali per la riqualificazione integrata dei corsi d’acqua naturali.
In Emilia-Romagna ci sono 56.000 chilometri di corsi d’acqua naturali, 3.000 chilometri di argini, 18.000 chilometri di canali di bonifica, 140 chilometri di costa. Le linee guida definite con atto di Giunta hanno il duplice obiettivo, sempre indicato dagli atti di programmazione europei: mitigare il rischio di alluvioni e migliorare la qualità delle acque.
A questo scopo, il provvedimento dettaglia una serie di possibili interventi di prevenzione ambientale, rivolti innanzitutto ai Servizi tecnici di bacino, ma a disposizione anche dei Comuni e dei Consorzi di bonifica. Si parla di taglio selettivo della vegetazione, sfalcio delle sponde di fiumi e canali, sviluppo delle casse di espansione, creazione di golene e loro ampliamento, rimozione dei tombinamenti, rimozione e ricostruzione di argini, interventi per il ripascimento, forestazione della piana inondabile per rallentare i deflussi, eccetera. In definitiva, le linee guida si configurano come un manuale di buone pratiche già sperimentate e da implementare.
In commissione, per il Pd, sono intervenuti Silvia Prodi e Massimo Iotti. Hanno espresso apprezzamento per le scelte compiute dalla Giunta, suffragate da un lungo confronto istituzionale e dal parere di esperti. È stato poi espresso l’auspicio che sulle aree golenali si proceda a una forma di pianificazione più complessiva. Ancora, gli eventi atmosferici che si sono abbattuti sul territorio regionale spingono “a correggere scelte e approcci tradizionali, rispondendo alla domanda di sicurezza in tempi certi e ricavando insegnamenti dalle esperienze più negative: per esempio, è un errore innalzare all’infinito gli argini, e non sempre la ricostruzione deve avvenire tale e quale”.
Forti critiche sono state espresse, invece, da Tommaso Foti (Fdi-An). Il consigliere ha ravvisato “una prima incoerenza fra ciò che prevede il Decreto ‘Sblocca Italia’, quando indica la priorità della delocalizzazione di strutture pericolose, e le linee guida regionali”. Foti ha poi segnalato “contraddizioni fra quanto la Giunta ha scritto per il futuro e quanto sta praticando nell’immediato: per esempio, nel piacentino si stanno innalzando le sponde di canali di bonifica e costruendo massicciate sui luoghi alluvionati”. Inoltre, “non si sta affatto procedendo all’auspicata rimozione degli argini per ricostruirli a maggiore distanza dai corsi d’acqua, ma si rialzano nei medesimi punti in cui si trovavano”. Nel dubbio che si tratti solo di “suggerimenti privi di qualunque cogenza”, il consigliere ha chiesto di “specificare con nettezza quanto siano vincolanti queste line guida e chi sia chiamato a dar loro attuazione pratica”.
In replica, l’assessore Gazzolo ha detto che “non si può considerare quest’ultima delibera della Giunta come un atto isolato; fa parte di una strategia complessiva della Regione per la sicurezza idraulica e la tutela del territorio, posizionandosi nella fase della prevenzione dei fenomeni, non in quella della necessaria risposta all’emergenza alluvionale”. Queste linee guida, ha aggiunto, “sono coerenti con le raccomandazioni europee nell’identificare il rischio idraulico e agire, nello stesso tempo, per migliorare la qualità delle acque”. Si tratta di indicazioni a cui attingere, indirizzi e modelli di riferimento: “Le linee guida sono un repertorio di buone pratiche da valutare caso per caso e diffondere dovunque sia possibile. La Giunta è consapevole- ha concluso- di quanto sia necessario cambiare approccio considerando le potenziali conseguenze del cambiamento climatico. Perciò considera decisamente preferibile alzare i costi di manutenzione dei corsi d’acqua, sapendo che saranno comunque molto inferiori rispetto a quelli necessari per ripristinare i danni di un’alluvione”.
(rg)


