Ambiente e territorio

In commissione il punto sulle comunità energetiche rinnovabili: 129 quelle censite

Sono 56 le comunità energetiche formalmente costituite in Emilia-Romagna più altre quattro già operative e riconosciute dal Gestore dei servizi energetici (GSE); altre 69 sono in fase di progettazione, per un totale di 129 comunità energetiche censite

Sono 56 le comunità energetiche formalmente costituite in Emilia-Romagna più altre quattro già operative e riconosciute dal Gestore dei servizi energetici (GSE); altre 69 sono in fase di progettazione, per un totale di 129 comunità energetiche rinnovabili (Cer) censite. A tre anni di distanza dall’approvazione della legge regionale 5/2022 su promozione delle e sostegno alle comunità energetiche rinnovabili, in Commissione Politiche economiche, presieduta da Luca Giovanni Quintavalla, si tesse il bilancio sull’applicazione della norma.

“Questa commissione ci consente di fare il punto della situazione a tre anni di distanza dall’adozione della legge – spiega Quintavalla -, ma è anche il momento per raccogliere criticità e proposte di miglioramento”. “Le tante persone presenti ci dicono quanto il tema sia sentito” ha ribadito Quintavalla sottolineando come “l’efficientamento energetico sia un tratto distintivo di questa Regione”.

A intervenire è stato l’assessore allo Sviluppo economico Vincenzo Colla che ha parlato delle Cer come di “scelte strategiche”. Le comunità energetiche, ha spiegato Colla, “puntano all’energia di prossimità in autoproduzione e in autoconsumo: da un lato c’è una convenienza economica, dall’altro c’è il tema della sostenibilità ambientale nell’ottica del perseguimento degli obiettivi sulla decarbonizzazione”.

Ripercorrendo l’azione regionale, tra febbraio e marzo 2023 la Regione Emilia-Romagna ha aperto un bando per finanziare le spese di progettazione e costituzione delle comunità energetiche rinnovabili per sostenere le spese per il progetto di fattibilità tecnico-economica e le spese amministrative e legali. Sono giunte 141 richieste, di cui 129 ritenute finanziabili. Oltre il 60% dei progetti di Cer contempla fra i membri un ente locale, circa il 20% è stato proposto da imprese, l’8% da enti religiosi ed enti del terzo settore e la restante parte da persone fisiche, da agenzie per l’edilizia residenziale pubblica (ACER), condomini.
Per quanto riguarda la localizzazione dei progetti, nove sono stati presentati nella provincia di Forlì-Cesena, 18 in quella di Modena, 17 nel bolognese, 15 nel ravennate, 14 a Reggio Emilia e 14 nel riminese, 11 a Ferrara e 11 a Parma e cinque nel piacentino. Quasi il 20% dei progetti ha interessato comunità energetiche nate in comuni con meno di 5mila abitanti: inoltre, dato l’alto numero di domande, l’iniziale dotazione di 2 milioni di euro è stata portata a 4,6 milioni.

Un secondo bando, con risorse europee per 6 milioni di euro, è stato indetto per la realizzazione di impianti di produzione e accumulo di energia a servizio delle Cer, con premialità prevista per le comunità nate nei territori alluvionati nel maggio 2023. Il bando è stato aperto da giugno a ottobre 2024, poi prorogato fino al 31 marzo 2025. A conclusione delle valutazioni, sono ad oggi 56 le Cer regolarmente costituite (di cui 4 operative riconosciute dal GSE) e otto gli impianti per i quali è stata presentata domanda di contributo. Altri contributi riguardano quelli per la transizione energetica degli enti locali, per la quale sono stati stanziati 4 milioni di euro su due bandi (di queste risorse sono stati concessi 780mila euro sul primo bando e 477mila sul secondo).

Fra le criticità legate all’applicazione della legge regionale, c’è il fatto che il quadro normativo nazionale sia ancora non pienamente definito: ciò da un lato ha portato a rimandare la costituzione delle Cer da parte dei proponenti e dall’altro ha portato la Regione a procedere con prudenza, per evitare che le misure di sostegno attivate risultassero in un secondo momento in contrasto con la norma nazionale.

Ad aprire il dibattito è stato Alessandro Arduini, CER MT Scarl manager: “Per quanto riguarda il primo bando, la Regione ha dimostrato tempestività per la nascita di queste comunità energetiche con 125 progetti ammessi e ha permesso di sensibilizzare cittadini e imprese. La mia proposta è di istituire un albo regionale per i CER manager per aiutare a ottimizzare e consolidare il percorso. Una delle difficoltà principali che ho riscontrato nelle mie esperienze sono gli elevati costi gestionali. Il mio consiglio è di allargare il tavolo di confronto istituzionale, in modo da coinvolgere i referenti delle CER e avere il polso della situazione”.

Fabio Medici, presidente della Cer Alta valle del Conca e sindaco di Sassofeltrio, ha portato la propria testimonianza. “La nostra Cer comprende sei piccoli comuni – spiega -. Non abbiamo le potenzialità dei grandi numeri ma abbiamo l’esigenza di essere presenti sul territorio per rispondere alle esigenze di innovazione e trasformazione energetica”. Medici ha ribadito che la Cer è ormai costituita e a breve “partiranno i primi incontri sul territorio”. Resta il nodo della sostenibilità finanziaria. “Per questi piccoli Comuni – ha detto – propongo che siano valutate alternative diverse anche attraverso la Cassa depositi e prestiti o linee di credito specifiche”.

A seguire è intervenuto Paolo Benfenati, Presidente WeVez soc. coop. che ha sottolineato quanto “la parte tecnica e finanziaria sia la parte più facile, quella più difficile è fare conoscere le CER. Le misure devono andare in questa direzione: bisogna dare priorità alle attività di comunicazione e farlo con qualcuno che sia formato. Inoltre, si deve intervenire favorendo un percorso di scalabilità: non ci sono molti soldi per fare progetti, l’unica strada è favorire con mezzi finanziari una rete che permetta a più comunità energetiche di mettersi insieme”.

Alessandro Rossi direttore politiche energetiche dell’Anci Emilia-Romagna ha puntato l’attenzione “sull’evoluzione che le Cer dovrebbero avere in imprese sociali multiscopo”. In altre parole, “nuovi soggetti economici che possano tenere insieme i temi dell’energia, del territorio, della biodiversità, coinvolgendo le persone e con la visione di costruire nuove forme di imprese. I tempi sono maturi per una nuova economia votata al profitto collettivo, utilizzando la leva della transizione ecologica”, ha detto.

Enrico Diacci, sindaco del Comune di Novi (Modena): “Abbiamo una delle quattro CER attive. Siamo partiti con il coinvolgimento della comunità cittadina ed è stata un’occasione per rinsaldare i rapporti. È stato complicato il percorso partecipativo per la difficoltà normativa, sarebbe opportuno che la Regione creasse uno sportello per affiancare nelle procedure. Ci stiamo rendendo conto che lo sforzo per costituire questi soggetti è tale che avere comunità più grandi potrebbe favorirne la realizzazione”.

Riccardo Breveglieri, presidente Spazio-Cer di Modena ha evidenziato la difficoltà nel rapporto con il GSE soprattutto nell’iter del riconoscimento dell’impianto. “Tutto ciò che può essere sostegno e supporto tecnico nella gestione della Cer è dunque utile”, ha detto.

Luca Brami, Assessore e Presidente CER Cavriago (Reggio Emilia): “Se vogliamo supportare e sviluppare al massimo queste realtà associative sono fondamentali le competenze e i servizi. In quest’ottica la Regione ha un ruolo importante per istituire pool multidisciplinari. Inoltre, sarebbe importante promuovere un software da mettere a disposizione per diffondere le informazioni ai consumatori”.

Angelo Manfredini, direttore della sede dell’Università cattolica di Piacenza, ha parlato della costituzione della Cer “che si inserisce in un solco di iniziative che l’Università attua sul tema della sostenibilità”. L’investimento di oltre un milione di euro ha riguardato l’installazione di un impianto fotovoltaico di oltre 700 pannelli, a disposizione degli studenti per laboratori didattici. “La Cer è in una fase di start up e anche noi abbiamo riscontrato tempi lunghissimi per l’autorizzazione al funzionamento”, ha rilevato Manfredini.

Per Lorenzo Fusari, vicesindaco del Comune di Rolo (Reggio Emilia), “al momento ci siano due o tre dimensioni che vanno attenzionate specialmente per una piccola realtà come la nostra. L’informazione verso i cittadini è fondamentale perché il tema è complesso. A volte, penso ci sia un focus troppo incentrato sull’aspetto economico che fa perdere l’importanza politica dell’iniziativa: la sostenibilità ambientale”.

La Cer “Luigi Viappiani” è nata nel febbraio 2023 dalla trasformazione societaria di una cooperativa di edificazione, ha spiegato il presidente Andrea Serri. “La Cer opera per l’installazione di impianti fotovoltaici su tetti di edifici pubblici”, ha proseguito Serri parlando anche dell’ingresso del comune di Castellarano nella compagine societaria e della collaborazione con la parrocchia di San Faustino. “Una delle proposte potrebbe essere quella di alzare l’aliquota di compartecipazione laddove ci sia una forte componente collettiva e sociale”.

Luca Girotti, Direttivo CER Castel Maggiore (Bologna): “Quando parliamo di transizione energetica ci dimentichiamo del fattore tempo: la transizione ha bisogno di tempi rapidi ed efficaci, con questi tempi non ci stiamo dentro. La maggior parte delle CER non hanno soldi, i bandi dovrebbero finanziare i soggetti medi delle CER che portano avanti il frutto di questi finanziamenti. Infine, sulle aree idonee la Regione potrebbe dare un contributo normativo importante”.

Lucio Berardi referente Cer Riccione solare propone di organizzare audizioni dei gestori dei servizi energetici “almeno a livello regionale, per conoscere lo stato della rete e per non fare progetti in luoghi dove non ci sono investimenti sulle infrastrutture”. “Su questo non c’è ancora trasparenza – ha detto -. L’altra criticità riguarda i tempi dei permessi edilizi: c’è bisogno di un’accelerazione”.

“Siamo partiti a livello volontario e gratuito – ha ricordato Pietro Torretta, Direttivo CER Castel Maggiore (Bologna) – chiediamo supporto nel mettere a terra tutti gli elementi che servono affinché parta, dall’aspetto economico a quello più tecnico”.

Enrico Buoncuore, responsabile energia di Unindustria ha parlato dell’esperienza di Cer Unindustria Reggio Emilia nata con 19 soci fondatori e che oggi ne conta 119. “Abbiamo scelto di portare all’interno della Cer numerose competenze – afferma Buoncuore – e di aprire non solo alle imprese ma anche a privati cittadini”.

Stefano Pezzi, assessore del Comune di Budrio: “Ci vuole una piattaforma per uniformare le attività, perché sono le stesse per tutte le realtà. Bisogna destinare una quota degli impianti fotovoltaici ai territori, si tratta di una proposta importante”.

“La nostra Cer nata come cooperativa si trasformerà in impresa sociale tra qualche giorno – ha detto Giorgio Falanelli presidente Cer energie modenesi –, anche per favorire il dialogo con le amministrazioni pubbliche e non disperdere le possibilità che abbiamo. Il tema della burocrazia e di norme certe e stabili è fondamentale, perché è davvero un problema quando si fa un investimento e poi non si sa quando avverrà l’allaccio alla rete. L’altra questione riguarda gli incentivi per la gestione delle Cer, perché quelle che sono partite ora devono sopravvivere”.

Massimo Buriani, Presidente CER Castello Green House: “Ascoltando tutti gli interventi ho realizzato che la nostra è una CER atipica; la nostra è una cooperativa e alcune sono una cooperativa di abitanti. Fare un investimento sui tetti ha un costo superiore che se si facesse su una superficie. L’intervento di installazione presuppone anche un intervento di riqualificazione, questo modello trova difficoltà a espandersi perché i condomini non possono aderire alla CER, possono aderire i singoli condomini. È un problema normativo che andrebbe affrontato”.

Anche Claudio Maltoni direttore generale FMI Forlì ha evidenziato le problematiche legate ai lunghi tempi per l’allaccio dell’impianto e ai costi di gestione di una Cer, ma ha anche sottolineato l’importanza “di fare rete” tra soggetti pubblici e privati e anche con la Regione “per promuovere politiche pubbliche volte a creare valore pubblico”.

Al dibattito in commissione sono intervenuti anche alcuni consiglieri:

Vincenzo Paldino (Civici con de Pascale) ha dichiarato che “tante volte ci siamo detti che le CER rappresentano uno strumento indispensabile per gli obiettivi di decarbonizzazione, per esempio. Credo sia opportuno venga fatta chiarezza sul ruolo delle amministrazioni pubbliche, il loro coinvolgimento è fondamentale e possono svolgere un ruolo di coordinamento fra i soggetti coinvolti. Ci sono state proposte di assoluto spessore come lo sviluppo di sportelli informativi che possano offrire consulenza a chi vuole avvicinarsi alle comunità energetiche”. Mentre Daniele Valbonesi (Pd) ha raccontato di avere “un’esperienza pregressa da amministratore locale con le CER; abbiamo ascoltato gli aspetti positivi che riguardano il mutualismo e la capillarità, aspetti che vanno nel solco storico. La necessità di produrre energia da fonti rinnovabili è importante, dobbiamo fare di più a livello comunicativo per porlo all’attenzione dell’agenda pubblica”.

“È una legge che va nella direzione giusta con alcune criticità – ha detto Alessandro Aragona (FdI) -. Si tratta di una legge giovane e come tutte le leggi giovani ha bisogno di interventi migliorativi. Molte persone hanno chiesto supporto tecnico, non è quindi solo un tema economico ma anche di supporto tecnico e di valutazione. Credo che nei cittadini ci sia poca consapevolezza sulla possibilità di percorsi innovativi e virtuosi come questo”.

Infine, è intervenuto Luca Sabattini (Pd): “La direzione che abbiamo intrapreso è quella giusta anche se non pensavamo fosse risolutiva sulla transizione energetica. Può essere comunque un elemento di opportunità e bisogna capire se possiamo introdurre elementi di premialità per chi decide di fare questa scelta”.

(Brigida Miranda e Giorgia Tisselli)

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